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Cala le vele e raccogli le sartie

Post n°54 pubblicato il 07 Aprile 2008 da archilocoitaliano
 

Cala le vele e raccogli le sartie


Berlusconi funesto imbonitore,
cala le vele e raccogli le sartie,
di tua vita sei giunto a quella parte
vicina a render conto al Creatore.

Lo denuncia l’incartapecorito
tuo viso, ch’ hai rifatto inutilmente,
e le rughe tornate nuovamente
t’avvisano che sei quasi finito.

Con leggi ad personam e prescrizioni
nei tribunali qui ti sei salvato,
ma il tribunal del cielo ha già elencato
quel che ti contesterà, o Berlusconi.

Sfrutta quel poco tempo che ti resta,
ritirati e cambia la tua vita,
se no per te sarà proprio finita:
nessun dal precipizio ormai t’arresta.

T’ho detto il vero molto apertamente,
uno non son dei tuoi adulatori
che cercano da te soldi e favori,
quello che scrivo è quel ch’ho nella mente.

Nota esplicativa

Il secondo verso termina con la parola “sartie” che, come tutti sanno, indica quei legami che rinforzano o sostengono gli alberi delle navi. Ho ricavato questo verso da uno bellissimo di Dante. Il poeta fa dire ad un personaggio del suo poema, che quando si è giunti a quella età che preannuncia ormai prossima la fine della vita terrena:
                                                ……..ciascun dovrebbe
                                               calar le vele e raccoglier le sarte.   (Inferno, XXVII, 80-81).
Dante, dunque, ha paragonato la vita mortale ad un viaggio per mare: quando si arriva nel porto la nave viene disarmata (le vele vengono calate, i cordami raccolti) perché è finito il tempo di viaggiare, ormai occorre solo più riordinare l’imbarcazione e poi andare alla destinazione stabilita.
Similmente, secondo Dante, la persona umana, arrivata ad una certa età dovrebbe solo più riordinare le proprie cose e prepararsi al passaggio alla nuova vita.
Ciò premesso, Dante non usa la parola “sartie”, ma “sarte” (e così anche Petrarca nelle sue Rime). Io nella prima edizione, avevo usato “sarte”, che mi rendeva esatta la rima con “parte” del verso successivo; poi, però, ho fatto revisionare la poesia da un mio amico che mi ha coretto “sarte” in “sartie”. Mi sono adeguato a questa correzione anche perché, consultando il vocabolario, non ho trovato “sarte” con il significato di legami degli alberi delle imbarcazioni. 

 
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