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Un problema

Post n°35 pubblicato il 29 Gennaio 2008 da archilocoitaliano
 

Un problema che mi sta a cuore

 

 

 

Poiché ancora “secca è la vena dell’usato ingegno” e quindi, nonostante il desiderio, non riesco a scrivere versi almeno accettabili, ho pensato di pubblicare una poesia un po’ scherzosa e un po’ seria composta già qualche anno fa.

In verità intendo sollevare con essa un problema che mi sta molto a cuore: come mai certe autorità ecclesiastiche sono così ossessivamente preoccupate di difendere la vita embrionale o fetale e sembrano poi mostrare meno interesse per quelli che sono nati?

Forse le mie conoscenze e informazioni in proposito non sono esatte e quindi, se così è, l’idea che sviluppo nella poesia non è valida. Tuttavia, se ci sarà stato qualche visitatore del BLOG che avrà avuto la pazienza e la cortesia di leggerla, forse vorrà con un suo commento chiarirmi le idee e le conoscenze e rimettermi sulla giusta via.

Ed ecco ora il testo della vecchia poesia

 

 

A sua Eminenza, Cardinale Camillo Ruini

 

 

“O Camillo Cardinale,

Eminenza, o gran Ruini,

pensa Lei che sia un male

se un milione di bambini,

là nell’Iraq mussulmano,

sono morti affamati

per l’embargo americano,

e non furono salvati?

Questo fu delitto orrendo,

che di grande infamia aggrava

 anche chi parlar dovendo

in silenzio se ne stava,

o vi furono ragioni

dolorose ma cogenti,

delle giustificazioni

della strage di innocenti?.

Lei sa tutto, o Cardinale

 noi incerti dubitiamo;:

Lei ch’è saggio e tanto vale,

parli a noi che non sappiamo.

Voglia, quindi, illuminare

anche noi, o gran Ruini,

in qual modo valutare

lo sterminio di bambini”.

“Ma figliuoli” il cardinale

ci risponde piamente

“c’è un pensiero che m’assale

ben più grave ed impellente;

e perciò meno m’importa

se governi di cristiani

di pietà chiudon’ la porta

ai cattivi mussulmani.

Mio pensier’son gli embrioni

che qualcun vuol tormentare,

questi sì che sono buoni,

sono questi da salvare.

Sì, son’ buoni gli embrioni

che non hanno idee mai,

son’ d’esempio ai criticoni

che pensando crean’ guai.

Chi da sé pensa e riflette

mi sta troppo fastidioso,

amo chi si sottomette

e s’inchina giudizioso.

Altre preoccupazioni,

poi, mi tengono impegnato,

sto cercando sovvenzioni,

tante cose ho progettato;

e perciò se male è stato

 lo sterminio dei bambini,

chi sarà meno occupato,

lui ci pensi e non Ruini”.

Ha suonato assai stonato

di Ruini la campana,

ma nessun gli avrà negato

una coerenza…strana.

Certo strana, se Ruini

una vita incerta ancora

di possibili bambini

più protegge e più l’onora

della vita completata

dal voler del Creatore,

che la vuole in tutti amata

e trattata con onore.

Se la voce dei bambini

che l’embargo sterminava,

ignorava, o gran Ruini,

 se lor pianto non curava,

  dir potrebbe, o Cardinale,

che Lei ama veramente

quella vita embrionale

che non  vede e che non  sente?

 

 

 

 

 

 

 
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