
27/12/2004 - 20,38
Da "Le cose dell'amore" di Umberto Galimberti
Ai confini tra il corporeo e l'incorporeo, amore abita la reciprocità dello sguardo, della voce, del sorriso, del gesto, del movimento. Un sorriso che non è contrazione ma offerta, uno sguardo che apre insicuro la strada del desiderio in cui si riflette l'unicità dell'evento, una voce malcerta in cui è tutta l'immediatezza sensibile, l'incarnazione della parola, un gesto in cui la grazia che è ritmo della bellezza chiama tenerezza, mentre un movimento che accenna una timida disposizione di danza allude a un'imperccettibile gioia nascosta.
Il corpo desiderato articola il desiderio in promessa, dischiudendo quella nudità che è polifonia di linguaggi, incessante passaggio dal linguaggio della visione a quello del tatto, dall'ebbrezza della chiamata all'estasi della partecipazione. Qui la semantica della luce si confonde con quella della grazia. E', come scrive il Vangelo di Luca: "La luce nella ribellione della folgore". E' una nudità che nasce senza decisione, come la luce nello sguardo innamorato. E' la rinuncia alla vergogna come ultima autodifesa, oblio della misura, perfetto disarmo della consegna di sé.
Inviato da: SchiavoDiEspressioni
il 30/04/2021 alle 08:33
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