
Arriva in orario, in effetti.
Scesa dall'auto, un cenno della mano a noi due, l'attenzione concentrata sulla conversazione con qualcuno all'altro capo del telefono, sposta appuntamenti, orari e posti. Poi finalmente toglie l'auricolare e ci sorride.
Peccato che eravamo da quaranta minuti davanti agli aperitivi e la sobrietà si conserva in un altro modo: io me la sono giocata nell'attesa. Certo, eravamo in anticipo noi, lo ammetto; lei aveva detto alle tredici e l'ora è più o meno quella.
Finalmente si ordina. Lei sceglie, suggerisce, spumeggia.
Pensare che una volta bisognava imboccarla.
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