“Se questa è la miseria mi ci tuffo con dignità da Re”
E’ la quarta volta che vedo Capossela e non è mai lo stesso Vinicio.
Tutte le volte riesce a stupirmi con le sue mirabolanti invenzioni.
Stavolta ha superato se stesso: è pazzo e non ci sono più dubbi ormai.
A fronte di un ultimo disco che dopo un attimo di incertezza mi viene da definire minore rispetto allo zibaldone precedente, l’artista ci ha messo su uno spettacolo che ha dell’incredibile.
Il Soloshow è diviso in due parti.
La prima inizia con “il gigante e il nano” o almeno credo perché come sempre quando ho un accredito riesco ad arrivare in ritardo, a spettacolo iniziato.
Ma incurante di transenne o divieti vari vado deciso alla meta e mi piazzo di fianco alle casse, davanti ancora alle prime file… sono maleducato lo so, ma stavolta non me ne importava un bel nulla. A dire il vero scoprirò solo dopo che c’erano delle transenne che servivano a dividere il pubblico seduto da quello in piedi e io avrei dovuto starci dietro, ma tant’è, stavolta è andata cosi. E forse, dopo tanti anni di concerti, avrei dovuto capire da solo il significato di quella fila di transenne …..
Prima parte dello show, si diceva.
Tutta incentrata sull’ultimo lavoro, con punte di notevole intensità raggiunte con “Vetri appannati d’America”, “La faccia della Terra” rivestita da un pastrano e da un cappello da Abramo Lincoln, e i “Calzini”suonato rannicchiato a terra su di una piccola pianola e “Le lettera di Soldati” toccante come era logico dovesse essere.
I suoi trasformismi, numerosi, ma pur sempre contenuti .
Fine prima parte.
E nell’intermezzo prende il via l’incredibile Circo Barnum.
Un quarto d’ora di magie e illusioni da parte di un mago cugino forse di Willy Deville e della sua assistente mezzo donna e mezzo uomo.
Ironizzando sulla location, siamo infatti non in teatro ma in un mercato coperto dove solo sino a poche ore prima si vendevano pesci e formaggi, torna il vero illusionista della serata.
E di qui in avanti succede di tutto.
Il maiale a due teste, il bambino macrocefalo, i trampolieri, la donna medusa, il migthy Wurlitzer, il palombaro errante, il coniglio con la coda luminosa e infine una vera gabbia dove a colpi di forcone viene rinchiuso l’uomo capronevinicio in un primo momento e poi un amico che rivede qui a Cuneo e a cui si deve la battuta migliore della serata. Prima di iniziare “Nutless” gli chiede “quali sono i 5 motivi per vivere” e lui gli risponde “prima di tutto le mutande pulite” e poi vai di Nutless.
Rileggendo quanto ho scritto poc’anzi mi rendo conto che non fa un cazzo ridere, ma vi assicuro che ieri sera era una notevole battuta … è il contesto non tanto il contenuto …
Ma non finisce qui, manca ancora l’apoteosi dell’Uomo Vivo e i la battaglia dei trampolieri che, mancando gli spazi del teatro viene fatta in mezzo a noi delle prime file.
Poi, e qui ho ormai perso le coordinate spazio temporali, sento qualcuno che mi tocca le spalle e temendo i ragazzotti della security, mi giro e vedo Vinicio che avanza tra la folla urlante e mi chiede strada.
E festa ormai.
E quando parte il coro di Spessotto che per l’occasione viene creato ex-novo cantando la fatidica frase “Cuneesi al Rhum” in onore dei cioccolatini per cui è famosa Cuneo nel mondo (!), la gente è in delirio.
Un insignificante pausa dopo un ballo di san vito indemoniato e partono i Bis.
Nutless di cui si è già detto.
Il concerto finisce con Sante Nicola e la neve che cade dopo un penultimo brano che ho smarrito per strada con band ridotta all’osso con basso acustico, wash board, tromboni e grancassa.
Grande serata, 2 ore e un quarto di spettacolo.
Menzione speciale per Vincenzo Vasi, suona il Theremin da Dio … e non è facile suonarlo, per nulla.
Inviato da: randonneur0
il 15/07/2010 alle 16:16
Inviato da: Ilprofessor
il 12/07/2010 alle 19:12
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il 12/07/2010 alle 17:32
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il 10/07/2010 alle 21:52
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il 09/07/2010 alle 21:20