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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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cap. 46 - Attrazione fatale -

Post n°49 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82

Lui lavora esattamente un piano sopra di me. Con un po’ di buona volontà  potrei distinguere il suono ovattato e melodioso dei suoi Calzuro viola.

LUI è abbastanza alto (diciamo che rispetto alla media meridionale è al di sopra), abbastanza proporzionato (sembra al quinto mese di gravidanza ma chissà, povero amore, quante schifezze mangia), ha capelli cortissimi scuri (chiaramente ritoccati dal parrucchiere) e occhi color caffè piccoli e acuti che nasconde dietro occhialini da talpa. Ha una bella bocca con labbra lievemente cianotiche a causa dell’eccesso di nicotina e un accenno di gobba – ma giusto un nonnulla -.

Ho fatto il turno di notte con lo stomaco pieno di cuore e ai piedi, al posto degli zoccoli bianchi, due pattine di nuvole rosa. Ho mantenuto per tutte e dodici le ore un sorriso beato stampato sulla faccia. Ora ho un trisma.

“Sono innamorata”, confesso a Francesca stiracchiandomi.

“Figurati! Lo conosci da ventiquattr’ore”.

“Ne sono certa. Ti dico che sono innamorata perché ho superato la prova dei Pooh”

“Sarebbe?” chiede Francesca poggiandomi un bisturi sul giugulo.

“Ti spiego. Ti accorgi di essere perdutamente innamorata quando imbattendoti per caso in una canzone dei Pooh durante un safari radiofonico in mezzo al traffico, invece di cambiare stazione trattenendo i conati di vomito per non sporcare i tappetini, non solo trovi che sia bellissima (manca poco che ti commuovi alla storia della donna dell’amico suo), ma ti riprometti pure di andare al più presto nel negozio di dischi dove ti conoscono da anni - e ti stimano perché tu sei stata l’unica a riconoscere la voce di Gal Costa dopo soli tre vocalizzi -, per comprare una compilation del prolifico complesso, superando quello che tutto a un tratto ti appare come un inammissibile imbarazzo” declamo.

La lama penetra un po’ e il sangue mi sporca il camice ma questo non mi impedisce di intonare Non lasciarmi mai più.

“So che pensi che sono cretina” le dico mentre addento la pizzetta con formaggio e pomodoro che Aurora ha appena scaldato per me vomitando perché le fa un po’ senso la colazione all’inglese. “Però non è così. Guarda che ci ho riflettuto: i Pooh sono l’unità di misura dei sentimenti”

Aurora che adora stare ad ascoltarci annuisce con vigore e questo me la rende ancora più simpatica.

“Non ci credi?”

Lei fa cenno di no con la testa e mi riappoggia il bisturi sul collo.

“Bè, ti stupirò. Ti accorgi che è finita quando la stessa canzone di poco fa ti spezza letteralmente il cuore facendoti scoppiare in singhiozzi…che so?, nella profumeria di cui sei diventata cliente affezionata dal giorno in cui la commessa con fare da cospiratrice ti ha convinta a comprare quel certo profumo che a te al momento sembrava assolutamente riprovevole ma su di lui ha avuto un tale effetto deflagrante, quasi crisi da eccesso di testosterone, da spingerlo ad abbandonare all’improvviso i mezzi toni in favore di un decisionismo ai limiti con la rudezza e ad invitarti a cena”.

Il sangue questa volta sporca la pizza ma questo non mi impedisce di perfezionare la mia teoria.

“Ti accorgi di essere perdutamente innamorata quando trascorri le tue giornate in uno stato d’animo cinguettante, ascoltando i Pooh per scelta mentre te ne stai sdraiata a letto a fissare le minime crepe nel soffitto oppure stirando o sbrigando le faccende con massima considerazione per i dettagli (in casa cominciano ad abbondare i fiori e diminuisce proporzionalmente la puzza di cane o di gatto o di qualunque altra cosa pelosa o piumata o con carapace tu ospiti fra le mura domestiche) come se da un momento all’altro lui dovesse passarla in rassegna da cima a fondo”.

Aurora, ragazza in gamba, annuisce vigorosamente e questo mi dà l’entusiasmo per continuare.

“Ti accorgi che è finita quando la sola vista della panchina in piazza Garibaldi in cui sei stata seduta accanto a lui una sera d’estate ti devasta il sistema nervoso; quando cominci a divorare riviste di astrologia e tegolini del mulino bianco in quantità direttamente proporzionali al Laroxyl che ormai ti fa effetto quando vuole lui e per il tempo che vuole lui e contribuisce non poco a farti sballare il ciclo sonno-veglia e a farti assumere l’aspetto da tossicodipendente alle prime armi che ti fa compiangere e criticare da tutti; quando infine non c’è prodotto di bellezza che riesca a ridare vitalità al tuo volto inaridito dal sale delle lacrime e al tuo spirito desertizzato dall’abbandono”.

Aurora fa cenno di sì, commossa, scaldando un po’ di toast.

“E meno male che ci sono i Pooh a segnare il decorso delle nostre storie d’amore perché altrimenti correremmo il rischio di non sapere a che punto siamo soprattutto quando si tratta di punto di chiusura dal momento che è più facile ottenere da un uomo un rene senza anestesia che una parola chiara quando si tratta di mettere i titoli di coda ad una storia”, dichiaro convinta mentre Aurora continua pensierosa a scaldare pizzette e ad assentire persuasa.

Francesca fa per andarsene ma la blocchiamo perché ormai il discorso è andato troppo avanti e lei non può continuare a fare la scettica.

“L’inettitudine (ma sarebbe più giusto parlare di rigetto) maschile per i chiarimenti è patologica, la nostra intuitività pure. Ognuna di noi ha vissuto almeno una volta nella vita il momento in cui a torto o a ragione ha sentito di non essere più nel cuore del suo lui (o, per dirla coi Pooh, al centro della musica). Ognuna di noi ha sofferto angosce nevrotiche, insicurezza, paure mentre lui sperimentava lo sguardo indifferente, l’atteggiamento distaccato, la terrificante, annichilente abilità a trasferirsi mentalmente e spiritualmente in un luogo lontanissimo da noi pur standoci quasi addosso fisicamente”. Aurora annuisce ormai con un’intensità da quinto grado della scala Mercalli e io non mi controllo più. Sentendomi Cicerone al Foro, vado a ruota libera.

“Vuoi per bieco utilitarismo o semplicemente per comodità - se lei sa cucinare bene -, i maschi quando ne hanno piene le tasche di una donna tendono a tirarla in lungo e a nascondersi perché gli uomini a qualunque età e latitudine sono struzzi. Sono anche qualcos’altro che comincia con str…ma noi non lo diciamo perché siamo delle vere signore come ci dicevano le nostre madri che avrebbero fatto meglio ad insegnarci i protocolli per tenersi un uomo vicino invece di prodigarsi per inculcarci le nozioni fondamentali riguardo all’arte di disporre i fiori o di mangiare un kiwi. Perché – parliamoci chiaro – saper disporre i posti a tavola in caso di colazione a cui partecipino un alto prelato e un principe di casa regnante è senza dubbio un utile sussidio qualora ci si chiami Carolina Grimaldi, un po’ meno se ci si chiama Maria Concetta Rossi in quanto l’evento in questione non è dei più frequenti, mentre sarebbe più utile un corso BLS - Basic Life Support - per la vita di coppia oppure un BTC - Basic Trauma Care - riguardante il caricamento e trasporto del fuggiasco traumatizzato per ricondurlo all’interno di quella che fino ad un momento prima lui sosteneva essere l’unica vita possibile”.

Aurora intanto ha preparato tre miracoli di equilibrio: due Twin Towers di pizzette e una torre di Pisa di cannoncini alla Nutella.

“E chi se la mangia ora tutta ‘sta roba?!?”, le chiede Francesca che non abbandona il senso pratico nemmeno in omaggio alla metafisica.

“La do a don Goffredo per la mensa dei poveri. Continuate, dottoressa”, mi incita la futura madre tirando fuori dal freezer una busta di cornettini alla crema.

“Basta un niente”, riprendo incoraggiata “a volte solo un paio di giarrettiere (indosso ad una bionda) a trasformarci da unica donna possibile in incommensurabile tritamarroni ma questo non porta automaticamente all’abbandono. LORO riescono comunque a tirare avanti una storia per mesi trascinandosela appresso come una Roncato sfera. E lo fanno seguendo un copione che è sempre lo stesso da secoli: diradano le telefonate perché all’improvviso si scoprono un animo da pensatore; diradano gli incontri perché all’improvviso si scoprono un animo riflessivo; giocano a pallone più di Totti perché hanno bisogno di stare con gli amici e prenotano il campo da tennis ogni pomeriggio manco dovessero partecipare agli Internazionali perché hanno bisogno di respirare; diradano i progetti perché hanno bisogno di tempo e contemporaneamente aumentano la quantità di stucchevoli e poco credibili attenzioni trattandoci ogni giorno di più non come gli esseri preziosi che eravamo all’inizio ma come delle convalescenti o, peggio, come malate gravi ignare dell’entità del proprio male. E di tanto in tanto si lasciano sfuggire, tipo ruttino dopo la birretta, quegli impercettibili cenni di fastidio che vuoi o non vuoi ci trasformano in quella che gli impone decisioni, che gli crea problemi, che lo soffoca, che lo spaventa, che gli chiede garanzie che lui non può dare perché è troppo presto e hanno sul nostro animo effetti devastanti e ci fanno ricorrere alle cinque (o più) gocce di Laroxyl per dormire e non pensare”.

Aurora è letteralmente in estasi, Francesca è sempre più scettica.

“E se non ci fossero i Pooh”, concludo, indifferente alla lama che tra poco mi dissanguerà, “faticheremmo a capire a che punto siamo”.

Francesca mi tracheostomizza.

 

 
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