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Il paradiso esiste in tutte le religioni?

Post n°5 pubblicato il 22 Marzo 2006 da djbagomi

RELIGIONI

Il termine "paradiso" deriva dall'antico iraniano piridaeza ("parco"), poi translitterato dai greci in paradeisos e adottato nel 250 a.C. dai 70 saggi di Alessandria per indicare il Giardino biblico dell'Eden. La parola, però, è col tempo diventata sinonimo utilizzabile per qualsiasi luogo dell'Aldilà dove gli innumerevoli culti che crdeno nell'immortalità dell'anima collocano i defunti meritevoli di essere premiati per il loro comportamento durante la vita terrena.

La tipologia dei "paradisi" attualmente in uso è assai varia e può essere caratterizzata da un'accesa spiritualità (come nella Gerusalemme Celeste del Cristianesimo moderno, considerata luogo deputato alla comunicazione con Dio) o da un'accentuata fisicità (come nel Giardino delle delizie dove il credente islamico può godere di una vita superba, di cibi squisiti e della compagnia di bellissime vergini). O addirittura da una certa provvisorietà (come nella Terra pura della concezione buddista classica, dove le anime soggiornano sino alla successiva incarnazione in attesa dell'annullamento definitivo del "Nirvana")

Un caso a sé è rappresentato dall'Ebraismo, che nella tradizione biblica classica prevede la sopravvivenza di tutti i defunti - buoni o cattivi - solo come larve sbiadite in un mondo oscuro e sotterraneo (noto come lo Sheol): mentre un oltretomba meno grigio è ipotizzato soltanto da alcune scuole rabbiniche.
Ma la casistica dei paradisi è assai più ricca e il panorama si estende praticamente all'infinito se alle religioni antiche e alle altri fedi moderne si aggiungono anche le correnti eretiche di varia denominazione e la sterminata galassia dei culti animisti del Terzo Mondo.

 
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