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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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Post n°82 pubblicato il 27 Agosto 2009 da sareva82

“Cazzo mi metto?”

“Mettiti semplice” proclama Francesca.

“Se non fossi animalista potresti metterti la pelliccia e sotto una guépière come Marilyn Monroe” suggerisce Elisabetta con lo sguardo astratto quel tanto che basta per farmi capire che parla sul serio.

Dopo un po’ di mumble mumble optiamo per un tailleur di Moschino con microgonna con spacco e giacca talmente scollata che le tette sarebbero meno visibili se le mettessi su un vassoio. Il tailleur – guarda i casi della vita – è farcito di coccinelle e scarabei (e se vogliamo proprio farci del male devo dire che è anche quello che indossavo l’ultima volta che ho visto Luca e forse farei bene a cambiare mise vista la sfiga che ha portato. Ma io non voglio essere superstiziosa e voglio  essere arrapante). Mi ha chiesto di chiamarlo per metterci d’accordo sull’orario (LUI non telefona per contratto?…per principio?…per tirchieria? la terza mi pare la più potabile).

Fatto.

La proiezione è alle 21,00 ma LUI mi ha chiesto di vederci prima per bere una cosa insieme. Accetto con salivazione fantozziana e tintinnio di campanelle nelle orecchie e col timore non del tutto infondato conoscendo l’inaffidabilità del bel tomo che mi dia buca. LUI mi rassicura: “Non dimentico mai le cose interessanti”. Ha un tono vagamente ieratico che mi fa sentire una merda per aver dubitato.

Il pomeriggio della Grande Serata sono di turno in Pronto Soccorso. Mi porto una Samsonite piena dell’impossibile (come da Harrod's dallo spillo all'elefante c'è tutto) e verso le 18,30 comincio la vestizione mentre le Coccinelle mi sostituiscono sul fronte delle coliche/distorsioni/svomitazzi.

Rinfresco il trucco con un tonico spray che nelle intenzioni dovrebbe donare lucentezza ma nella realtà altera visibilmente l’amalgama tra il fondotinta Givenchy, la cipria Clarins e il fard Dior creando un simpatico effetto lacrime di clown. Mi strucco completamente e ricomincio daccapo con le mani che mi tremano, la frequenza cardiaca a valori da monitoraggio in terapia intensiva e una inconsueta sudorazione sicuramente più adatta ad un ferragosto equatoriale. Arriverò puzzolente? Ci manca solo questo. In qualche modo riesco ad essere pronta in un’ora. Non ho le autoreggenti col bordo di pizzo che fa capolino attraverso lo spacco perché all’ultimo momento la giuria le ha ritenute troppo da troia senza calcolare che l’insieme nella sua essenza è da troia: l’impermeabile leggerissimo lungo fino alle caviglie nasconde rivelando; le scarpe rosse col tacco a spillo evocano immagini da Salon Kitty e anche la tracollina rossa non scherza. Sembro la detective coi tacchi a spillo dell’omonimo film e mi torna alla mente una frase di Kathleen Turner che non ho mai capito: “Mai sottovalutare la capacità che ha un uomo di sottovalutare una donna”.

“Significa che se lo vuoi fottere devi metterti nella zucca che ti giudica poco meno che minorata” spiega Francesca.

“E comportarti come tale” aggiunge convinta Elisabetta.

“Il che non mi riuscirà molto difficile” concludo in una apoteosi di autostima.

 

 
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