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Rinnovare la patente ora è più facile, farsela consegnare un po' meno

Post n°1819 pubblicato il 02 Febbraio 2016 da tanksgodisfriday
 
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Da qualche anno rinnovare la patente è molto più comodo, grazie a un po’ di modernizzazioni introdotte.
Primo: la data di scadenza è allineata al proprio compleanno; cosa ottima per memorizzarla. Secondo: il rinnovo è possibile nei quattro mesi precedenti la scadenza. Quindi ci si può attivare con congruo anticipo.

Ai primi di gennaio, ancora in ferie e con patente “vecchio metodo” in scadenza a marzo e compleanno al 27 giugno, ho approfittato per rinnovarla. Il 5 gennaio sera, passata la visita medica, la fanciulla dell’ACI mi informa che la patente arriverà per posta: «Un paio di giorni, forse qualcuno in più perché domani è la Befana.»

Martedì 12, a una settimana esatta dalla visita, mi trovo nella buca delle lettere l’avviso di mancata consegna. 
Ci sono abituato. Sarei curioso di sapere quanti si trovino in casa al momento della consegna di una raccomandata. Comunque, troppo felice per la felice conclusione del rinnovo, aspetto il sabato per ritirare.

Peccato, non ho letto bene l’avviso: non si tratta di una normale raccomandata, mi informano sabato 16 allo sportello postale, ma di una PostaPatente. Devo chiamare il numero verde segnato sull’avviso e concordare un secondo tentativo di consegna. 
Dalla voce gentile al telefono apprendo che, niente, la consegna può avvenire solo dal lunedì al venerdì. Rinunciare al secondo tentativo e ritirare in posta? No, non si può. 
Quindi: si attende 10 giorni per il secondo tentativo (fallito) e poi che la patente giaccia finalmente all’ufficio postale.

Sabato 30, finalmente, l’impiegata dello sportello postale mi agita la busta davanti agli occhi: «Eccola!». Piccolo dettaglio: occorre pagare 6 € per il ritiro.

Domanda: già che hanno sveltito la procedura, non potevano farmi pagare i 6 € assieme agli altri 50 e rotti al momento della prenotazione del rinnovo? e poi spedire la patente con una normale raccomandata, evitando il balletto dei due tentativi?

Misteri dell’Apparato. Al prossimo giro forse ne terranno conto.

 

 
 
 

And the Oscar goes to ...

Post n°1818 pubblicato il 17 Gennaio 2016 da tanksgodisfriday
 
Foto di tanksgodisfriday

Ieri pomeriggio, al cinema:

Due biglietti per Revenant, over-60 (eufemismo per “riduzione anziani”) 
il cassiere non fa una grinza e mi porge i due biglietti, accompagnati da: Dieci euro!

Non una volta che la cassiera (o il cassiere, come ieri sera) mi gratifichi con uno sguardo incredulo e la richiesta di verificare l’età sul documento d’identità. Eppure, cosa le (o gli) costerebbe? almeno quando la fila è corta, come ieri pomeriggio.

La visione di Revenant era parte della mia preparazione per l’annuale sfida familiare a chi indovina più assegnazioni degli Oscar. 
Di cinema mia figlia ne capisce più di me, e questo è pacifico, oltre che certificato dalle sue ripetute vittorie nella sfida. Però non demordo: anche quest’anno mi sono preparato, vedendo due dei film candidati (Revenant e The Martian), e documentandomi sugli altri.

Tra questi mi riprometto di vedere alla prima occasione Ex Machina (l’elenco delle candidature si può consultare su comingsoon.it). 
Al film è legata anche una curiosità. All’ SXSW dello scorso marzo (il South by Southwest è un festival musicale e cinematografico che si tiene ogni primavera ad Austin, Texas), i partecipanti potevano incontrare sull’app di dating Tinder un’affasciante fanciulla di nome Ava. Dopo un po’ di conversazione (“Sei mai stato innamorato?Cosa ti attrae di me?), Ava rimandava al suo profilo su Instagram, dove si scopriva che in realtà si trattava non di una Ava in carne e ossa, ma della promozione del film Ex Machina.
La foto del profilo è quella della protagonista del film, l’attrice svedese Alicia Vikander

Per chi voglia dare un’occhiata, c’è anche il sito per chiacchierare con Ava (però non aspettatevi molto).

Eccoci alle mie 12 previsioni:

  • Miglior film: Il caso Spotlight
  • Miglior regia: Alejandro Gonzales Inarritu (Revenant)
  • Miglior attore protagonista: Leonardo DiCaprio (Revenant)
  • Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett (Carol)
  • Miglior attore non protagonista: Tom Hardy (Revenant)
  • Miglior attrice non protagonista: Rooney Mara (Carol)
  • Miglior sceneggiatura originale: Ex Machina
  • Miglior sceneggiatura non originale: Room
  • Miglior scenografia: Il ponte delle spie
  • Miglior fotografia: Revenant
  • Migliori effetti speciali: Sopravvissuto - The Martian
  • Miglior colonna sonora originale: Carol

Se riesco a indovinarne più di 2 o 3 (come avviene di solito), sarei già ampiamente soddisfatto. Mi basterebbe centrarne 4.

 
 
 

La mia selezione di App per Chromebook

Post n°1817 pubblicato il 10 Gennaio 2016 da tanksgodisfriday
 

Chromebook o tablet? o piuttosto Ubuntu? 
Nella prima puntata mi sono annotato cosa mi aspetto dal successore del mio attuale tablet Samsung Tab 2-7. In particolare: quali applicazioni, che tipo di usabilità (tastiera e lavoro offline).

Nel post di oggi riassumo il passo successivo: ho selezionato delle app dal Web Store di Chrome e sto cominciando a utilizzarle nel Chromium del mio pc Acer Aspire One con Xubuntu, sincronizzato con il browser Chrome del pc di lavoro Windows 10. 
Lo schema di test che mi sono prefigurato prevede infatti anche di verificare la compatibilità delle app di Office di Google con quelle di Microsoft.

Nota: questo post lo sto scrivendo con StackEdit, ascoltando musica con TuneIn. Per adesso non rimpiango eccessivamente ReText e RadioTuna.

Ecco la lista delle app selezionate:

scopo dell’appChrome Web Storenote
gestione dei file in CloudGoogle Drive 
gestione dei file in CloudDropbox 
documenti officeDocumenti Googleprimi test: problemi di compatibilità e stampa
editor di testiText 
editor MarkdownStackEditutilizzato per scrivere questo post
note personaliKeepgià utilizzata, utilissima
note personaliEvernote 
note personaliWunderlist 
raccolta notizie rssFeedlygià utilizzato
raccolta articoli webPocket 
calcolatriceNumerics Calculator & Converter 
diagrammi geometriciGeogebra 
mappe concettualiMindMup 
diagrammi di flussoGliffy Diagrams 
diagrammi di pianificazioneGantter 
acquisizione screenshotsNimbus Screenshots Appgià utilizzato
comunicazione audio/videoGoogle Hangoutsgià utilizzato
comunicazione audio/videoSkype 
posta Gmail in offlineGmail Offline 
lettore KindleKindle Cloud Reader 
Radio streamingTuneIn 

Buona domenica.

 
 
 

E se passassi al Chromebook?

Post n°1816 pubblicato il 06 Gennaio 2016 da tanksgodisfriday
 
Foto di tanksgodisfriday

Il mio vecchio tablet Samsung Tab 2-7 prima o poi dovrà andare in pensione, e su questo la Fornero non dovrebbe avere nulla da ridire. Con cosa sostituirlo?
Del successore ho deciso che avrà uno schermo più grande, ma per il resto è nebbia. Sono incerto tra:

  1. un tablet Android più recente
  2. un tablet con Windows 10
  3. un Chromebook

Il Chromebook l'ho inserito nella lista qualche giorno fa, dopo aver letto che all' International Consumer Electronics Show (CES) la Acer ne ha annunciato un nuovo modello, con un prezzo di ingresso a 180$.
Il prezzo molto contenuto ha ovviamente colpito il mio spirito parsimonioso.


Il problema reale è capire di cosa ho bisogno, o meglio cosa voglio.
Vediamo da dove parto:

  1. il tablet, che essenzialmente uso per: leggere la mia posta personale, sfogliare quotidiani e riviste tech (Feedly), leggere ebook (Kindle), guardare video (Youtube), foto varie (Instagram), a volte guardare i tg nazionali (app Rai), ascoltare radio mentre faccio altro (RadioTuna)
  2. un vecchio netbook Acer Aspire One su cui ho installato XUbuntu, e su cui leggo la posta personale, gestisco il blog, lavoro sui documenti (Libre Office), scrivo pagine web via markdown (ReText), edito immagini (GIMP), mi preparo qualche mappa concettuale (FreeMind), elaboro grafici (Geogebra)
  3. pc e smartphone di lavoro, su cui lavoro (sarà banale, ma è così), con le app varie necessarie (Libero Mail, Virgilio Mail, Whatsapp, Skype, Twitter & Facebook, Trello, ...)
    piccole deroghe: sullo smartphone ho l'app SoundHound, per riconoscere al volo qualche brano musicale ascoltato in radio nelle lunghe ore di viaggio; prima usavo Shazam, ma trovo Soundhound più affidabile; e poi ho Google Sky Map, per estemporanee esplorazioni del cielo stellato

Condivisi su tutti i dispositivi utilizzo anche Keep per le note prese al volo, spesso con foto (utilissimo) e Evernote (note strutturate).


Mi piacerebbe passare a un solo dispositivo per uso personale, mandando in pensione tablet e netbook.
Nel tablet vedo un pregio, la maneggevolezza, e due difetti: la mancanza di app serie per i documenti (Polaris Office non lo trovo né maneggevole, né completo) e la mancanza di una tastiera fisica (ne ho presa una bluetooth, ma ho investito poco, con la conseguenza che è ingombrante da portare dietro e funzionalmente non è il massimo). I due difetti messi insieme rendono necessario un pc, anche senza pretese come il mio Aspire One.

Altro punto da considerare è la connettività. Generalmente sono connesso a un wifi, la connettività mobile la risolvo eventualmente con l'hot spot dello smartphone. Poter lavorare offline è però indispensabile, per quanto non così frequente.

La questione è: quale dei tre possibili candidati (tablet Android, tablet Windows 10, Chromebook) è la scelta migliore?
Se guardo al prezzo, il Chromebook è in prima posizione. Devo però verificare se questa sia la scelta funzionalmente corretta.

Mi do un po' di tempo per decidere. Dovrò cercare tra le app del Chrome Store se ci sono tutti i pezzi che mi servono, anche in modalità offline.

Appuntamento ai prossimi post.

 
 
 

2016: le 10 parole da non usare più

Post n°1815 pubblicato il 02 Gennaio 2016 da tanksgodisfriday
Foto di tanksgodisfriday

La Lake Superior State University pubblica la 41ma edizione delle 10 parole abusate dagli statunitensi nell'anno appena terminato, parole che quindi andrebbero banished, cioè escluse dalle conversazioni.
Chi fosse interessato può dare un'occhiata alle liste degli anni dal 1976 al 2015, o anche alla lista delle parole abusate in questi anni.

Per il 2016 è da evitare l'inutile so in apertura di discorso (l'equivalente del nostro Quindi: quindi cosa, se hai appena aperto bocca?).
Segue conversation, un omogeneizzato che negli ultimi anni avrebbe fagocitato termini più specifici, come: discussion, debate, chat, discourse, argument, lecture, talk. Un vizio comune anche da noi e, temo, inarrestabile.

Che dire poi di problematic, appioppato dai commentatori televisivi a qualunque situazione richieda un minimo di sforzo per essere affrontata. Oppure walk it back (fare un passo indietro), imperativo per qualunque politico statunitense si sbilanci in un'affermazione o proposito di qualche impegno. Per quelli di casa nostra non c'è pericolo, la faccia di bronzo darwinianamente necessaria per emergere consente ai nostri leader di affermare tutto e il contrario di tutto a distanza anche di meno di 24 ore.

Mi sorprende menspreading, o piuttosto mi sorprende scoprire che negli US esistano dei men's rights activists, difensori dei diritti del maschio. Tra questi ci sarebbe quello di sedere occupando uno spazio maggiore rispetto alle donne nei mezzi pubblici. Qualcosa che arriverà anche da noi, a giudicare da quello che vedo sui mezzi della metropolitana: non ho ancora visto un giovane cedere il posto a una signora incinta o una persona attempata.

Dove invece in Italia siamo in anticipo è su phisicality, la fisicità di cui discutono i nostri commentatori sportivi.

Fanno poca storia, invece, le ridondanze (price point è semplicemente il price, ma fa tanto Marketing), la secret sauce, l'ingrediente segreto su cui si baserebbe il successo (sarebbe meglio parlare di intuito, esperienza, razionalità, organizzazione, perseveranza; magari di farsi il culo). Lascio senza commento invece break the Internet, il nostro ha sconvolto (o, a scelta: commosso, scosso) il web.

Le nostre 10 parole da evitare? Comincerei da spending review, che non appartiene né alla lingua italiana, né, ahimé, ai comportamenti dei nostri governanti.

Buon sabato.

 
 
 

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