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Il nesso causale? Una superstizione....

Post n°61 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da bellegi0
 

E’ davvero strano l’orientamento della magistratura italiana rispetto a quella americana. Ha creato non poco sconcerto la sentenza del tribunale di Milano, peraltro preceduta da quella riminese nel 2012, che ha obbligato lo stato a risarcire una coppia poiché il vaccino esavalente somministrato al figlio avrebbe “provocato” l’insorgenza dell’autismo. Un giudice, contraddicendo l’orientamento scientifico e i dati accumulati negli anni, si sostituisce alla comunità scientifica e stabilisce l’esistenza di un nesso causale tra somministrazione di un farmaco e l’insorgenza di una grave patologia, mai comprovato in precedenza ne’ in studi epidemiologici di grandi dimensione e tanto meno in singoli casi di clinici (http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/pietro-greco/vaccini-allarmi-e-latitanza-della-politica/novembre-2014). Un’invasione di campo, più volte avvenuta negli ultimi anni nel nostro paese, che vede il codice della giustizia sostituirsi ai canoni della ricerca biomedica.

In termini assai schematici le funzioni sociali dei diversi attori di questa vicenda sono presto dette: ai giudici spetta il compito di stabilire chi ha torto e chi ha ragione, ai medici se un soggetto è sano o malato e alla scienza se una teoria o una conoscenza è vera o meno. Codicie criteri di valutazione tra loro incommensurabili che si applicano ad una medesima questione, vale a dire l’esistenza o meno di una relazione di causalità tra due eventi. A livello di popolazione il legame tra somministrazione di un vaccino e insorgenza dell’autismo non è affatto dimostrato; questa ipotesi era stata accreditata da una ricerca, poi rivelatasi una vera e propria frode scientifica, ma ciononostante per i giudici lo sarebbe nel singolo caso oggetto della clamorosa sentenza. Secondo il modello Russo-Wilkinson la causalità in biomedicina è un processo complesso,articolato in due fasi: al preliminare difference-making su base epidemiologica – ad esempio l’evidenza di un’aumentata incidenza di una patologia in una popolazione omogenea rispetto ad un gruppo di controllo –segue la documentazione dei meccanismi patogenetici coinvolti, descritti a livello cellulare, in animali da esperimento, con biomarcatori etc.. ( http://www.epiprev.it/rubrica/causalit%C3%A0-didattica-e-cambiamento-climatico ). Questo è il nocciolo metodologico della controversia che trova su sponde opposte e con metri di giudizio divergenti i giudici e la comunità scientifica. Una sentenza non può sostituirsi in modo semplificato a complesse procedure biologiche ed ampie casistiche epidemiologiche.

Qualche tempo prima dall’altra parte dell’oceano atlantico un magistrato aveva emesso una sentenza di tenore antitetico, circa la vantata efficacia dei rimedi omeopatici. Chiunque abbia minime nozioni di chimica può comprendere che le diluizioni a cui sono sottoposti i presunti principi attivi omeopatici arrivano un tale livello di annacquamento che difficilmente risulta compatibile con una significativa presenza di molecole del presunto rimedio. Così a seguito di un class action di consumatori americani,evidentemente pazienti delusi dall’omeopatia, il giudice ha svelato il classico re nudo: nelle palline omeopatiche c’e’ solo zucchero ed H2O e quindi l’azienda multinazionale produttrice è stata condannata per pubblicità ingannevole ed obbligata a specificare sulle confezioni che i prodotti omeopatici non sono riconosciuti come medicine dalla FDA http://ciro.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31155&typeb=0 .

Una volta tanto non si usano mezzi termini e giri di parole ma si dicono le cose come stanno: l’omeopatia non garantisce alcuna efficacia terapeutica per il semplice fatto che il suo contenuto in molecole“attive” è praticamente nullo. Ergo l’azienda produttrice di farmaci inesistenti deve risarcire i consumatori per la vantata efficacia dei propri prodotti, in realtà ingannevole. Anche in questo caso è in gioco un nesso di causalità, ma il giudizio del tribunale americano è opposto a quello del giudice milanese: l’assenza di molecole nel farmaco omeopatico confuta a priori che la somministrazione dello stesso possa avere un qualsiasi effetto terapeutico. Per spiegare gli eventuali miglioramenti soggettivi od oggettivi,riscontrati dopo una cura omeopatica, basta far riferimento all’effetto placebo che parassita ogni terapia medica, anche quella che vanta le più solide basi sperimentali e documentati benefici clinici.

Un terzo episodio ha riproposto con il clamore dei titoloni in prima pagina il tema della valutazione del nesso causale in campo biomedico: la vicenda dei presunti effetti avversi, fino al decesso, del vaccino anti-influenzale Fluad, che ha monopolizzato l’attenzione e i timori della pubblica opinione per una settimana, prima di scomparire dalla cronaca dei quotidiani e dei TG per manifesta infondatezza. Prima o poi anche i giornalisti dovranno riconsiderare l’utilizzo del termine “psicosi” per descrivere le reazioni della gente a clamorose notizie di questo tipo, che hanno ben poco a che fare con quadri sindromici di matrice psichiatrica. Si tratta piuttosto di valutazioni soggettive, sia tra gli addetti ai lavori sia tra la gente, che affondano in precisi meccanismi mentali descritti dalla psicologia cognitiva da almeno tre decenni a questa parte. Mi riferisco a due processi distorsivi che sono implicati nella valutazioni ingenua degli eventi: la cosiddetta euristica della disponibilità e un bias/distorsione cognitivo assai frequente. Gli psicologi cognitivisti definiscono euristica una sorta di scorciatoia o semplificazione cognitiva rispetto alle più complesse valutazioni probabilistiche bayesiane. Nella valutazione di un evento gioca un ruolo preminente la disponibilità mnemonica di situazioni analoghe a quelle che stiamo vivendo in prima persona. Ad esempio dopo un disastro aereo tutti sono portati a giudicare più rischioso il volo rispetto al viaggio in automobile,anche se le statistiche affermano il contrario. In termini più formali “si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base della vividezza e dell'impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva.La frequenza di un’informazione è un elemento chiave per trarre delle conclusioni” (http://it.wikipedia.org/wiki/Euristica).

Se si utilizza in modo automatico l’euristica della disponibilità, com’è accaduto con la vicenda Fluad, è facile cadere in un altro trabocchetto cognitivo, ovvero il bias di attribuzione causale, che consiste nello stabilire un legame di causa-effetto tra due eventi per il solo fatto che sono temporalmente associati, nel senso che all’uno segue l’altro secondo la formula latina “post hoc propter hoc”. Si rischia così di cadere in un tipico vizio dell’induttivismo, come accade al tacchino descritto nell’aneddoto dal filosofo Karl Popper: “esisteva un tacchino in un allevamento al quale veniva portato il cibo sempre alle 9 di mattina. Il tacchino osservava dunque che qualsiasi giorno della settimana, che vi fosse stato il sole o il cattivo tempo, il cibo gli veniva portato sempre alla stessa ora e da queste constatazioni formulò la teoria seguente: "mi danno il cibo sempre alle 9di mattina". Tuttavia, alla vigilia di Natale, il tacchino constatò a sue spese il venire meno di questa regola: il tacchino venne ucciso e servito a tavola”.

Se, come appare ormai accertato, non vi è stata alcuna relazione tra la somministrazione del vaccino Fluad e i decessi segnalati a distanza di 24-48 ore, è assai probabile che il caso sia stato “montato” per l’amplificazione mediatica delle notifiche all’AIFA di presunti eventi avversi successivi alla vaccinazione. La pubblica opinione ha interpretato le segnalazioni precauzionali dei medici all’agenzia del farmaco come prova provata della pericolosità del vaccino, ovvero come “concausa” dei decessi; la diffusione di questa informazione ha fatto scattare l’euristica della disponibilità,sia tra medici che assistiti, a fronte di eventi che probabilmente nulla avevano a che fare con la vaccinazione stessa. Il cortocircuito tra informazioni e valutazioni “ingenue” dell’uomo della strada, viziate dal combinato disposto tra euristica della disponibilità e bias di attribuzione causale, ha così prodotto il “caso Fluad”. Nulla a che vedere con la retorica giornalistica sulla “psicosi” vaccino, ma piuttosto una dimostrazione empirica della validità delle spiegazioni cognitiviste e dell’aforisma del filosofo Wittgenstein: “La credenza nel nesso causale è superstizione”.   

 
 
 
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Data di creazione: 08/09/2012
 

MI PRESENTO....

Sono un medico di Medcina Generale che esercita la professione dal 1981 in un paese alle porte di Brescia in medicina di gruppo. Da anni svolgo anche l'attività di animatore di formazione nei ranghi della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), di ricercatore in Medicina Generale (audit, governo clinico, formazione sul campo, ricerche epidemiologiche ed osservazionali) tutor del tirocinio valutativo per l'esame di stato e docente alla scuola di formazione in Medicina Generale di Brescia.

Ho collaborato con le principali riviste Italiane della MG, come Occhio Clinico, Medicinae Doctor e rivista SIMG. Dall'inizio del secolo modero e partecipo alle discussioni pubbliche su Mailing Lista locali (rete UNIRE di Brescia), nazionali e sui gruppi professionali di FaceBook. I miei interessi spaziano dalla metodologia clinica alla psicologia cognitiva, alle medical humanities in generale, con paticolare riferimento alla diagnosi e all'errore in MG.

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