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« Bob Dylan2010 in musica: The Promise »

Blood on the tracks - Bob Dylan

Post n°176 pubblicato il 20 Dicembre 2010 da nem_o

Blood on the Tracks – Bob Dylan

 

“Amo la musica di mio padre, naturalmente …. Ma album come Blood on the Tracks non riesco ad ascoltarli. …. Quello è mio padre e mia madre che vanno in pezzi … Quale figlio vorrebbe ascoltare un disco del genere?” (Jakob Dylan)

 

“Ho letto che questa canzone dovrebbe parlare di me e di mia moglie. Vorrei che la gente mi chiedesse le cose prima di andare a stampare sui giornali  quello che viene loro in mente. Questi giudici del mio lavoro a volte sono dei veri stronzi, stupidi e fuorvianti ” (Bob Dylan)

 

Per il ritorno alla Columbia (dopo una brevissima parentesi alla Asylum) Dylan scegli di mettersi a nudo. E non solo, si mette a nudo con un capolavoro.

Non credete a quello che Dylan dice, lui è sempre il contrario di tutto e di tutti. Anzi è sempre un po’ più avanti di tutti gli altri.

E anche stavolta vuol farci credere il contrario.

Testi come quelli di “You’re a big girl now” o di  “If you se her, Say Hallo” non possono che parlare di una tragica separazione.

E forse solo chi l’ha provata realmente sulla propria pelle può capire il significato di versi come: “I'm going out of my mind, oh, oh,
With a pain that stops and starts
Like a corkscrew to my heart
Ever since we've been apart”.

Si dice che lo zio Bob faccia un disco epocale ogni decennio, e forse questa vola forse va oltre, confermandosi come il disco più importante dopo l’incidente motociclistico.

Questo lavoro ha una doppia genesi.

Viene registrato una prima volta a New York nel settembre del ’74 con (almeno inizialmente) la band dei Deliverance. Il rapporto non da i frutti sperati, nel senso che la band non riesce a stare dietro al genio: accordature impossibili e disordine creativo estremo portano la band a abbandonare il progetto. Qualcuno rimane e si adatta con difficoltà alla modalità di lavoro di Bob: “Bob non fa prova, Bob crea e basta – dice uno dei session man – Potete scrivermi gli accordi, mi volete aiutare? Non serve a niente, perché tanto non rifarà una canzone per due volte allo stesso modo .Una volta cambierà una sequenza di accordi, un’altra volta passerà al verso successivo saltando il ritornello”.

Il disco viene comunque terminato e dato alle stampe.

Dylan non è però soddisfatto, va in Minnesota per le festività natalizie e, su consiglio del fratello, registra nuovamente il tuttoa Minneapolis. Il fratello contatta dei musicisti locali, Dylan affitta una chitarra (sic!) e in due giorni, il 27 e il 30 dicembre, il dico viene risuonato e cambiato.

Le canzoni prendono nuova vita.

Prendiamo ad esempio “If you se her, Say Hallo”.

La versione newyorkese è più scarna, tre chitarre e la voce di Dylan.

La nuova versione è più ricca strumentalmente, più raffinata, e il cantato sembra più partecipe, più dentro il testo. Uno dei capolavori assoluti della poetica Dylaniana (se ne ricorda anche una versione italiana molto fedele all’originale di De Gregari)

Il disco viene pubblicato il 17 gennaio del ’75, quindici giorni dopo la sua registrazione! Le copertine sono già stampate, il nome dei nuovi musicisti non compare. Per loro solo un posto nei libri di storia.

E le canzoni?

Tutte degne di nota ….

Tra le mie preferite “You’re a big girl now” suonata divinamente a Minneapolis e bellissima nella crudezze del suo testo:

“L'amore è così semplice, per usare una frase fatta,
ne eri consapevole da tempo, io invece lo sto imparando adesso
Oh, so bene dove trovarti, oh, oh,
nella stanza di qualcuno.
E' il prezzo che devo pagare
Ad ogni modo sei una ragazza grande”

 

Altra preferita la già citata “If you se her, Say Hallo”.

“Abbiamo avuto alti e bassi come succede spesso a chi si ama
Ed a pensare al modo in cui se n'è andata quella notte mi vengono ancora i
brividi
E sebbene la nostra separazione mi abbia trafitto il cuore
lei vive ancora dentro di me, non ci siamo mai lasciati davvero”

 

E poi Idiot Wind bella nelle sue due versioni, più intimista la prima, epica la seconda, la mia preferita.

Ora sono stato ingannato col doppio gioco per l'ultima volta e sono libero finalmente
Ho dato il bacio di addio alla bestia urlante sul confine che ti separa da me
Non saprai mai il dolore che ho sofferto nè la pena che devo sopportare
ed io non saprò mai lo stesso di te, della tua santità o del tuo amore,
e questo mi dispiace

Che dire ancora?

Disco storico, il migliore di Dylan?

Forse si …. a  patto che se ne dimentici qualcun altro ………

 

Utile corredo per l’ascolto di questo album:

Biograph (Sony 1985)

The bootleg Series vol 1-3 (sony 1991)

 

Un grazie di cuore a Paolo Vites  per quanto mi ha insegnato su Bob Dylan.

 

 
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