Creato da dunhilludine il 14/08/2009
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il blog del martedì

Post n°315 pubblicato il 16 Marzo 2010 da dunhilludine

Scrivere un nuovo post ti fa sentire, inizialmente, come quando incontri una donna per la prima volta: le prendi la mano che (capace, fresca, ricettiva, quasi eccitata) ti porge. Poi guardi i suoi occhi, li soppesi, li sfiori, li studi e cerchi di vederci come andrà a finire. E puoi anche esagerare e sfiorarle la guancia con un bacio. Ma poi oltre non vai. Sai perfettamente che le parole, quel filo di similinchiostro, quelle righe colme di vocali e consonanti, punti, virgole, spazi, mondi, amplessi, orgasmi, baci, pelle da accarezzare, sogni, promesse e scommesse sono un’altra cosa. Miraggio. Forse rincorsa. Descrivere l’attualità politica, il vino rosso, i corpi nudi, gli inghippi, le donne calde e quelel fredde è sempre un’avventura. Ansia&Anima. Un mondo intero in poche parole. Il post da scrivere ti strizza l’occhio, ti seduce, ti solletica i sensi e l’orgoglio. E alla fine ti tira dentro. Ti costringe a raccontare le giornate normali di un personaggio spesso senza nome, amori trovati, persi e mai avuti. Colazioni al bar, seni che ti sfiorano, capelli che attirano, paesaggi inusuali, artisti di strada, avventure erotiche. E allora scrivi la prima riga, quasi una porta d’ingresso. Hai solo un piede dentro. Sei tentato, emozionato, eccitato. Devi dosarlo tutto quel piacere improvviso, non puoi affrettare le cose che poi vai fuori tema. Non puoi gettare le righe sullo schermo senza “sentirle”. Devi bloccarti. Lo stop strategico perché il rischio è quello di non farsi capire o di far male a qualcuno: meglio fare un bel respiro, ripassare mentalmente il prologo, il ritmo delle parole, le emozioni, l’epilogo. E poi di getto, in apnea, battere sulla tastiera per disegnare in bit quell’attimo che sarebbe rimasto invisibile a tutti. A volte sfuggono buffi errori, situazioni contraddittorie, verbi che proprio non ci stanno, parole flosce e senza vita, fiamme quasi spente. Ma non sono sempre refusi o incapacità lessicale: spesso sono la fotografia del momento che attraversa chi lo scrive che decide che lasciarlo così imperfetto sia la cosa giusta da fare . Ecco.. ho detto tutto quello che avevo da dire.


Adesso lo pubblico questo benedetto post del martedì! :-)

 
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