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capitolo ventuno - Il dottor Guido Terzilli -
Post n°24 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82
Stanotte in PS sembrava di essere a Kabul. Mancavano solo le sirene dell’allarme antiaereo. “Mi sembra di essere ripiombata nell’inferno della Guardia Medica”, dico alle Coccinelle stremate. E ripenso a quegli anni che mi appaiono remoti. I primi tempi, come capita spesso in Italia, la gente ci chiamava a ritmo frenetico solo perché era gratis. Soffri di insonnia? non hai nessuno con cui parlare? tuo marito ti ha lasciato sola per andare a vedere la partiiita di palloooneee? ti si è rotto il preservativo durante un rapporto illecito? : chiama la guardia medica. Quando stavano male davvero, chiamavano i 'professori', medici con tanto di parcella a numerosi zeri e un cognome doppio dalle virtù taumaturgiche che li riscattava quasi fossero proprietari di una quota. La psicologia del paziente non si discosta molto da quella dell'acquirente: più un prodotto costa, più è buono. Ancora oggi capita di sentire dire: "Mia figlia ieri stava bene perchè l'ho portata a fare la vaccinazione e ho pagato". Una parcella, per molti, è garanzia di sicurezza, come l'airbag e gli assorbenti con le ali. La cosiddetta 'sindrome aviopenica' la faceva da padrona tra le patologie notturne. Si tratta di una forma morbosa che colpisce prevalentemente donne tra i venticinque e i cinquanta (alcune categorie privilegiate come le zitelle partecipano come fuori quota) nel periodo di tempo che va dalle ventuno all'una di notte e si manifesta con improvvisa perdita di coscienza, irrigidimento degli arti con piedi iperestesi e pugni serrati, ondate di tremore squassante tipo terzana maligna, perdita della parola. La scena che si presentava ai nostri occhi già sulla porta d'ingresso ricordava molto da vicino il Costanzo show delle serate migliori. Su tutti incombeva una spessa coltre di fumo modello Ruhr in quanto gli astanti per molcire l’angoscia accendevano una sigaretta via l'altra. Un alto livello di emotività veniva garantito dalla portinaia che tra i miasmi di una sigaretta senza filtro e quelli non meno tossici di un alito al napalm si aggirava per le stanze profetizzando una prognosi infausta e suffragando il vaticinio con l'esperienza ricavata da molteplici ricoveri propri o dei consanguinei presso tutti i reparti dell'intero sistema solare (la percentuale di morbilità delle portiere e dei loro familiari è così alta che l'OMS ha allo studio la possibilità di inserire il portierato fra le malattie professionali). La portinaia era in rapporti di grande familiarità con De Bakey e in contatto telefonico quasi quotidiano con Mandelli; riceveva cartoline da Braunwald e conosceva il diabete tanto bene da dargli del tu. Era una donna così esperta nell'arte della sceneggiata da indurre in chi la incontrava per la prima volta il sospetto che Mario Merola andasse a ripetizione da lei. Nugoli di parenti coi lineamenti così sconvolti dall'ansia da far vacillare il mito di Stella Bruno, giornalista affannata come poche altre, mantenevano in quota il livello di adrenalina con l'ausilio di qualche ragazzino che aumentava oltre il ragionevole la tensione perchè bisognava pure badare a che non ficcasse le mani nella borsa professionale e approfittando della disattenzione generale si sparasse in vena una fiala di morfina e tre di Lasix. C’erano anche gli amici chiamati quasi per un riflesso condizionato ma anche, sotto sotto, per aumentare il casino e numerosi vicini di casa in ciabatte e pigiama prodighi di consigli saggi e contrastanti...sdraiala con le gambe alzate e la testa abbassata...no, che je fai venì 'na meningite, casomai ar contrario, con le gambe abbassate e la testa sollevata, sì, così nun j'ariva sangue ar cervello...aria, aria, fatela respira', dateje acqua e zucchero, no, dateje 'n cognacche, l'aceto, fateje respira' l'aceto, fateje vento. Molto spesso era tragicamente presente il fidanzato o addirittura il marito della defunta prossima ventura, in genere un omarino del tutto privo di masse muscolari, pallido, occhialuto, quasi sempre catecumeno o tifoso della Lazio (lo evincevamo dalle gigantografie di Beppe Signori con dedica), il quale fissava il vuoto per sfuggire agli sguardi appuntiti delle astanti che sotto la scorza di rudi popolane possedevano un'animo estremamente sensibile e percettivo in grado di intuire che la causa del deliquio della poveretta era da ricercarsi nella virilità del moscardino, abbondantemente al di sotto dei minimi sindacali. Farsi strada in mezzo all'orgia di voci e bigodini era più complicato di un intervento a cuore aperto, ma una volta giunti al capezzale dell'isterica tra vapori d'aceto così potenti da riuscire quasi inebrianti ed espletate le formalità di rito - pressione (normale) e frequenza (da atleta) -, l'impresa più ardua consisteva nel convincere tutti, anche gli inquilini del palazzo di fronte che richiamati dallo schiamazzo erano sul balcone ad aspettare l'ambulanza, che la malata aveva bisogno solo di un ubertoso calcio nel culo e di una massacrante notte di sesso. "Ma come, non je fa manco l'elettrocardiogramma!?!...ma che è matto...ma che lasciate morì così 'na persona!?!?? Come semo ridotti...co' tutte le tasse che pagamo...come semo ridotti...". L'ansia piano piano si dileguava (anche perchè tutti conoscevano perfettamente l'eziologia del malessere) lasciando il posto all'aggressività. Stanotte abbiamo avuto tra gli altri una vedova obesa che dopo aver mangiato una pecora viva accusava una certa pesantezza di stomaco che autodiagnosticava come infarto. Nel tentativo di convincerci, fra un lamento, una soffiata di naso e alcuni rutti tornado, la budellona ha vomitato spropositate quantità di cibo all’aglio che oltre ad appestare l’ambiente hanno scatenato una reazione a catena per cui in un batter d’occhio hanno cominciato a vomitare anche le due figlie bodrillone che l’accompagnavano più un paziente con una distorsione alla caviglia e uno con un’orticaria. Uno spettacolo edificante al quale ho aderito svenendo. Pare che le Coccinelle abbiano cominciato a starnazzare svolazzandomi attorno e insomma è finita che i pazienti le hanno dovute aiutare a mettermi su una barella e mi ha svegliato una zaffata di alito della cicciona che cercava di farmi vento con un pacchetto di garze mentre le Coccinelle piangevano in un angolo e un’infermiera di buonsenso mi metteva in Trendelenburg. Nel subbuglio generale, è stata avanzata anche un’ipotesi hollywoodiana: una gravidanza. “Macchevvesetefumati tutti quanti?!?” ho sbraitato appena sono rientrata in possesso delle mie facoltà mentali.
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il 27/09/2009 alle 15:50
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