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« Messaggio #7MEI O NON MEI »

Parte 1

Post n°8 pubblicato il 27 Ottobre 2005 da nem_o

Prologo

Correvano le nubi a branchi, veloci e gravide di pioggia.

Correvano e si rispecchiavano nelle acque limacciose di quella potenza della natura che è il fiume Mekong.

Come poteva accadere questo strano fenomeno dal momento che il cielo era di un tal grigio scuro in aperta concorrenza con l’altrettanto scuro marroncino del fiume, non è dato di sapere.

Ma tant’é. Così era.

Forse un’altra magia di questo misterioso angolo d’Oriente.

Aung Win in piedi sulla sua canoa guardava verso la riva dove i ragazzini insieme ai giovani monaci piegavano al loro volere verdi bambù per dar loro forma di piroga. In mezzo a loro suo figlio più giovane, otto anni appena compiuti e due occhietti vivaci sotto un corvino ciuffo ribelle.

Lo sguardo di Aung Win esprimeva felicità mista ad orgoglio. La sua non era la fierezza del pescatore che torna a casa con le reti piene, ma la fierezza del padre che vede suo figlio farsi uomo.

Poche ore mancavano infatti all'inizio della cerimonia dell'Awk Phansaa, la festa che celebra il plenilunio alla fine della stagione delle piogge.

E’ questo il periodo dell’anno in cui i monaci lasciano il monastero i cui si erano ritirati e si spostano in altri luoghi con nuove tuniche e nuove ciotole per le elemosine, regali dei fedeli per ingraziarsi gli dei in questo giorno di festa. I più giovani insieme ai ragazzini dei villaggi costruiscono barchette con tronchetti di bambù e foglie di banano e, riempitele di candele, incensi e altre offerte, le liberano nelle acque del fiume.

La tradizione vuole inoltre che sia questo il momento in cui i ragazzini, protagonisti principali della cerimonia, compiano uno dei primi passi verso l'età adulta: il prendere possesso di una rete da pesca. Non è solo una questione di proprietà, ma principalmente la responsabilità di poter contribuire in prima persona al sostentamento della propria famiglia.

Il figlio di Aung Win, quando spingerà la canoa accesa dai lumini nel fiume, in realtà spingerà se stesso alla conquista della vita. Una vita, la sua, strettamente legata ai capricci del fiume e illuminata dal volere degli khwan, gli spiriti protettori.

Una grande responsabilità per un piccolo uomo che nonostante tutto continuava a rimanere il suo bambino.

A questo pensava Aung Win mentre si avvicinava lentamente alla riva dopo una giornata trascorsa sul fiume.

 
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