Creato da Die972 il 17/07/2006

Corri Forrest Corri!

Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, cosa fa, dove è stata.

 

 

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Pagine d'album: La Francigena (giorno 1)

Post n°72 pubblicato il 12 Maggio 2008 da Die972
 


25/4/2008 La lunga marcia di F1
Infine si parte! Appuntamento con F1 ore 8.30 alla mitica pasticceria Nannini di Siena. Io e il Demiurgo ci presentiamo con la fiammante maglietta ufficiale della camminata, che recita “Errare humanum est”. F1 sgrana gli occhi, non si sa bene se per la maglia o perché fino all’ultimo pensava fosse tutto uno scherzo e invece ci vede lì, pronti e combattivi, con zaino in spalla. Ripartiremo da Nannini con una ricarica zuccherina sufficiente per spingerci fino a Roma o ancora più in là. Passiamo una Piazza del Campo infiammata della luce mattutina, passiamo la casa di Mino Maccari e usciamo da Porta Romana. F1 non riesce a staccarsi da noi e ci segue, e noi ne siamo molto contenti. E’ come un padrone di casa che al congedo ci accompagna alla porta, anzi, molto di più. Un amico sincero che non si rassegna al distacco. Percorsa la strada della Certosa chiacchierando, a San Pietro Paterno, alcuni km fuori Siena, F1 comincia a dare segni di incertezza e si ferma. Ha deciso: torna indietro. Ci saluta, ha lo sguardo triste come quei cani che incontri per strada, e che dopo averti accompagnato per chilometri per chissà quale ragione a un certo punto annusano l’aria e decidono di rincasare. Anche noi lo lasciamo con dispiacere. L’aspetterà una buona oretta di cammino per rientrare in Porta Camollia. Ci metterà molto di meno. Me lo immagino tutto trafelato a rincasare a grandi passi, vestito di maglia, camicia, maglioncino e giaccavento. Io e il Demiurgo invece si punta a sud, in manica di maglietta. Prima di mezzogiorno arriva l’sms che ci conferma che è arrivato a casa. Dopo essersi procurato una berretta di lana.

I guardiani della Val d’Arbia: nutrie, cavalli e zecche

La strada corre veloce sotto gli scarponi. Si parla di libri che raccontano storie di viaggio. In primis Brizzi e Sabelli Fioretti. Lasciata la strada di Renaccio ci addentriamo in un sentiero che serpeggia tra colline e fossi. E’ di fatto il nostro ingresso nella verde Val d’Arbia. Alto, sulla sommità di un campo, uno stallone nero ci osserva impettito come per capire le nostre intenzioni. A me e al Demiurgo ricorda tanto quel grande toro nero che campeggia all’ingresso del territorio spagnolo. Solo che questo è fatto di carne.
L’ingresso a Isola d’Arbia è stata la prima vera difficoltà del viaggio. Traccia del sentiero scomparsa, e noi a improvvisare un percorso disagevole tra ferrovia e un corso d’acqua. Anche qui si palesano al nostro passaggio alcuni guardiani della Val d’Arbia. Il Demiurgo incontra una nutria. Io una meravigliosa zecca, ma me ne sbarazzerò prima che possa addentarmi la pelle. A ognuno i suoi incontri.

L’epifania del quagliodromo

Si raggiunge la Cassia a isola d’Arbia e finalmente parte la scorribanda all’unico alimentari aperto. Si riparte, questa volta prendendo l’altro versante della valle e procedendo su e giù per la sommità delle colline. La nostra vista spazia da Montalcino a Murlo fino a Siena e i nostri animi si deliziano di questo. Rubiamo anche qualche scorcio da cartolina. Alla Grangia di Cuna, dopo aver chiacchierato con un paio di viandanti come noi diretti a Monteroni d’Arbia, addentiamo la finocchiona. Siamo solo a metà, realizziamo. Il pomeriggio si rivela lunghissimo, così come la strada ancora da percorrere. Si sprecano i moti di invidia verso i proprietari di certi casali che attraversiamo con passo sempre più stanco. Prima della discesa finale per Buonconvento (ma cattivi frati!!) ecco qualcosa che non ti aspetti: un cartello annuncia la presenza di un quagliodromo. Penso già ad un anello attrezzato con simpatici volatili, ognuno col pettorale numerato, che rombano intorno a un circuito tra box, segnali luminosi e bandiere a scacchi.. Il Demiurgo mi fa notare con la sua solita aria a metà tra il paziente e l’ironico che si tratta solo di un posto dove la gente va ad impallinare le quaglie. Un po’ rimango deluso, ma almeno realizzo cosa cazzo abbiano da correre tutte ste quaglie.
Arriviamo al vespero a Buonconvento, dove ci aspetta un affittacamete di ottimo (e insperato!) livello e una cena all’altezza del percorso fatto. Vale a dire circa 36 km. Avremo strafatto? Lo vedremo domattina…



Lungo la Francigena # 1 Siena-Buonconvento at EveryTrailMap created by EveryTrail:Share GPS tracks

 
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PAROLE...

"Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre el mar.

Nunca persequí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.

Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
súbitamente y quebrarse...

Nunca perseguí la gloria.

Caminante, son tus huellas
el camino, y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino,
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.
[Antonio Machado]

Tutto passa e tutto resta
ma il nostro destino è di passare
passare disegnando percorsi
percorsi sul mare.

Non ho mai rincorso la gloria,
nè voglio lasciare nella memoria
degli uomini la mia canzone;
io amo i mondi sottili,
in assenza di gravità e gentili,
simili a bolle di sapone.

Mi piace vederli mentre si dipingono
di sole e di rosso, volare
nel cielo azzurro, tremare
improvvisamente e svanire...

Non ho mai rincorso la gloria.

Viandante, sono le tue orme
il cammino e niente di più;
Viandante, non c’è una strada,
la si costruisce camminando.

Mentre vai si fa la strada
e voltandoti
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Viaggiatore,
non esiste una strada,
ma solo scie nel mare.


"Superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura".
[Alda Merini]

"Le case abbandonate sono come gli uomini. Alcuni tengono duro, altri crollano. Dolore e solitudine fanno cadere uomini e muri."
[Mauro Corona]

 

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