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Vaccinazioni tra responsabilità, rischio e rimpianto

Post n°66 pubblicato il 21 Marzo 2015 da bellegi0
 

Le vaccinazioni sono sempre al centro dell'interesse e del dibattito pubblico. Due fatti hanno riacceso la querelle sugli effetti avversi dei vaccini, specie quello polivalente per il morbillo, accusato di essere una delle cause dell'autismo: da un lato una ricerca demoscopica statunitense ha dimostrato che il 54% del campione intervistato è favorevole alle vaccinazioni anche se 10 anni fa tale percentuale era di 10 punti superiore, mentre il numero dei contrari è cresciuto specularmente fino al 15%. Dall’atro lato, sul piano epidemiologico, si segnala un incremento dei casi di morbillo in Europa Occidentale, mentre la cronaca registra la morte di una bimba romana non vaccinata (figlia di una coppia di medici) per le complicanze neurologiche della malattia.

Se i genitori decidessero solo in modo freddo e distaccato, a mo' di statistici bayesiani, non si porrebbe la questione del calo delle vaccinazioni nei bambini, perchè il beneficio atteso è inequivocabilmente a favore della vaccinazione, seppure con diverse sfumature statistiche. A dimostrazione di quanto sia influente l’aspetto emotivo sulle decisioni riguardanti la salute, basta considerare l'effetto delle notizie sui presunti decessi attribuiti al Fluad, circolate in piena campagna vaccinale nel dicembre 2014: in poche settimane si è verificato un calo del 30% circa della popolazione aderente alla campagna, peraltro portata avanti in prevalenza con altre tipologie di vaccino. E in questo caso si trattava della propria salute e non di decidere per il proprio figlio, con tutti i risvolti psicologici di tale decisione in termini di responsabilità individuale. Sia il rischio-vaccino che il rischio-complicanza hanno a che fare con concetti probabilistici, astratti e un po' astrusi, da maneggiare con cura pena il rischio di fare confusione e soprattutto di generare ulteriori ansie.

Tra gli addetti ai lavori ci si interroga sulle motivazioni che sempre più spesso spingono i genitori a rifiutare di vaccinare i propri piccoli, e sulle dinamiche psicologiche alla base di tale decisione, nonostante i dati sul rischio di gravi complicanze da morbillo come la temibile encefalite. Alla base di questa scelta vi è, a mio parere, un'asimmetria del giudizio probabilistico e una distorta percezione degli effetti avversi della vaccinazione, evento “artificiale”, rispetto al fatto "naturale" della malattia. Aderendo alla proposta di vaccinazione il genitore espone deliberatamente e consapevolmente il proprio figlio ad un concreto rischio, sebbene molto piccolo; al contrario rifiutando la vaccinazione proietta lo speculare probabilità di contrarre la malattia in un futuro indefinito ed aleatorio, com’è appunto il contagio. Di contro la probabilità di gravi complicanze della malattia è più elevata degli effetti avversi da vaccino, a parte l’autismo mai dimostrato; nei confronti delle prime però i genitori non avvertono alcun tipo di responsabilità diretta, che invece peserebbe in caso di effetto collaterale del vaccino.

E' chiaro che è in gioco un bias di valutazione probabilistica e temporale del rischio condizionato in modo preponderante dall’ansia per la messa a repentaglio qui ed ora del benessere del “cucciolo”, per via dei temuti effetti collaterali del vaccino. Come suggerisce la psicologia evoluzionistica di fronte ad emozioni profonde e ancestrali, come la paura, c'e' poco spazio per considerazioni e argomentazioni razionali, specie di natura probabilistica come il concetto di rischio, spesso fonte di equivoci e bias valutativi. Sulla bilancia decisionale a favore del rifiuto della vaccinazione pesa la generale avversione per il rischio in sinergia con due elementi concomitanti:

  •  da un lato il sentimento di anticipazione del rammarico e del rimpianto per il paventato, ma fino ad ora indimostrato, effetto avverso del vaccino sul lungo periodo (l'autismo);
  •   dall’altro la valutazione distorta dei noti effetti collaterali dei vaccini, in genere transitori e reversibili come febbre elevata, malessere etc.., ma erroneamente assimilati a quelli avversi più gravi e irreversibili, per fortuna rarissimi.

Infine c’è un dato storico e culturale da non sottovalutare: quando le vaccinazioni erano per legge obbligatorie i genitori, specie le mamme, si sentivano deresponsabilizzati in partenza per eventuali effetti avversi, peraltro accettati e quasi fatalmente messi nel conto. Oggi invece la volontarietà della vaccinazione ha enfatizzatola percezione della responsabilità individuale per l’adesione alla campagna vaccinale e il conseguente rammarico in caso di problemi. A questo proposito si può quasi evocare il rischio di un effetto perverso e controintuitivo del principio di autonomia, del consenso informato e della responsabilizzazione individuale sulle decisioni riguardanti la propria salute.

Per aderire con convinzione alla proposta di vaccinazione, ad esempio anti-morbillo, occorre superare quella sorta di asimmetria probabilistica e "causale", già accennata, che distingue la vaccinazione dall'evento malattia. Se è vero che le mamme non sbagliano mai, parafrasando il titolo del libro del neuropsichiatra Bollea, in questo tipo di scelta le emozioni segnalano una differenza probabilistica tra idue eventi non irrilevante: sui piatti della bilancia decisionale pesano, da un lato, un evento attuale e certo (la vaccinazione) che comporta un rischio immediato di effetti avversi - potenzialmente gravi, seppur rarissimi - mentre sull’altro piatto troviamo un evento futuro ed incerto (l’eventuale contagio della malattia) che a sua volta espone ad una probabilità di complicazioni, ancor più aleatoria e improbabile rispetto al contagio stesso. Il confronto tra le due opzioni è evidentemente influenzato da un’asimmetria statistica e fenomenologica di base, che gioca a sfavore della decisione deliberata di aderire alla proposta di vaccinazione, versus un’ipotetica e futura malattia con complicazioni, più o meno probabile e lontana nel tempo.

Nel superamento “razionale” della discrasia tra l’esposizione al rischio di effetti avversi, qui ed ora, e un beneficio futuro del vaccino, ma aleatorio, devono essere considerati  gli effetti sovraindividuali ed "ecologici" della campagna vaccinale, ovvero le cosiddette esternalità positive, così definite dall'economia sanitaria. Grazie alla vaccinazionedi massa alcuni virus sono stati di fatto eradicati, come è accaduto con poliomielite, vaiolo etc.., mentre una bassa copertura vaccinale nella popolazione ne riattiva la diffusione, come invece pare stia avvenendo negli USA e in alcuni paesi europei. In questo senso la vaccinazione di massa è equiparabile ad un bene comune, mentre nella decisione di non vaccinare prevalgono le motivazioni strettamente individuali ed "egoistiche". A mo’ di esempio contro-fattuale si immagini cosa sarebbe successo negli anni cinquanta se l'anti-polio non fosse stata obbligatoria!

In medicina hanno poco spazio i giudizi definitivi, irrevocabili e tanto meno una presunta certezza scientifica; contano solo le evidenze empiriche ed i dati di fatto, dai quali è doveroso partire per formulare valutazioni ponderate e razionali. Nessuno pretende di avere verità assolute e indiscutibili e tanto meno si illude e illude la gente che possa esistere il rischio 0, ad esempio di effetti collaterali a fronte di un'efficacia garantita a priori e senza alcun rischio. Forse coloro che contestano i vaccini sono invece convinti che esista una (presunta) scienza assoluta e deterministica, garante di esiti incontrovertibilie priva di effetti collaterali, imprevisti etc..

Accanto ai dati di fatto empirici esistono le immagini/rappresentazioni della realtà, frutto di costruzioni e credenze culturali e sociali condivise, ma spesso slegate dai fatti stessi; ad esempio, riguardo alle vaccinazioni, i dati di empirici le accreditano tra le pratiche mediche con il più solido bagaglio di prove di efficacia. Peraltro basta aver seguito un solo assistito affetto da esiti di poliomielite per rendersi conto della portata storica dei vaccini e dei loro spettacolari effetti sulla salute pubblica e sul benessere individuale, specie dei più piccoli. Infine si consideri l'importanza dell'immunizzazione di massa nei cosiddetti paesi in via di sviluppo: se solo in Africa si riuscisse a vaccinare tutta la popolazione infantile, contro le principali malattie infettive, si salverebbero tantissime vite umane!

 
 
 
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Un blog di: bellegi0
Data di creazione: 08/09/2012
 

MI PRESENTO....

Sono un medico di Medcina Generale che esercita la professione dal 1981 in un paese alle porte di Brescia in medicina di gruppo. Da anni svolgo anche l'attività di animatore di formazione nei ranghi della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), di ricercatore in Medicina Generale (audit, governo clinico, formazione sul campo, ricerche epidemiologiche ed osservazionali) tutor del tirocinio valutativo per l'esame di stato e docente alla scuola di formazione in Medicina Generale di Brescia.

Ho collaborato con le principali riviste Italiane della MG, come Occhio Clinico, Medicinae Doctor e rivista SIMG. Dall'inizio del secolo modero e partecipo alle discussioni pubbliche su Mailing Lista locali (rete UNIRE di Brescia), nazionali e sui gruppi professionali di FaceBook. I miei interessi spaziano dalla metodologia clinica alla psicologia cognitiva, alle medical humanities in generale, con paticolare riferimento alla diagnosi e all'errore in MG.

Sito Web personale: www.giuseppebelleri.it

 

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