
Forse sarà stato tutto frutto di banali coincidenze, però in tutto quello che è successo tra Istanbul e Atene qualcosa che si chiami destino o divina provvidenza sembra proprio averci messo la zampino.
La notte maledetta di Istanbul è arrivata alla fine della stagione 2004-2005, quella diventata poi oggetto di Calciopoli, quasi che appunto il destino o qualcosa di simile volesse far pagare il Milan per quei comportamenti scorretti già allora, sul campo, nella partita più importante, nella competizione prediletta dai rossoneri e nella maniera più crudele (l’illusione del successo prima della sconfitta finale in una gara dominata per 114 minuti dai rossoneri). Come se il destino o chi per lui si fosse arrogato il diritto di togliere fisicamente dalle mani rossonere il trofeo perché non meritevoli per quanto accaduto.
Ma come spesso capita se il destino toglie prima o poi, al momento opportuno, può restituire. E così nell’anno della giustizia reale, quando il Milan paga concretamente per gli sbagli commessi, ai rossoneri viene concessa una seconda possibilità: ridargli quella Coppa, contro lo stesso avversario, ad Atene, una sede non molto lontana da Istanbul. Ma le colpe vanno espiate fino in fondo e allora niente cavalcata trionfale, perché tra l’Inferno di Istanbul e il Paradiso di Atene la tappa obbligata è il Purgatorio pieno zeppo di difficoltà e insidie. La prima parte della stagione rossonera è un incubo: vittorie che non arrivano, pali e traverse che negano una valanga di gol, una catena impressionante di infortuni. Per la squadra più vincente degli ultimi 20 anni sembra giunto il tempo dei titoli di coda. Ma visto che qualche disegno divino ha in serbo momenti migliori, durante il periodo più nero fa in modo che la strada verso la gloria non si fermi all’inizio: e così mentre il campionato per il Milan è una tortura dietro l’altra, in Champions le cose vanno meglio anche perché i rossoneri capitano in uno dei gironi più imbarazzanti mai visti nella maggior competizione europea. I Rossoneri reggono quel tanto che basta per qualificarsi agli ottavi. Però si sa che la fortuna o il destino vanno aiutati e così passata la tempesta c’è chi ricomincia a rialzare la testa: mi vengono in mente 2 dichiarazioni fatte nel giro di qualche settimana. La prima è di Capitan Maldini che all’indomani di un misero pari ad Empoli dichiara:
" Devo dire che questa stagione mi ricorda molto quella 2002-03, quando avevamo avuto dei problemi in campionato e poi abbiamo ottenuto un grande successo in Champions League".
Il Capitano suona la carica. Il Milan torna a respirare con 2 vittorie che chiudono il 2006, uno degli anni più neri della recente storia rossonera. La squadra si ritrova in ritiro a Malta (altra tappa del viaggio a Est), Ancelotti parla ai ragazzi di un sogno lontano “solo” 7 gare. Un sogno appunto. Sempre di sogno, ma forse con toni un po’ più decisi parla a inizio 2007 lui, Pippo Inzaghi, il Predestinato con quelle altre parole che oggi appaiono così profetiche:
"Tra un anno vorrei ricondare la vittoria della Champions League e del Mondiale per club: adesso qualcuno si metterà a ridere, ma il gruppo del Milan è così unito che nessun traguardo è impossibile. Sì, un gruppo di amici che va alla conquista dell'Europa e del mondo: questo è il Milan"
Già, il gruppo. Se non ci fosse stato questo gruppo, coeso e pronto a sostenere chi tra loro era bersagliato dall’esterno forse il destino non si sarebbe scomodato a rimediare, ma i giocatori che sul campo avevano hanno sempre dato l’anima avevano il diritto di vivere quello che 2 anni prima gli era stato tolto e non per colpa loro. La risalita in campionato ricomincia, pur non brillantemente. La Champions riparte a febbraio, con il Milan ancora alla ricerca di se stesso, ma per superare il Celtic basta e avanza. La stagione è ancora grigia, ma per poco. Arriva il Bayern: si rivede il gioco rossonero sin dall’andata, ma è solo 2-2 interno. Gran brutto risultato, ma quel gol preso al 92’ segna la vera riscossa rossonera. Al ritorno c’è il vero Milan. 2-0 a Monaco: il sogno comincia a assumere contorni appena più reali. L’altra tappa è quella che consacra la “riabilitazione” rossonera. C’è il Manchester, che tra le favoritissime al successo finale è anche quella che ha tra le sue fila C. Ronaldo, l’unico in grado di poter oscurare Kakà, il trascinatore rossonero in Champions anche nei momenti più difficili. Kakà surclassa il portoghese come il Milan surclassa il Manchester. È così giunta l’ora che il cerchio si chiuda, e perciò la finale non può essere che con i Reds di Benitez. I fantasmi di Istanbul pervadono l’atmosfera di Atene, ma in campo c’è il un “ghost buster “ d’eccezione, il nostro Superpippo che nell’anno meno prolifico riesce a far gol pesanti come mai. È la sua notte, quella mai vissuta prima nonostante i suoi 40 gol segnati in Champions, quella che gli permette di riuscire a mettere in una finale i suoi sigilli più importanti. Stavolta il Milan non domina ma VINCE. E ricordando Istanbul forse è giusto così.
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 11:00
Inviato da: milanonly4you83
il 26/12/2007 alle 10:26
Inviato da: Anonimo
il 25/12/2007 alle 19:49
Inviato da: sik87
il 24/12/2007 alle 23:16
Inviato da: marco_amabili
il 20/12/2007 alle 22:39