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cap. 47 - Sposerò Simon Le Bon -
Post n°50 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82
Torno a casa soddisfatta per essere riuscita ad esporre le mie teorie in modo esaustivo e trovo Gloria che fa le valigie (nel senso che riempie un borsone di tela con il suo scarnissimo guardaroba e mette in uno scatolone tutte le carabattole connesse in qualche modo con la cucina). “Che succede?”, le chiedo basita. “Oh,…questo…”, con un ampio gesto indica i bagagli. “Torno a Roma per preparare le carte. Io e Marcello ci sposiamo” Faccio una serie di gulp! Generosamente velenosa, cerco di insinuarle il dubbio. “Mmmh…tu hai…come dire…pensato, ecco, hai pensato?…” “A che?” “Oh… dal punto di vista grammaticale… sì, la bizzarra… no, la drammatica… insomma, matrimonio e stanchezza appartengono allo stesso campo semantico in tre delle cinque lingue che ho studiato. In italiano si dice ‘sposato’ e se uno è sfinito si dice ‘spossato’; in portoghese si dice ‘casado’ e ‘cansado’ e in francese c’è ‘épousé’ ed ‘épuisé’…Ma non basta, in latino sai come si dice ‘sposa’? nupta e sai qual è uno dei significati di rupta – participio passato di rumpo -, eh, lo sai?” Lei scuote il capo. “Turbata. Capisci? il matrimonio o è stanchezza o è turbamento. E in greco c’è ‘gameo’ e ‘kamno’. Stiamo lì, più o meno, almeno come consonanza”. Mi sto arrampicando sugli specchi. Lo so da me. “Ma che dici?”. Si tocca con la punta dell’indice la tempia. “Oh, bè, lui è…come dire…” “Come dire…come dire…cosa stai cercando di dirmi con tutti questi come dire, che ha dieci anni meno di me?” Vergognandomi come una taccheggiatrice beccata a fregare penne a sfera alla Standa, faccio sì con la testa e lei sbotta a ridere. “Stai tranquilla, siamo un filino più su di queste piccinerie”. Mi dà dei colpetti affettuosi sulle spalle come se mi fosse andato qualcosa di traverso. “Ma non lo conosci quasi per niente…potrebbe…potrebbe, che so? essere un serial killer o…”, mi sento male a dire quello che sto per dire, ma devo e non per gelosia. Sono sinceramente preoccupata. ”Se fosse un cacciatore di dote?”, butto fuori tutto insieme. Lei fa lo sguardo classico, quello da Klaatu barada nicto, poi alza gli occhi al cielo. Ecco fatto me so’ giocata l’amica, penso, convinta di vederla stramazzare fulminata da un infarto. Invece sopravvive e comincia a scuotere la testa. “No, no, non è possibile…ma quanti film hai visto?!?…” “Quello con Montgomery Clift, e mi è bastato…lei, poverina, lo aspettava e aspettava per scappare insieme e lui…” “E lei, e lui…la vita non è un film e Marcello non è un cacciatore di dote. Credi che non sappia che è più giovane di me? credi che non veda che è…come dici tu, bbono da panico? Ma età e bellezza non contano quando due persone sono legate come noi da un sentimento forte che è fatto soprattutto di comprensione profonda e comunione d’intenti. E poi, non ti dimenticare che posso essere una donna di grande fascino, quando voglio” mi dice sorridendo ammiccante e facendo un inchino molto teatrale. “Ti ricordi Edith Piaf?” mi chiede. Io faccio sì con la testa e lei sorride. “Era piccolina e bruttina ed era sposata con un uomo molto più giovane di lei e molto bello che ne era letteralmente soggiogato. Lui andò a fare una tournèe in America ma siccome non riusciva a stare lontano da lei prese quell’aereo fatale sul quale è morto”. Si passa una mano tra i capelli cortissimi e poi riprende: “Marcello è ricco sfondato se questo può farti stare più tranquilla” Gulp! Gulp! e ancora gulp! Triplo gulp! “Possiede tutti”, e sottolinea il ‘tutti’ tracciando con la mano a piatto una linea orizzontale nello spazio fra noi, “dico tutti gli oliveti della zona. Esporta olio in ogni punto del pianeta. E’ nobile, non commette delitti a sfondo sessuale, di notte non va in giro travestito da donna, non guarda i film porno e l’unica perversione nella quale indulge è il cioccolato fondente Novi. E su questo punto – in verità - non andiamo d’accordo”. “Non mi sembra un argomento sufficiente per lasciare un uomo. Anche perché il fondente nero Novi col 72% di cacao fa impazzire pure me”, le dico spalancando le braccia e stringendola a me. L’aiuto a salire sulla Dyane. I cani intonano un abbaiazzo di saluto ma anche di soddisfazione perché la crusca sarà pure un toccasana per l’intestino, ma vuoi mettere i biscottazzi Pedigree multicolori? “Quando vi sposerete?”, le chiedo attraverso il finestrino abbassato. “L’8 dicembre” A Carpineto il giorno dell’Immacolata c’è la processione solenne. “Sarà pompa magna o sic et simpliciter?” scherzo. “Pompa magna senza effetti speciali. Comincia a cercare un abito comme il faut”, mi dice mettendo in moto. Quando la vedo svoltare l’angolo mi viene un po’ di mappazza perché è vero che avevo desiderato fin dal primo momento con tutta me stessa che se ne andasse però ecco, ormai mi ero abituata. Anche se era invasiva come un tumore maligno e tendeva a metastatizzare in ogni ambito della mia vita, mi piaceva tornare a casa e trovarla e anche non essere più sola e avere qualcuno a cui lasciare i cani quando mi saltava il ghiribizzo di partire e anche avere qualcuno che mi preparasse zuppe e minestrine contro l’anemia. Per confortarmi preparo una mousse al cioccolato Cameo che non ha bisogno di cottura e la bevo direttamente dal tegame senza farla solidificare in frigo. Dopo sto malissimo, non con lo stomaco, no, con l’umore perché penso a Woody Allen quando, per indicare il proprio stato di abbandono, diceva che lui i surgelati li scioglie direttamente in bocca.
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