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19 LUGLIO 1992

Post n°354 pubblicato il 19 Luglio 2011 da aranciaamaraa
 

Il pensiero di Paolo Borsellino, il giudice  vittima di Cosa Nostra (ma non solo), sul punto era chiarissimo. Già nel 1989, parlando dei rapporti mafia e politica, Borsellino diceva: “Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse sole del problema della mafia […] E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no ! […] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quell’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto”.

 
 
 

SI.....SI.....SI.....SI

Post n°353 pubblicato il 12 Giugno 2011 da aranciaamaraa

Secondo le analisi degli esperti dei flussi elettorali, il dato dell'affluenza alle 12 è particolarmente significativo. Dalle serie storiche in archivio della direzione centrale dei servizi elettorali del Viminale, dal 1974 il quorum alle 15 del lunedì è stato raggiunto solo quando la domenica alle 12 l'affluenza era superiore al 10 per cento.....

 
 
 

REFERENDUM

Post n°352 pubblicato il 26 Maggio 2011 da aranciaamaraa

referendum

 
 
 

Scuola oggi.....

Post n°350 pubblicato il 22 Aprile 2011 da aranciaamaraa
 

Le ho tutte le aggravanti: docente della scuola statale, del sud, compagna per anni di una “toga rossa”, dirigente di partito, non berlusconiana, infine, maiuscolo, di SINISTRA e dunque eversiva. Affascinata da un ideale terribile, pardon, ideologia: combattere le diseguaglianze sociali e battermi per i diritti civili. Praticamente una criminale. Credevo di essere una moderata: mi sono svegliata eversiva.

Sono una docente di sinistra. E allora? Non rubo, non imbroglio, non ho tra le mie armi la furbizia e non millanto. Non traffico in nulla se non in pensiero. Non compro persone e non svendo me stessa. Amo lo studio. Sono onesta: pago le tasse. Tutte le tasse. Per me e per chi non le paga. Amo lo studio. Sono un italiana.

Per questo mi detesti, Silvio Berlusconi, perchè ho l'onore e il merito di essere tra i tuoi peggior nemici. Vedi caso: scuola e magistratura. Sono lo Stato che disprezzi e lo Stato ricambia il tuo disprezzo. Questo è per te essere "comunisti": amare lo Stato e osservarne la legge e la Costituzione, servirne le Istituzioni.  Se è così non posso che esserlo, comunista. 

E non c'entra assolutamente nulla con quello che io insegno. E' proprio la libertà a esserti ostica: la libertà del dissenso. 

Sono la vera, profonda, continua opposizione a questo governo infame. Per questo mi attacchi. 
A me e ai giudici: perchè osserviamo la legge e insegniamo a farla osservare: i giudici ai cittadini, noi ai ragazzi. 

"No, ragazzi, la questione non merita un commento". Avrei detto in altri tempi. "E’ ridicola". Avrei detto in altri anni. Ettepareva, pensavo invece qualche settimana fa al ripetuto attacco contro la mia categoria. E oggi ancora. Ma dai..Basta. Se non fosse che la parola “barzelletta” suona ormai fastidiosa, direi che proprio di barzelletta si tratta. Comincio a pensare che tra un po’ mi suoneranno alla porta..

Di nuovo? Contro i “docenti di sinistra”? Con tutto il fango realmente condannabile, giusto ai docenti deve andare il suo pensiero? Valori? A chi e da che pulpito? Quo usque tandem, berluskoi, abutere patientia nostra? Quante volte lo devo ripetere che la scuola s’è rotta?

"Pover’uomo, toglietegli il microfono, curatelo" disse la Veronica. E’ malato. Lo ha detto lei.
E’ lo stesso uomo che le figlie più fresche di quelle famiglie se le invita a cena fino all’alba. Che ci fa una diciottenne fino all’alba con un anziano nonno settantenne? Ripasso di valori validi? Che valore ha una serata uggiosa? Piuttosto, che prezzo ha. Fosse solo per una questione di stile.
Si togliesse di bocca la parola famiglia, l“Habemus nonnum” o “nonnullum”. Mica sbaglia il nonno presidente quando mi accusa che a volte dissento dalle famiglie, che a volte remo contro le idee e i valori inculcati dalle famiglie di alcuni dei miei alunni: furbizia, malaffare, ignoranza. Contro le mamme che chiedono alle figlie quanto le ha pagate quel “vecchio taccagno”. Sono queste le famiglie che bazzicano intorno ad Arcore? Penso siano ben altro le famiglie italiane.

Io, docente di sinistra, mi ostino a farli studiare nonostante mille altri interessi li allontanino dai libri e dalle idee: le sue televisioni su tutto. E’ una palese eversione, un attacco alla “libertà” educativa? Farli studiare? Perché è notorio: alle private non studiano, hanno un bonus per l’ignoranza.

“Mi consenta, professoressa, ma lei è matta? Li mandi a lavorare, mica si mangia coi suoi libri zeppi di storture ideologizzate”.
Voce del verbo comprare. "E’ malato". Voce del verbo vendere. Mala tempora. Avrebbe detto persino Gianburrasca, se fossimo qualche lustro fa. Ma che disegno del mondo vuol fingerci?

La verità è ancor più evidente: non ci sono preoccupazioni educativo-pedagogiche in tutto ciò, c’è solo ricerca di consenso: da un lato tra le gerarchie cattoliche, detentrici di un piccolo impero economico-ideologico, cioè i loro istituti scolastici, e dall’altro in quella parte di elettorato che rappresenta lo zoccolo duro per Berlusconi: cattolico e di livello scolastico medio basso. Attenzione: non è un giudizio, è un dato.

Mi ostino ad essere “non berlusconiana”, piuttosto che contro. Vorrei proprio che non ci fosse, altro che dedicargli le mie parole, o spendere tutto questo tempo a contraddirlo. Perché è ormai così ridicolo, grottesco, ridondante che il “contro” mi sembra un avverbio esagerato. E’ giunta l’ora di parlar d’altro. Purtroppo le ricadute sono Tremonti e la Gelmini e i loro tagli che affannano le mie giornate, come si fa a non pensarci?

Fosse solo lui…Provo sconcerto non per il personaggio, che ormai non sorprende ma deprime; mi sconcerta, mi spaventa, mi terrorizza la parte di paese che dimostra di non capire o, peggio, non capisce. Perché è più scemo il Carnevale o chi gli va dietro?
Inorridisco alla vista di una felpa per ragazzine al mercato con la scritta “rubacuori” e urlo al pensiero di chi ci ride su, di chi ci sorride su, ma ancor più di chi rimane indifferente e zitto. Mi terrorizza il silenzio degli onesti, non il vociare cicisbeo con annesso panino e coca cola davanti alla procura di Milano.

Mi terrorizza il silenzio rassegnato di centinaia di migliaia di miei colleghi, quello sì che mi disorienta  e sempre di più. Come se davvero da un minuto all’altro qualcuno dovesse bussare alla loro, alla mia, porta.

Mila Spicola

17 aprile 2011
 
 
 

tratto da: SE LI CONOSCI LI EVITI di Peter Gomez e Marco Travaglio

Post n°349 pubblicato il 21 Marzo 2011 da aranciaamaraa
 

Il numero di pagina

È il 12 maggio 2000 quando, nell'aula del processo Sme-Ariosto (imputati Previti e Berlusconi), l'avvocato Filippo Dinacci, che difende il Cavaliere insieme agli avvocati-deputati Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, chiede al Tribunale di Milano di cestinare tutti gli atti giunti per rogatoria dall'estero. Secondo il legale, i documenti sarebbero inutilizzabili perché «manca il numero di pagina», oppure perché si tratta di «fotocopie semplici» senza «specifica certificazione di conformità». I giudici, alla luce dei trattati internazionali e delle prassi consolidate da decenni, respingono l'istanza. Il 3 agosto 2001, appena vinte le elezioni, i parlamentari forzisti Marcello Dell'Utri, Lino Jannuzzi e Paolo Guzzanti presentano un emendamento alla ratifica della convenzione italo-svizzera sulle rogatorie, modificando il codice di procedura penale sulla falsariga dell'eccezione presentata dall'avvocato Dinacci e bocciata dal tribunale. La nuova legge è approvata il 3 ottobre. Sulla carta sono da rifare circa 7.000 rogatorie: 252 inoltrate alla Svizzera di Mani Pulite e ancora pendenti, 810 per delitti di mafia, 1045 per traffico di droga, 746 e 66 per delitti di terrorismo. Le nuove norme sulle rogatorie prevedono, fra l'altro, l'inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi dalle autorità giudiziarie straniere che non siano «in originale» oppure «autenticati» con apposito timbro, pagina per pagina. Non solo: qualunque documento trasmesso via fax, o via mail, o brevi manu, o in fotocopia, o con qualche lieve irregolarità formale, o direttamente da

 
 
 

SE NON ORA QUANDO?

Post n°348 pubblicato il 12 Marzo 2011 da aranciaamaraa

 
 
 

IL VERO ORRORE E' ISOLARE I MAGISTRATI

Post n°347 pubblicato il 23 Gennaio 2011 da aranciaamaraa
 
Tag: SAVIANO

 

di ROBERTO SAVIANO

Ho ricevuto la laurea honoris causa in Giurisprudenza, mi è stata conferita dall'Università di Genova; è stata una giornata per me indimenticabile. Credevo fosse fondamentale impostare la lezione, che viene chiesta ad ogni laureato, partendo proprio dall'importanza che il racconto della realtà ha nell'affermazione del diritto.

Soprattutto quando il racconto descrive i poteri criminali. Senza racconto non esiste diritto. Proprio per questo ho voluto dedicare la laurea honoris causa ai magistrati Boccassini, Forno e Sangermano del pool di Milano. Marina Berlusconi dichiara che le fa orrore che parlando di diritto si difenda un magistrato. Così facendo avrei rinnegato ciò per cui ho sempre proclamato di battermi. Così dice, ma forse Marina Berlusconi non conosce la storia della lotta alle mafie, perché difendere magistrati che da anni espongono loro stessi nel contrasto all'imprenditoria criminale del narcotraffico non vuol dire affatto rinnegare. Non c'è contraddizione nel dedicare una laurea in Giurisprudenza a chi attraverso il diritto cerca di trovare spiegazioni a ciò che sta accadendo nel nostro Paese. Mi avrebbe fatto piacere ascoltare nelle parole di un editore l'espressione "orrore" non verso di me, per una dedica di una laurea in Legge fatta ai magistrati. Mi avrebbe fatto piacere che la parola "orrore" fosse stata spesa per tutti quegli episodi di corruzione e di criminalità che da anni avvengono in questo paese, dalla strage di Castelvolturno sino alla conquista

della 'ndrine di molti affari in Lombardia. Ma verso questi episodi è stato scelto invece il silenzio.

Orrore mi fa chi sta colpevolmente e coscientemente cercando di delegittimare e isolare coloro che in questi anni hanno contrastato più di ogni altro le mafie. Ilda Boccassini, coordinatrice della Dda di Milano, ha chiuso le inchieste più importanti di sempre sulle mafie al Nord. Pietro Forno è un pm che ha affrontato la difficile inchiesta sulla P2 ed ha permesso un salto di qualità nelle indagini sugli abusi sessuali, abusi su minori. Antonio Sangermano, il più giovane, ha un'esperienza passata da magistrato a Messina, recentemente ha coordinato un'inchiesta, una delle prime in Italia, sulle "smart drugs", le nuove droghe. Accusarli, isolari, delegittimarli, minacciare punizioni significa inevitabilmente indebolire la forza della magistratura in Italia, vuol dire togliere terreno al diritto. Favorire le mafie. Ecco perché ho dedicato a loro la lezione di cui, qui di seguito, potete leggere un ampio stralcio.

* * *

È difficilissimo in questa fase storica italiana parlare al grande pubblico di come la parola possa contrastare un potere fatto di grandi capitali, di eversione, di forza militare, di grandi investimenti internazionali. Ogni volta che mi trovo a parlare nelle università piuttosto che in tv, c'è sempre dell'incredulità: come è possibile che lobby così potenti possano avere paura della parola?

In realtà forse la dinamica è un po' più complessa. Non è la parola in sé, scritta, pronunciata, dichiarata, ripresa, quella che fa paura. È la parola ascoltata, sono le persone che ascoltano e che fanno di quella parola le proprie parole. È questo che incute timore alle organizzazioni criminali. Paura che non riguarda semplicemente la repressione, loro la mettono in conto, come mettono in conto il carcere. Ma quasi mai mettono in conto l'attenzione nazionale e internazionale. Che poi significa semplicemente una cosa: significa dire che queste storie non riguardano solo gli addetti ai lavori, i politici locali, i magistrati, i cronisti, ma riguardano anche noi. Quelle storie sono le nostre storie, quel problema è il nostro problema, e va risolto perché è come risolvere la nostra stessa esistenza.

Raccontare è parte necessaria e fondamentale del diritto. Non raccontare è come mettere in discussione il diritto. Può sembrare un pensiero astratto ma quando si entra in conflitto con le organizzazioni, il loro potere, il loro modo di fare, allora si inizia a capire. E si capisce perché, non solo in Italia, c'è chi investe energie e interviene non sul racconto delle cose, ma su chi le racconta. Come se il narratore fosse responsabile dei fatti che sta narrando. Si invita per esempio a non raccontare l'emergenza rifiuti a Napoli per non delegittimare la città: quindi non sono i rifiuti che delegittimano la città ma chi li racconta. Se un problema non lo racconti, e soprattutto se non lo racconti in televisione, quel problema non esiste. È una sorta di teoria dell'immateriale, ma in realtà fa capire quanto sia fondamentale la necessità di raccontare.

Non è una particolarità italiana, dicevo. Nel 2010 sono stati 110 in tutto il mondo i giornalisti uccisi. Solo in Messico, per esempio, 14 negli ultimi sei mesi: ragazzi che avevano aperto dei blog, che avevano fondato delle radio, giornalisti delle testate più importanti. Caduti per mano del narcotraffico, che è oggi il più potente del mondo e che ha deciso di impedire la comunicazione di quello che sta succedendo in Messico con una scelta totalitaria, nell'eliminazione sistematica di chiunque tenti non solo di raccontare. Qualsiasi persona che inizi a raccontare diventa immediatamente un nemico, un pericolo perché accende la luce, anche piccola, ma che può interessare.
Ricordo una persona che ho molto stimato, e avevo conosciuto quando decise di esprimermi solidarietà nei momenti più difficili della mia vita: Christian Poveda. Aveva deciso di andare in Salvador a raccontare la Mara Salvatrucha, potentissime bande di strada che controllano lo spaccio della coca. Poveda li riprende con il loro consenso e ne fa un documentario dal titolo La vida loca, meravigliosamente tragico, forte perché anche lì c'è quel principio: queste storie diventano le storie di tutti. Ebbene Poveda con questo documentario comincia ad accendere luci ovunque, anche sui rapporti tra le Maras e la politica. Iniziano ad arrivare i giornalisti. E il 20 settembre del 2009 sparano in testa a Christian, che muore in totale silenzio, sia in Italia che in Europa, lasciando in qualche modo una sorta di ormai fisiologica accettazione: hai scritto di queste cose, o meglio hai ripreso questo cose, non puoi che essere condannato.

Spesso la morte non è neanche la cosa peggiore. Chi prende questa posizione, chi usa la parola per raccontare, per trasformare, paga un prezzo altissimo, nella delegittimazione, nell'isolamento e in quello che devono pagare i loro cari. La poetessa russa Anna Achmatova vive il periodo della rivoluzione bolscevica, il regime la considera una dissidente, una sorta di scarto della società del passato da modificare. Il suo ex marito che è un grandissimo poeta, viene fucilato, bisognava indebolirla in tutti i modi. Lei era già diventata una poetessa di fama soprattutto in Francia, quindi era difficile toccarla senza dare un'immagine repressiva della Russia sovietica. La prima cosa che fanno è cercare di spezzarle la schiena poetica: le arrestano il figlio. Lei è disposta a scambiare la vita del figlio con la sua. Non serve a molto, lui resta in carcere e lei racconta una scena bellissima: ogni mattina migliaia di donne si mettevano in fila davanti alle carceri sovietiche portando dei pacchi, spesso vuoti, soltanto per vedere l'espressione del secondino. Se il secondino accettava il pacco significava che la persona, marito, figlio, fratello, padre, era viva. Se non lo accettavano era stata fucilata. Quando lei si presenta il secondino la riconosce: "Ma lei è Anna Achmatova". Lei fa cenno di sì, e la persona che sta dietro: "Ma lei è una poetessa, quindi può raccontare tutto questo". Lì c'è una poetessa, piccola magra, devastata dai suoi drammi, che diventa all'improvviso la speranza. I versi diventano la speranza: può raccontare, può far esistere, cioè può trasformare.

Mi sono sempre chiesto come si fa a vivere così, come hanno fatto queste persone a sopportare decenni di delegittimazione, per aver scritto poesie o anche solo delle canzoni. Come è successo a Miriam Makeba, a cui il governo bianco sudafricano ha inflitto trent'anni di esilio per il disco "Pata pata", una canzone che racconta di una ragazza che vuole solo danzare, divertirsi, che vuole essere felice. Ma questo fa paura, voler vivere meglio fa paura, Miriam Makeba fa paura. E più canta nei teatri di tutto il mondo, più l'Africa intera si riconosce in quella canzone, che non parla di indipendenza, di lotta ai bianchi, ma di voglia di vivere e felicità. Fin quando non arriva il governo Mandela che la richiama in Sudafrica. È anche questa l'incredibile potenza della parola. Per questo sono convinto che il racconto sia parte del diritto, non può esistere il diritto senza racconto. Ma oggi, e non è solo la mia opinione, in Italia chi racconta ha paura. Certo, siamo in una democrazia, non abbiamo a che fare con un regime, con le carceri. Non siamo in Cina. Ma non si può negare che chiunque oggi decida di prendere in Italia una posizione critica contro il potere, contro il governo, rischia la delegittimazione, rischia di essere travolto dalla macchina del fango. Quando accende il computer per iniziare a scrivere sa già cosa gli può succedere. La formula è scientifica e collaudata: "Se tu racconti quello che dai magistrati è considerato un mio crimine, io racconto il tuo privato. Tutti hanno scheletri nell'armadio, quindi meglio che abbassiate lo sguardo e molliate la presa".

Ma per gli intellettuali raccontare è una necessità, comunque la si pensi. E in queste ore il loro compito è quello di dire che non siamo tutti uguali, non facciamo tutti le stesse cose. Certo, tutti abbiamo debolezze e contraddizioni, ma diverso è l'errore dal crimine, diversa è la corruzione dalla debolezza. Mentre si cerca di far passare il concetto che siamo tutti "storti" per coprire le storture di qualcuno. Oggi si parla molto di gossip e il gossip è rischioso, perché lo si usa per nascondere i fatti emersi dalle inchieste e per dimostrare che "fanno tutti schifo". E il compito, ancora una volta, delle persone che ascoltano, che scrivono e che poi parlano, è quello di discernere, di capire, ovunque esse siano, con i figli a tavola, nei bar, comunque la pensino.

C'è una bellissima preghiera di Tommaso Moro: Dio aiutami ad avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, di sopportare le cose che non posso cambiare ma soprattutto dammi l'intelligenza per capire la differenza. Questo è il momento in cui in noi possiamo trovare la forza di cambiare e comprendere finalmente che non dobbiamo credere che tutto quello che accade sia inevitabile e quindi soltanto sopportare.

Infine, dedico questa laurea e questa giornata, che ovviamente non dimenticherò per tutta la vita, a tre magistrati: alla Boccassini, a Forno e a Sangermano, che stanno vivendo, credo, giornate complicate solo per aver fatto il loro mestiere di giustizia.
 

(23 gennaio 2011)

 
 
 

Il 5 gennaio del 1984 la mafia uccideva Pippo Fava.

Post n°346 pubblicato il 05 Gennaio 2011 da aranciaamaraa
 

 
 
 

L'INDULTO OCCULTO

Post n°345 pubblicato il 08 Dicembre 2010 da aranciaamaraa
 

L’indulto occulto

di Marco Travaglio
Zitti zitti, nel silenzio delle tv, della stampa e dell’opposizione, la maggioranza di centrodestra votata all’insegna della “certezza della pena” e della “tolleranza zero”, ha appena approvato un bell’indultino mascherato che farà uscire anzitempo dal carcere migliaia di delinquenti. Il ddl Alfano, approvato dal Parlamento tra il lusco e il brusco, in vigore dal 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria (“disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno” e degli analoghi “residui di maggior pena”, esclusi mafia, terrorismo e omicidio). Ma attenzione: già oggi i detenuti possono scontare gli ultimi due anni di pena agli arresti domiciliari e gli ultimi tre in affidamento al servizio sociale, cioè liberi. In pratica, chi deve scontare condanne fino a tre anni sa che non farà un giorno di carcere e, se ha avuto l’accortezza di delinquere entro il maggio 2006, prima dell’indulto (sconto automatico di 3 anni), non fa un giorno di galera nemmeno se condannato a 6 anni. Per esempio, Cesare Previti: condannato a 6 anni, ne defalcò tre per l’indulto e per gli altri tre ottenne l’affidamento alla Caritas, cavandosela con due giorni a Rebibbia. Ora, con l’ulteriore saldo natalizio targato Alfano, la franchigia sale a 4 anni (e addirittura a 7 per i reati coperti da insulto). Insomma, per finire dentro e restarci bisogna proprio fare una strage. Oltre al danno, c’è pure la beffa per le vittime dei reati: chi li ha commessi potrà tornare a casa senza l’obbligo di abbandonare il domicilio della persona offesa o il “locus commissi delicti”. Quindi chi è finito dentro perché molestava la vicina di casa o picchiava la moglie può tornare comodamente sul luogo del delitto a scontare la pena e a ripetere il delitto. Prepariamoci dunque all’ennesima ondata di scarcerazioni (usciranno chi dice 2 mila, chi 7 mila, chi 12 mila carcerati su 70 mila) che per giunta, non essendo accompagnata da investimenti per reinserire gli ex detenuti nella società, li porterà a tornare a delinquere, con un aumento dei reati e dell’insicurezza sociale. Il tutto a opera del centrodestra, sempre pronto ad accusare il centrosinistra di “mettere fuori i delinquenti”. Naturalmente, come tutte le leggi di questo governo, peggio se firmate da Alfano, anche questo indulto mascherato è incostituzionale: per amnistie e indulti occorrono i due terzi del Parlamento, mentre qui han votato solo Pdl e Lega. Quella stessa Lega che inizialmente si era opposta al ddl Alfano per bocca del ministro Maroni, che poi, alla chetichella, ha digerito tutto. Quella stessa Lega che nell’agosto 2003, quando passò l’“indultino” (sospesi gli ultimi 2 anni di pena a chi ne avesse scontata metà, salvo reati gravissimi: 5900 scarcerati) coi voti di FI, Udc, mezza An e centrosinistra, fece fuoco e fiamme. Calderoli chiese a Ciampi di rinviare la legge alle Camere “per manifesta incostituzionalità” e al ministro della Giustizia Castelli di “riferire in Parlamento sui reati commessi in futuro da quanti verranno scarcerati grazie a questo squallido indulto mascherato. Le recidive saranno molte ed è giusto che il popolo sappia quali reati verranno commessi ai suoi danni grazie a questo provvedimento e a chi lo ha promosso”. Castelli tuonò: “Da ottobre ritroveremo in cella ospiti che avevamo appena liberato e in 12 mesi la popolazione carceraria sarà quella di prima. Ma abbiamo un programma epocale per costruire e aprire 23 nuove carceri”. Anche Mantovano (An, oggi Pdl) denunciò: “Così la certezza della pena diventa ancora più flebile: l’indultino contribuirà a rafforzare la convinzione che tutto sommato a commettere reati anche gravi non si paga poi un costo così elevato”. Naturalmente, del mirabolante piano Castelli e Alfano per costruire nuove carceri, non s’è mai saputo nulla. E rieccoci, nel 2010, a metter fuori qualche migliaio di criminali. Stavolta, di nascosto. Complimenti alla maggioranza e anche, scusandoci per il termine un po’ forte, all’opposizione.

 
 
 

USA: PRATICHE DI FALLIMENTO

Post n°344 pubblicato il 08 Novembre 2010 da aranciaamaraa
 

bernanke-cartoonzdi Giulietto Chiesa.

La notizia del giorno, che non avete trovato sulle prime pagine dei giornali, è questa: gli Stati Uniti d'America hanno iniziato le pratiche di fallimento.
Senza dirlo esplicitamente, ma si capisce lo stesso.
Come? La Federal Reserve, cioè la Banca Centrale americana, annuncia l'"acquisto" di 600 miliardi di $. Lo chiamano acquisto (purchase) in termine tecnico, ma si deve leggere "stampa". Altri 350-500 miliardi di dollari verranno prelevati dal debito che la Fed ha già acquisito, proveniente dai derivati tossici dei mutui facili, e "investiti". Leggi immessi sul mercato.

Totale: all'incirca 1000 miliardi di carta, semplice carta, che la Banca Centrale USA stampa per comprare i titoli del debito pubblico americano. La mano sinistra eroga i soldi alla mano destra.
Se, a questi, si aggiungono (e occorre farlo, perchè sono a bilancio) i circa 800 miliardi già stampati per salvare le banche americane dal tracollo, si arriva a un trilione e 800 miliardi di dollari.
Una creazione di moneta che non ha precedenti nella storia di tutti i tempi.

Perchè lo fanno? Bastino alcune cifre. Nel 2007 la Cina comprava circa la metà (esattamente il 47%) delle nuove emissioni di cedole americane. Nel 2008, in piena crisi finanziaria, la Cina aveva ridotto della metà, al 20% circa. L'anno scorso gli acquisti cinesi si sono drasticamente quasi azzerati. Eravamo al 5%.
In queste condizioni non c'è più modo per pareggiare la bilancia commerciale degli Stati Uniti.
Con un debito di queste dimensioni bisogna inoltre mettere a bilancio 300 miliardi di interessi annui da pagare. Come? Non lo sa nessuno.

Non resta che fare ricorso al gioco delle tre tavolette, e puntare la pistola alla tempia del resto del mondo. La neo presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha subito reagito accusando gli USA di far pagare la propria crisi a tutti gli altri. L'effetto primo sarà infatti una ulteriore svalutazione del dollaro. Ma la situazione è molto più grave di una, per quanto pesante, impennata inflattiva mondiale. Questi sono i sintomi di una gigantesca perturbazione in arrivo. Il fisico Guido Cosenza, in un suo aureo libretto intitolato "Il nemico insidioso", definisce come "transizione di fase" sul piano economico-sociale, una situazione come questa, simile al passaggio dell'acqua dallo stato liquido a quello gassoso. Processo che noi conosciamo con il nome di ebollizione.

Stiamo cominciando a bollire. Il che significa, appunto in termini economici e sociali, l'inizio del collasso.
A quelli che annunciavano l'imminente fine della crisi, la ripresa economica, una nuova crescita del PIL, va ora ricordato che mentivano, probabilmente per stupidità.
Quelli che ci hanno creduto o non se ne sono accorti di dovrà avvertirli affinchè si preparino a una decrescita ravvicinata e, quindi, drammatica.

Quando Larry Summers (uno dei principali bancarottieri intellettuali e pratici del pianeta) fu chiamato da Barack Obama per entrare nel suo governo, disse (bancarottiere ma non stupido): "Quanto tempo il maggior debitore del mondo potrà continuare a essere la massima potenza?"

E l'America, ex impero che non lo sa ancora, mandando a quel paese Obama, dimostra che non intende rinunciare alla sua posizione dominante. Un bel guaio per tutti, perchè l'America non può più imporre la sua volontà, proprio in quanto non è più un impero. Questo dice che loro sono in bancarotta e noi tutti siamo nei guai, e fino a che la lasceremo fare, ne pagheremo le conseguenze.

 


 
 
 

IO STO CON SANTORO.................

Post n°343 pubblicato il 15 Ottobre 2010 da aranciaamaraa

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NO

 

NON VOGLIO ESSERE

 

DERUBATO DI ANNOZERO

 

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NUVOLE

Post n°342 pubblicato il 16 Settembre 2010 da aranciaamaraa

Le nuvole vanno e vengono
come pensieri nel dormiveglia...

Un'altalena di fili sfilacciati
di raggi di sole
sottili come ricordi che muoiono...

Siamo strani gli umani
dovesse uscire il sole
correremo a coprirci gli occhi
con lenti ben spesse
come si fa con le illusioni
quando le verità bruciano troppo

 
 
 

CARDO

Post n°341 pubblicato il 07 Agosto 2010 da aranciaamaraa

Ho un cardo d'amore nel petto....
ed un pensiero ferito!

Una rosa morta piange di petali
il mio campo coltivato ad illusioni.....

L'attesa mi sfibra e la testa s'è fatta
un girasole meccanico caricato con una molla senza fine......

Un passo dietro l'altro..
ad inseguire..ad essere inseguito.. 
....tutto qui!

Non un cigno d'ombre che mi aspetti...
nè caverne di simpatie :
solo un fosso , un lungo fosso
ed un sasso dietro l'altro......

Ho un cardo d'amore nel petto ed un pensiero ferito!

Una barca ha lasciato il suo ormeggio..
una vela s'è schiusa al suo vento.....

L'ossido alle catene s'è fatto cristallo
e il fondo della polvere ha dato un giglio!

Voglio il cuore d'un trapezista ora
e le ali d'una colomba
per camminare la corda tesami davanti !

 

 
 
 

19 LUGLIO............

Post n°340 pubblicato il 19 Luglio 2010 da aranciaamaraa
 

Il pensiero di Paolo Borsellino, il giudice di destra vittima di Cosa Nostra (ma non solo), sul punto era chiarissimo. Già nel 1989, parlando dei rapporti mafia e politica, Borsellino diceva: “Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse sole del problema della mafia […] E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no ! […] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quell’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto”.

 
 
 

ANCHE A 12 ANNI SI PUO' ESSERE GIA' GRANDI

Post n°339 pubblicato il 14 Luglio 2010 da aranciaamaraa
 

 

CLICCANDO DUE VOLTE SUL VIDEO SI VEDE IN ORIGINALE COI SOTTOTITOLI IN ITALIANO

 
 
 

DA D DI REPUBBLICA

Post n°338 pubblicato il 30 Giugno 2010 da aranciaamaraa
 

 

In ogni tempo, in ogni luogo, in ogni

epoca storica gli uomini non hanno

mai abitato il mondo, ma sempre e solo

la sua descrizione: mitica nel mondo

antico, religiosa nel medioevo, scientifica

nell’età moderna e oggi tecnica.

Se non c’è un mondo al di là della sua

descrizione, la televisione non è un

“mezzo” che rende pubblici dei fatti,

ma la pubblicità che concede diventa

il “fine” per cui i fatti accadono. L’informazione

cessa di essere un “resoconto”

per tradursi in una vera e propria

“costruzione” dei fatti. E questo

non nel senso che molti fatti del mondo

non avrebbero rilevanza se i media

non ce li proponessero, ma perché un

enorme numero di azioni non verrebbero

compiute se i mezzi di comunicazione

non ne dessero notizia. Oggi il

mondo accade perché lo si comunica,

e il mondo comunicato è l’unico che

abitiamo.

Non più un mondo di fatti e poi l’informazione,

ma un mondo di fatti per l’informazione.

Questo è il vero problema:

la costruzione televisiva del mondo che

prende il posto del mondo. Con questo

non si vuol dire che la televisione mente.

Non ne ha bisogno in un contesto dove

nulla viene più fatto se non per essere

telecomunicato. Siamo quindi noi i veri

responsabili della risoluzione del mondo

nella sua narrazione televisiva.

Ma là dove la “realtà” del mondo non

è più discernibile dal racconto del

mondo, il consenso non avviene più

sulle cose, ma sulla “descrizione” televisiva

delle cose, che ha preso il posto

della loro realtà. La conseguenza è

l’abolizione dell’opinione pubblica, perché

se tutti guardano la televisione,

quando si sonda l’opinione pubblica,

ciò che il sondaggio verifica non è la libera

opinione dei cittadini, ma l’efficacia

persuasiva della televisione, che

prima crea l’opinione pubblica e poi

sonda la sua creazione. A questo punto

l’opinione pubblica altro non è che

lo specchio di rifrazione del discorso

televisivo in cui si celebra la descrizione

del mondo.

In ciò nulla di nuovo. Anche la vita degli

antichi o quella dei medioevali era lo

specchio di rifrazione su cui si celebrava

il discorso mitico o il discorso religioso.

La novità è che nelle società antiche,

dove si disponeva solo di piazze o di

pulpiti, non era possibile raggiungere

l’intero sociale, per cui restavano spazi

per idee e discorsi differenti, da cui

prendeva avvio la novità storica. Oggi

questo spazio è praticamente abolito, e

la novità storica, se potrà esprimersi, dovrà

prodursi in forme che ancora non si

lasciano intravedere.

E allora il problema si risolve non spegnendo

la televisione, ma creando altre

fonti di informazione alternative alla

descrizione televisiva del mondo, come

i giornali che pochi leggono, o internet

da noi ancora così poco frequentato. E

questo per non trovarci in quella condizione

che Günter Anders descrive in

quel

narra che un re non vedeva di buon

occhio che suo figlio, abbandonando

le strade controllate, si aggirasse per le

campagne per formarsi un giudizio sul

mondo; perciò gli regalò carrozza e cavalli:

«Ora non hai più bisogno di andare

a piedi», furono le sue parole.

«Ora non ti è più consentito di farlo»,

era il loro significato. «Ora non puoi

più farlo», fu il loro effetto.

 

 

 
 
 

E' QUESTO IL BAVAGLIO CHE VOGLIONO?

Post n°337 pubblicato il 19 Giugno 2010 da aranciaamaraa
Foto di aranciaamaraa

 
 
 

LUTTO

Post n°336 pubblicato il 11 Giugno 2010 da aranciaamaraa
Foto di aranciaamaraa

Intercettazioni: listiamo i siti a lutto.

Subito grande manifestazione nazionale!

 
 
 

AMORE

Post n°334 pubblicato il 26 Maggio 2010 da aranciaamaraa
 
Tag: amore

Un tranello del cuore
un piano inclinato
niente punti di riferimento
niente tempo
niente ossigeno per ragionare.

Altro che arcobaleni e pentole d'oro
o primo premio alla lotteria del cuore
solo ossimori ed aporie
spaesamento e follia.

Battono i cuori
battono
e si trascinano i corpi
come il vento fa
con l'erba secca sui falò.

Un attimo o una vita
nessuno può dirlo.

 
 
 
 
 

INFO


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Data di creazione: 30/04/2005
 

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