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Solidarismo I

Post n°68 pubblicato il 27 Settembre 2011 da cristianodisinistra


Esprime l’idea di un bene collettivo, non in senso astratto, bensì come realizzazione del bene dei singoli, cui tutti devono contribuire e verso cui convergere. Non vi è conflitto tra i due, il primo è il risultato della somma morale degli altri, somma che sorge dalla consapevolezza collettiva e prende forma di norma-contratto vincolante sul piano volitivo.

Istituzione di meccanismi che inibiscano la scelta tra “o tu o io “ e quella di usare gli altri per il proprio egoismo; meccanismi atti a dissuadere, con pragmatismo, i furbi, gli scorretti, i prevaricatori dal creare steccati con il paravento di un credo qualsiasi, assoluto e assolutista, come sono tutte i credo.

Meccanismi che pongono al loro posto la forza delle consapevolezze proprie di una collettività coerente con il proprio progressivo sviluppo storicistico, auto educativo, esperienziale e laico.

Idee non nuove se pensiamo ai nostri Gian Battista Vico e Benedetto Croce.

La teoria solidarista o meglio la teoria economica solidarista, invita a rifuggire dalla logica degli opposti, a non sposare soluzioni che si arroccano o si annullano a vicenda, pretendendo di affermare ora una cosa ed ora il contrario di essa,  come lo statalismo o l’antistatalismo, oppure la religione e l’ateismo, ma di abbracciare compiutamente il principio che l’essere collettività è direttamente proporzionale alla statuizione di un diritto dei singoli, ed il controllo che questo si realizzi è parte integrante della salvaguardia della la vita e della dignità di ogni suo componente.

Uno dei grandi meriti del solidarismo fu senza dubbio quello di dare spessore alle figure del sociologo e dell’economista-giurista.

 

Precursori del Solidarismo

Idea che gli spiriti superficiali confondono semplicisticamente con solidarietà.

Tra i precursori del Solidarismo va elencato Pierre Leroux, ideatore di una democrazia fondata sulla solidarietà, con cui cominciò a rompere gli schemi che volevano la solidarietà cugina della carità, per elevarla a fonte di diritto; è l’inizio di quel “diritto sociale” che sarà oggetto di studio ed ispirazione di scritti e confronti di diritto internazionale, pubblico ed amministrativo negli anni che seguirono.

Accanto a costoro vi è la solidarietà-diritto di Pierre Leroux e possiamo annoverare quella dell’idea-forza di Albert Fuillet, coerenti e coeve alla nascita di una sociologia-scienza di Celestin Bouglé.

Sul piano degli studi giuridici notevoli furono le applicazioni di George Beseler, Otto Gierke, Hermann Roesler, Heinrich Rosin.

I pensatori solidarismi furono in massima parte francesi e tedeschi. Oltre ai già citati, non va dimenticato Ludwig von Mises.

Costoro professarono un solidarismo laico, ma non mancarono correnti d’ispirazione religiosa che cercarono di conciliare solidarismo laico con carità cristiana; uno dei maggiori esponenti, fu il premio Nobel Leon Bourgeis (1851 – 1925), forse il più importante come riferimento, egli partì da un solidarismo laico per indirizzarsi in seguito verso un solidarismo molto legato al pensiero cristiano. Anche in Germania si ebbe un pensiero socialista cristiano e in Italia, convinto paladino fu il filosofo La Pira.

Non altrettanto si può dire di Ziya Gökalp, discepolo di quel David Émile Durkheim, fondatore della Sociologia ed erede di Auguste Comte.

Ziya Gökalp influenzò profondamente la formazione dello Stato laico turco di Mustafa Kemal Atatürk. Il turkismo com’è chiamato quel movimento è considerato dagli studiosi, figlio del Solidarismo.

Non dobbiamo pensare che a costoro le idee siano spuntate improvvisamente in testa.

Questi pensatori vanno contestualizzati nel tempo in cui da giovani studenti cominciarono a nutrirsi dei contenuti di quelle correnti di pensiero post-kantiane, in cui il criticismo, cedette il passo attraverso le speculazioni di Fichte, all’impostazione dell’idealismo hegeliano.

Gli ideali del solidarismo, che si proiettano alla soluzione delle problematiche liberiste, nascono nell’idealismo pragmatico tedesco e da queste problematiche traggono vigore.

E’ una reazione all’idealismo provocato dalla dura realtà dei danni del liberismo, che agitano Schopenauer e le correnti filosofiche francesi, E’ in questo clima ed alla ricerca di soluzioni che nasce l’ideologismo e l’eclettismo, queste problematiche passano le Alpi e nell’Italietta fanno sobbalzare Mazzini, Galluppi, Spaventa, Gioberti, Rosmini; alcuni cercheranno la soluzione nel laicismo, gli ultimi due nel più comodo confessionalismo di tradizione cattolica.

Sarà poi il positivismo, quello francese che darà le migliori risposte.

E potremo senza alcun dubbio affermare che fu proprio Auguste Comte, con il suo positivismo, che dettò l’impostazione dello sviluppo del Solidarismo scientifico. Uso il termine scientifico per distinguerlo da quel pensiero ibrido che va sotto il nome di solidarismo cattolico, che altro non fu ed è ancora una strumentalizzazione clericaleggiante di qualche cosa che sta a cavallo con la speculazione caritatevole.

Altri importanti apporti vennero da Oltre-Manica, proprio dai luoghi dove il problema era stato generato dalla Rivoluzione industriale, Gli studi di Bentham, Stuart Mill, Spencer, Darwin, tolsero certamente molte maschere, dal viso dei potenti.

A fianco a costoro l’eccessivo pragmatismo del positivismo tedesco apri la strada al materialismo storico di Marx ed Engels che pensarono bene di falsare le idee di fondo del solidarismo travisandono completamente il contenuto di autocoscienza e patto tra cittadini per immergerlo nel rosso del sangue delle masse ignoranti, trampolini molto meno impegnativi per le scalate al potere.

 

Il termine Solidarismo o Movimento Solidarista è spesso confuso, come detto, con l’idea di solidarietà, in realtà il Solidarismo non s’identifica in essa. Purtroppo, essendo la solidarietà presente in tutti i movimenti politici e religiosi, e venendo questa il più delle volte strumentalizzata, abusata e disattesa, questo ingenera disaffezione e finisce per trascinarvi anche il Solidarismo.

Il Solidarismo si pone invece come formula di Stato, come concetto in se di Stato, e non come comportamento aleatorio individuale spontaneo.

Il Solidarismo è la struttura portante di uno stato sociale che persegue il benessere dei propri componenti, in modo consapevole, senza sudditanze o dipendenze.

Nasce allora il problema di una corretta informazione che faccia accogliere il Solidarismo per quello che è, cioè come “concetto portante di un pensiero moderno da trasferire alla struttura stessa di una collettività e conseguentemente di uno Stato”.

Non a caso, lo scrivente usa dire che “ il Solidarismo sta alle collettività più evolute come l’istinto di conservazioni stava a quelle primordiali “.

Per comprenderne il significato, piuttosto che al termine solidarietà, è più pertinente risalire a quello di “ responsabilità in solido “, trasferendolo da quello materiale, come fu inteso al suo nascere, nel Diritto romano, come concetto di “reciproca responsabilità in solido”, a quello morale.

In questo caso il termine morale non inteso solo come mores, cioè comportamenti, ma come regole certe, attuate, che nel loro insieme costituiscano le basi d’interrelazione tra componenti di una collettività.

Il Solidarismo, prendendo spunto dal pensiero di Alfred Fouillé é "un'idea-forza" tra gli uomini in quanto riconoscimento di un'unità, in un ideale di "perfetta unità".

Idea di forza unitaria diventa intrinseca e si fortifica proporzionalmente all’accrescersi della consapevolezza del cittadino, ed ecco perché amo rappresentare il solidarismo appunto come “quel sistema che sta alle società evolute e consapevoli come l’istinto di conservazione stava a quelle primitive”.

La consapevolezza figlia di uno spunto ideale si consolida con il pragmatismo attuativo.

Comprenderemo allora perché esso prescinda dalla solidarietà-carità, che ha uno stimolo interiore facoltativo, ma inerisca la consapevolezza collettiva per diventare conditio sine qua non di un imperativo categorico e finendo per codificarsi in espressione normativa (Diritto sociale) che compatta e indirizza la collettività rispettandone la poliedricità.

Un paragone molto calzante, nella sua esemplificazione meccanicistica, è quello del giunto cinetico, laddove le due assi, restano solidali tra loro, (norma) restano pur liberi di muoversi in tutte le direzioni svolgendo una funzione collettiva.

Potremmo anche dire “che se qualcuno della collettività sporca la strada, altri si sporcano le scarpe”  da cui il non sporcare la strada è una presa di consapevolezza, che porta ad un imperativo categorico individuale che si sostanzializza nella norma collettiva che vieta di sporcare la strada.

Questa corale partecipazione fa apparire all’orizzonte il concetto ineluttabile di mondializzazione, ma andiamo per gradi.

Abbiamo finora esaminato il contesto storico che ha ispirato le idee di Solidarismo e le correnti che ne animarono il cammino, nonché le ideologie che interagirono con esso.

Queste correnti lo cannibalizzarono nei suoi contenuti fino a porlo in ombra, quindi dobbiamo essere consapevoli che i confini tra questi ambiti non sono netti e che gli ambiti stessi s’intrecciano come avviene spesso tra forme di pensiero sociale contemporanee.

La corrente solidarista nacque anch’essa tra la fine dell’800 ed i primi del 900 da una costola del neoliberalismo, ma al contrario di molte altre, si sviluppò nella consapevolezza del fallimento delle promesse del liberismo antistatalista, ma anche rifuggendo ad un altro fallimento, quello del comunismo bolscevico e del suo esasperato statalismo.

Sappiamo tutti che lo scontro tra potere-ricchezza e mano d’opera è esistito con il mondo, fin da quando il potere si camuffò da dio e la mano d’opera fu schiava dalla propria ignoranza, idolatria e supinazione fatalista. ma questo non deve condurci al fatalismo o all’abbandono disilluso delle soluzioni, perché la storia è dalla parte del pensiero, sia pur nelle disillusioni delle cicliche sconfitte

di ciò che si ritiene giusto.

Da questo sforzo, il pensiero esce dal ghetto dell’immagine di  “ filosofo o demagogo pindarico “ per entrare quella di studioso di economia, sociologia e giusnaturalismo.

Fu così che con Albert Fuillet e prima ancora con Pierre Leroux il concetto di “ solidale “ uscì dal campo fisico e giuridico, eredità del Diritto Romano, per entrare in quello economico morale.

Fuillet prendeva come esempio le membra di un corpo umano che interreagiscono tra loro.

Le dottrine solidariste influenzarono tutta l’Europa e molte furono le correnti, che presero spunto dal suo pensiero, esse furono per cosi dire, tirate ora di qua ora di la nel tentativo di farle proprie e mitigare il caos generale e gli estremismi della lotta tra liberismo ed economia sociale.

Molti furono gli studiosi che dialetticamente, vollero analizzare, ricercare, giustificare, enfatizzare, arricchire, rinforzare i contenuti di questo pensiero, ma va evidenziato che mentre il Solidarismo.

incise nel pensare politico, non fu altrettanto presente nella vita politica reale.

La cosa non deve meravigliare perché è il risultato di due fenomeni sociali che si ripetono nella storia della società.

Il primo riguarda l’ignoranza diffusa e la pigrizia mentale che solitamente allontanano il consenso popolare dagli uomini di pensiero; il secondo, è la conseguenza del primo e fa si che la politica sia appannaggio di persone arriviste, imbonitori senza professionalità, persone di pochi scrupoli, animati da diversi interessi, ma accomunati dalla capacità di sapersi esprimere e comunicare alla moltitudine con la stessa lunghezza d’onda.

E’ così che costoro ottengono il consenso a scapito dei pensatori che restano nell’ombra.

Senza riandare ai mille esempi del passato si pensi a Karl Marx, ispiratore del comunismo ma che non ebbe mai una parte attiva nel comunismo reale; oppure ad un caso più vicino a noi, quello della Lega, il cui ideologo, Gianfranco Miglio, dopo poco, fu messo da parte dagli attivisti del movimento.

Per fortuna ciò che avvenne nella politica reale, non altrettanto accadde nel campo delle scienze giuridiche e sociologiche, i cui studi si svilupparono a fianco delle istanze sociali, tanto da porre il pensiero solidarista all’ origine di vere e proprie scuole di Sociologia, Diritto Sociale ed Economia.

Chiari esempi sono gli studi di Georg Beseler e Otto Gierke, solidarismi, che per primi cominciarono a introdurre, nel loro pensiero, il termine di Diritto Sociale, o quelli di Hermann Roesler con i concetti di Diritto Amministrativo Sociale, o di Heinrich Rosin nel Diritto delle Assicurazioni.

Grazie ai pensatori solidarismi, che affermarono la solidarietà come concetto normativofacoltativo, si sviluppò il Diritto cooperativistico, il Diritto sindacale e il Diritto dei Contratti. e non più

 

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