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Post n°812 pubblicato il 26 Aprile 2011 da dammiltuoaiuto
 

Nel nostro paese poco più di una persona su due (fra quelle che hanno superato i sei anni di età) ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi (il 53,1 per cento). Con la precisazione che un italiano su dieci tiene sul comodino o in borsa solo libri gialli, rosa, fantasy, di fantascienza o volumi allegati a quotidiani e settimanali. Andando a scavare meglio nel gruppo dei lettori, la Aie ha osservato che quasi la metà (47,5%) si ferma al traguardo dei tre libri all'anno, mentre solo il 13,5 per cento ne legge uno al mese (pari al 5,7 per cento della popolazione totale). Una nota positiva che emerge dalle statistiche presentate ieri a Milano è che i giovani fra 18 e 19 anni che leggono almeno un libro al mese sono l'8,2 per cento: più della media nazionale. E fra i laureati con un'età compresa fra i 45 e i 64 anni le frequentazioni regolari con i libri riguardano il 23,1 per cento degli individui.

solamente il 5,7% degli italiani legge almeno un libro al mese, io possso dire con orgoglio di rientrare in questa percentuale, ma solo facendo la media annuale dato che in 1 settimana al mare mi leggo almeno 3 libri (l'anno scorso in 2 settimane in grecia ho letto 8 libri, ed ero partito portandomi dietro 6 kg di libri credendo erroneamente che fossero abbastanza, per fortuna c'era il bazar del villaggio)

 

Altri dati interessanti estrapolati dall'articolo da dove ho preso le percentuali di cui sopra ma totalmente OT
Tra i Quindici paesi europei l'Italia è al terz'ultimo posto per quantità di libri comprati. Ogni italiano spende 65 euro all'anno in libreria, contro i 208 della Norvegia, Nonostante questo è un settore complessivamente in buona salute, sottolinea Gian Arturo Ferrari, direttore generale della divisione libri di Mondadori e vicepresidente dell'Aie: "Ma è stata la domanda a peggiorare. C'è un mercato forte ma ristretto. Le persone che acquistano libri sono sempre più ricche, istruite e concentrate al nord. La forbice si è aperta enormemente"
Il legame fra librerie e Pil emerge dalle statistiche. Le regioni del nord, si legge nello studio delle università di Bologna e Trento, contribuiscono per il 54 per cento al prodotto interno lordo nazionale e hanno una quota di lettori del 53,4 per cento. Al centro, dove si genera il 21 per cento del Pil nazionale, un individuo su cinque ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi. E al sud al 25 per cento del prodotto corrisponde un tasso di amanti dei libri pari al 26,2 per cento.


Fesso chi legge! e allora chi scrive?
Più della metà degli italiani non sfoglia libri, ma tanti vogliono scriverli
Gio 29 Lug 2010 | di Maurizio Targa | Media
Foto 1 di 2

Dove si bruciano i libri, diceva il poeta e filosofo tedesco Heinrich Heine, si finirà per bruciare anche gli uomini. In Italia il rischio è davvero remoto, sia di incendiare libri che dar fuoco agli uomini, semplicemente perché i libri vengono letti molto poco. Tutt'al più vengono acquistati come soprammobile cartaceo per dare un tono al salotto. Un vecchio ed abusato adagio sostiene poi che, se la metà degli italiani legge, l'altra metà scrive: secondo i più recenti dati dell'AIE (Associazione Italiana Editori) è pure peggio: i lettori italiani sono circa 19 milioni, ovvero appena il 38% dei nostri connazionali, ma a "ruminare" seriamente libri nell'arco di un'annata è uno sparuto gruppo di un italiano e mezzo ogni cento abitanti della penisola.
E, se i lettori forti e fortissimi rappresentano una percentuale minima della popolazione italiana che legge, essi generano tuttavia una quota importante del volume d'affari delle librerie: si stima che il 9% degli acquirenti determini infatti ben il 57% delle vendite. Fatturato comunque tra i meno appetibili d'Europa: tra i Paesi UE l'Italia è al terz'ultimo posto per quantità di libri comprati ed ogni italiano spende 65 euro all'anno in libreria contro i 208 della Norvegia, il Paese in cui gli scaffali di casa sono più pesanti.

ANALFABETI DI RITORNO
E gli altri, ovvero più del 60% degli italiani? Candidamente, dichiarano di non leggere nessun libro l'anno. Non va meglio per quotidiani e riviste: il dato riguardante chi afferma di leggere almeno una volta a settimana un quotidiano a pagamento passa nel biennio 2007-09 dal 67% al 54,8%, invertendo una tendenza leggermente positiva che si era registrata nei periodi immediatamente precedenti. Se poi si guardano gli utenti abituali, ovvero coloro che il giornale lo prendono in mano almeno tre giorni su sette, la caduta è ancor più verticale: dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Una flessione compensata solo in parte dalla free press - la stampa gratuita - che segna un buon margine di crescita passando dal 34,7% dell'utenza al 39,4%, anche se l'incremento registrato tra i lettori più istruiti fa pensare che ci sia stata una migrazione dai giornali a pagamento a quelli gratuiti. Per quanto riguarda i periodici lo scenario non migliora: nel 2009 li legge il 26,1% degli italiani (-14,2% sul 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%).

ASINOCRAZIA
Oltre la metà degli italiani, dunque, è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno generando - come dice il politologo Giovanni Sartori - una asinocrazia che per la politica costituisce una massa travolgente e facile da travolgere. Ma una nota positiva proprio non riusciamo a scorgerla? Dalle statistiche presentate lo scorso maggio a Milano un barlume di luce è possibile intravvederlo nel fatto che, tra i giovani compresi tra i 18 e 20 anni, coloro che dichiarano di leggere almeno un libro al mese sono l'8,2%: più della media nazionale globale. E fra i laureati fra i 45 e i 64 anni le frequentazioni regolari con i libri riguardano il 23,1% degli individui.

NON LEGGO. ALLORA SCRIVO
Scherzando (ma non troppo) si dice poi che in Italia ci siano più scrittori che lettori. È un fatto che case editrici e redazioni siano invase da cascate di fogli (oggi, grazie alle mail, spesso virtuali per fortuna degli alberi) inviate da sedicenti Manzoni o redivivi Alighieri. E se uno su mille ce la fa (in realtà molto, molto meno), di questo fenomeno approfitta una certa industria libraria senza scrupoli, fatta di editori-squalo che pur non avendo alcuna capacità di distribuzione e vendita, speculando sulle ambizioni degli scrittori kamikaze hanno scoperto un nuovo modo di guadagnare, facendosi pagare le spese di pubblicazione da chi scrive e relegando la diffusione del libro a ruolo assolutamente marginale dell'operazione.
Nel nostro paese poco più di una persona su due (fra quelle che hanno superato i sei anni di età) ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi (il 53,1 per cento). Con la precisazione che un italiano su dieci tiene sul comodino o in borsa solo libri gialli, rosa, fantasy, di fantascienza o volumi allegati a quotidiani e settimanali. Andando a scavare meglio nel gruppo dei lettori, la Aie ha osservato che quasi la metà (47,5%) si ferma al traguardo dei tre libri all'anno, mentre solo il 13,5 per cento ne legge uno al mese (pari al 5,7 per cento della popolazione totale). Una nota positiva che emerge dalle statistiche presentate ieri a Milano è che i giovani fra 18 e 19 anni che leggono almeno un libro al mese sono l'8,2 per cento: più della media nazionale. E fra i laureati con un'età compresa fra i 45 e i 64 anni le frequentazioni regolari con i libri riguardano il 23,1 per cento degli individui.

solamente il 5,7% degli italiani legge almeno un libro al mese, io possso dire con orgoglio di rientrare in questa percentuale, ma solo facendo la media annuale dato che in 1 settimana al mare mi leggo almeno 3 libri (l'anno scorso in 2 settimane in grecia ho letto 8 libri, ed ero partito portandomi dietro 6 kg di libri credendo erroneamente che fossero abbastanza, per fortuna c'era il bazar del villaggio)

 

Altri dati interessanti estrapolati dall'articolo da dove ho preso le percentuali di cui sopra ma totalmente OT
Tra i Quindici paesi europei l'Italia è al terz'ultimo posto per quantità di libri comprati. Ogni italiano spende 65 euro all'anno in libreria, contro i 208 della Norvegia, Nonostante questo è un settore complessivamente in buona salute, sottolinea Gian Arturo Ferrari, direttore generale della divisione libri di Mondadori e vicepresidente dell'Aie: "Ma è stata la domanda a peggiorare. C'è un mercato forte ma ristretto. Le persone che acquistano libri sono sempre più ricche, istruite e concentrate al nord. La forbice si è aperta enormemente"
Il legame fra librerie e Pil emerge dalle statistiche. Le regioni del nord, si legge nello studio delle università di Bologna e Trento, contribuiscono per il 54 per cento al prodotto interno lordo nazionale e hanno una quota di lettori del 53,4 per cento. Al centro, dove si genera il 21 per cento del Pil nazionale, un individuo su cinque ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi. E al sud al 25 per cento del prodotto corrisponde un tasso di amanti dei libri pari al 26,2 per cento.

 

 
 
 
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