Creato da ditantestelle il 31/05/2010

r i s o n a n z e

Okashi O Dozo

 

 

Riverberi

Post n°164 pubblicato il 18 Giugno 2019 da ditantestelle

 

 

 

 

 

 

 

Forse, da piccoli, fin dagli inizi, l'avevamo sempre questa vocazione di 'ritrarre'. Magari sognare di fare un giorno un film allegro. Magari è un prezioso ricordo, non si capisce ancora quale forza possa scaturirsi dall'assorbimento delle emozioni. E arriva il momento di cercare, crearne nuove, rendere questo moto interiore attraverso i mezzi che produce il futuro. Ma si è gia', Futuro. E tutti quei movimenti, quelle sensibili voci che sentivamo. E i movimenti plastici che provenivano dal nostro interiore.

 Là, tra quelle pieghe, tra quelle nubi e il mondo, ci sono tutti i nostri primi ricordi. Quelli dove si era piccini. Tre anni, forse. E le prime immagini e i primi colori e gli oggetti definiti. Quel verde, il turchese, il bianco. Quel bianco avorio dei bastoni che si cavalcava e dai quali, i cocchieri ornavano di trecce i cavalli. Poi, un tram azzurro, una buca di lettere gialla, un villaggio incantato. Tutto, tutto si avvitava e tutto commuove, ora che bimbi non si è più e ci si vede con lo sguardo lontano anni luce di stessa malìa.

 Sei partito solo e poco a poco, tutte le leggende che ti raccontarono nell'infanzia, creano e ricreano un sogno dal passato divenendone accessorio. Tutto penetra, tutto cammina d'un viaggio su rotaie invase d'erba. Uno strano universo bagnato di pioggia. E gocce che ricongiungono in un mare di tetti rossi e finestre e locande che vorresti dipingere, tanto son vere.

 Per la prima volta un quadro diventa quadro, un cosmo diventa cosmo, che nessuno c'è mai riuscito prima. Un vagabondare tra le stelle e la memoria, un lato negativo e il suo positivo, un profilo che sprigiona il modo esterno di ricordare. E non smetti, non smetti più di guardare coi tuoi occhi che non sono mai stati così grandi e pieni di cielo e mare. Il punto di partenza. E la natura non ha avuto mai così tante leggi da rispettare e mezzi e direzioni da spronare.

 L'atmosfera è stimolante, tutto è un trionfo di arabeschi di luce, tutto è fluido e leggero e le scene che si aprono danzano come un corteo di medioevo, uno snodo di città in movimento.  Le scene si impressionano a strati, così come tanti magici triangoli che hanno fronde.  Poi, tutto tace. Tutto canta. Tutto è macchia e tutto è tela. Segui rigorosa la tua scìa e tutto il viaggio raccoglie il talismano che ti permetterà presto di superare d'un sol colpo i crepuscoli e le scatole di latta.

 Hai trovato la chiave e un'ambizione altissima. Tutto quello che vuoi esprimere è tipico della persona e tipico della propria epoca. Il caldo, il freddo, il valore dei contrasti. Era la tua chiave, sempre lì, attaccata di lato al giorno prima della luce e di ritrovare impressione del tuo sogno immerso. Anche al rovescio, fluttuando, scovavi sempre l'oggetto.  Fin da sempre. Avevi già da lì il tuo punto fermo, quella radicata convinzione di non aver partiti presi, di non intendere rinunciare arbitrariamente a nessun modo di pensare.

 Tutto rivolto anche nelle piu' minuscole parti oscure. La dimostrazione che si cresce nel far assistere attraverso noi stessi, quel rapido esaurirsi di tante vecchie formule, mentre chi scopre, apre un campo. Quel campo tanto vasto che non ha affatto finito di essere esplorato. Non ancora. Non del tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Eloquenze

Post n°163 pubblicato il 15 Giugno 2019 da ditantestelle

 

 

 

 

 

 

- Senti, ti dispiace se .. ?

 

- .

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Splendi

Post n°162 pubblicato il 14 Giugno 2019 da ditantestelle

 

 

 

 

 

 

Oltre il nulla di ogni dove. Li riascolti e forse è così che si creano poesie sonore come queste, dove la realtà funziona da limite, quasi da prigione. Hanno considerato un oggetto, non lo hanno solo visto. Lo hanno amato e sofferto. Sofferto come pietra. Immaginavano fors’anche un albero messo tra noi e la vita. Quasi un altolà minaccioso. Forse non solo le cose hanno questa malìa, ma tutto, tutto ciò in quel ciascuno che è, a suo modo, di una singolarissima anima. Hanno compreso tutti coloro che riassorbono quel giudizio universale su tutta un’esistenza rendendosi crudi nel rarefarsi di propria solitudine. E compreso anche chi corre a spiare la coscienza nei gesti, nelle espressioni di volti altrui.

 

E, siccome ognuno è affidato alla propria 'psicologica' predestinazione, quel ciascuno si fa isola cogli altri mancando di vera comunicativa.

Hai percepito una mancanza, la reciproca carità. Anche se di questa assenza, è il dramma, il vero protagonista. Talvolta, la tragedia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

PFM

Post n°161 pubblicato il 14 Giugno 2019 da ditantestelle

 

 

 

 

 

Piccoli aviatori. 

Orizzontali come comete,

quasi a raggiungere lo Zenith

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Schizzi

Post n°160 pubblicato il 13 Giugno 2019 da ditantestelle

 

 

 

 

 

 

Quel senso prepotente. L'estate in quell' esplosione di colori. Questo mare così profondo a parlare di un blu che entra nelle ombre, che riempie le nuvole, che acceca gli occhi nei contrasti con il bianco delle pareti di calce o della schiuma delle onde. Un blu che è acqua profonda e cielo notturno allo stesso tempo. Mediterraneo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
 
 
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