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un giorno marrone in cui capisci le parole

Post n°80 pubblicato il 19 Febbraio 2007 da Uto88

immaginePer me il diciannove febbraio è un giorno un po' diverso, un giorno che nella mia mente lo ricollego ad un colore, il marrone, forse perchè è stato un giorno di merda di qualche anno fa.

è stato il giorno in cui ho capito quello che volevo fare.  Lo so, è brutto quello che sto per scrivere.

Un bambino di tredici anni non pensa mai a quando morirà però se una mattina a scuola, il suo compagno di banco apre il finestrone grigio affianco al suo banco e decide di lasciarsi andare sfidando Galileo e la gravità, il bambino si schianta contro questa realtà che fino ad un secondo prima credeva lontana.

Se il compagno che aveva deciso di tuffarsi nel vuoto non muore e si fa male ad una caviglia, solo perchè i barellieri gliela schiacciano in mezzo al lettino, ti viene quasi da pensare che forse gli angeli esistono.

Se tutti i giornali, dal "Gazzettino di Vattelappesca" al "Corriere della Sera" titolano "SPINGE IL COMPAGNO DI SCUOLA DALLA FINESTRA" e l'assassino in questione sei tu ti posso assicurare che ti girano un attimino i coglioni.

 Ti viene voglia di spegnere la tv, di spingere lei giù dal balcone, perchè senti che anche Mentana, Fede e la Gruber parlano di questo bambino che butta le persone dalle finestre e persino Crepet si sposta il ciuffo e si arrotola le maniche del suo golfino pastello per dedicare due righe a questo piccolo orco.

è stato il giorno in cui m'è venuta voglia di fare il giornalista, non l'avevo mai detto a nessuno, forse solo a Makaitameshkiak.

è stato il giorno in cui ho imparato a credere nell'amicizia quella vera, quella che è disposta a sfidare i titoli dei giornali e sputtanare in coro l'aspirante suicida che non ha avuto neppure il midollo di dire che tu ti eri avvicinato per tirarlo dentro. Perchè non ha senso stare in piedi su un davanzale mentre i bambini normali buttano in gola l'ultimo boccone di merendina prima di andare kamikaze all'interrogazione di letteratura a disquisire sull'ottimismo di un tale Foscolo che scrisse i sepolcri.

E lui, il suicida fallito, non ha voglia di impegnarsi, di inventarsi una scusa al suo gesto tanto i giornali gliel'hanno messa sul piatto d'argento, una spiegazione stampata con tanto di foto della finestra da cui "è stato spinto" e persino la tv gliel'ha confermato.

è stato quello il  giorno in cui ho capito il significato delle parole, che si fa presto a parlare.

 Ed è solo un'altra parola che ti può salvare, è quella amica che prende le tue difese e poi, grazie a quella, il giorno dopo anche la tv ha cambiato idea, sta zitta.

 Ha smesso di trasmettere il bollettino di salute del fallito, ti riempie di altre parole, di immagini, abbassa il sipario sulla tua storia e non ti chiede nemmeno scusa.  Nessuno. Fede, in diretta tivvù, torna a chiedere alla sua prima meteorina se  ha da fare dopo cena.

La Gruber è sempre impagliata nella sua inquadratura a tre quarti. 

E a tre quarti ci sei rimasto anche tu con l'umore sottosopra che, anche lui, ha deciso di sfidare le leggi della fisica.

 
 
 
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UTOTTOTTO STORIA SEMISERIE IN QUARANTATRE RIGHE

Utottotto è nato 19 anni fa nell'ospedale di Padre Pio e si è diplomato nella scuola in cui ha studiato Wladimir Luxuria. Come qualcuno può dedurre abita nella città natale  di  Pulsatilla e Renzo Arbore.

Porta il cognome di un noto cantante napoletano, sua madre quello di un poeta recanatese che ha passato tutta la sua vita prendendo freddo ad una finestra guardando una certa Silvia che non se l'è mai filato. Il poeta in questione dopo essere andato in bianco ha scritto "il passero solitario".

Il nome di Utottotto ricorda vagamente quello di un pittore che disegnava orologi fusi e giraffe in fiamme, convinto di essere portato per la pittura a 15 anni ha partecipato ad un paio di mostre collettive, suscitando solo l'interesse di un paio di avanguardisti (evidentemente miopi) e una ciurma di bambini che tuttavia non hanno comprato manco un quadro... (sottigliezze)

appesi i pennelli al chiodo e i quadri alla gola è finita la parentesi dandy.

Dopo aver scoperto che il suo avo recanatese è stato uno dei primi giornalisti italiani è entrato nella redazione di un giornale culturale

Ora spera solo di non fallire nel campo "letterario" altrimenti gli resta solo da cantare la neomelodica napoletana come il cantante con cui condivide il cognome.

 

se vuoi insultarmi, conoscermi, chiedermi qualcosa la mia mail è whoisuto88[chiocciola]libero[punto]it
 
 

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