Creato da estremalatitudine il 19/06/2008

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racconti di vita, di sesso

 

 

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Post n°455 pubblicato il 07 Giugno 2015 da estremalatitudine

Aveva seni pesanti, salati, col capezzolo duro e pronunciato che resisteva senza fremiti o brividi ai continui baci che lui gli offriva.

Era appena salita dalla spiaggia, dopo il bagno. Il figlio era rimasto ancora in acqua a giocare con altri ragazzini. Lei, lei era corsa su, così, praticamente senza asciugarsi, solo avvolta in un telo di quelli di cotone leggero stampato che si comprano sulle bancarelle dei mercati.

lui l'aspettava nervoso, impaziente. la voleva. ne aveva bisogno. glielo aveva scritto. un sms. a rischio che suo marito o il figlio lo leggessero. la voleva.

adesso, riparati alla belle e meglio, in un locale secondario del bar, lui la stava baciando con passione, stingendola a sè per la vita. lei lo sentiva. lui la sentiva. avrebbero potuto farlo, lì dietro, in quella piccola stanza che lui teneva per ripararci i tavolini e le sedie di notte, ma non era possibile. troppo poco tempo. troppo poco. entrambi non amavano le cose fatte di fretta. ci voleva tempo per l'amore, così come per qualsiasi altra cosa. d'altronde lei veniva da una vita di scopate veloci, trasandate, travolte da una passione tanto prepotente quanto veloce. suo marito era un recordman. all'inizio, quando avevano tentato con i preliminari, lui le era venuto in mano in numero impressionante di volte prima di esplodere in un "non mi piace così: voglio entrare in te!" e lei, lei si era adattata. anni. anni senza davvero godere. che toccarsi per lei era peccato, una cosa sporca, infantile, stupida, senza senso.

poi un giorno, anni prima, a forza di andare in quel bar proprio di fronte alla spiaggia lei lo aveva notato. lui era un pezzo che le aveva messo gli occhi addosso. quei seni, quel culo, quel sorriso e quell'eleganza, sempre distaccata, sempre lontana, come una professoressa in vacanza, che lui poi glielo aveva chiesto: ma tu sei una professoressa? e lei, lei si era messa a ridere, lei che di mestiere faceva l'assistente di direzione, come si dice, come diceva lei e anche il suo capo e lui, lui aveva tradotto la segretaria e lei, lei aveva riso di nuovo.

l'aveva notato e si erano piaciuti. niente di più. almeno all'inizio, che tradire il marito era stato un percorso lungo, tortuoso, che solo la pazienza di lui, solo la sua santa pazienza, che se no un altro si sarebbe stufato prima, ma lui, lui era così premuroso e simpatico e paziente e gentile che lei alla fine si era arresa e un pomeriggio di giugno aveva accettato di andare a casa sua e lì era successo.

quel che a lei piaceva, adesso, era che quella gentilezza in camera da letto si trasformava in un fuoco, in una passione che bruciava lenta, ma inesorabile, per ore e lei, lei finalmente poteva godere e baciarlo e leccarlo ed essere leccata e presa, penetrata, violata, tanto che la prima volta che lui la convinse a farlo anche dietro, a sdraiarsi sul letto col cuscino sotto la pancia e lasciarlo fare, lasciarsi baciare anche lì, anche lì e sentirlo premere, premere, fino a quando come un tappo di bottiglia, ma al contrario, al contrario, lui era stato dentro di lei, ecco quella volta per tutto il tempo dopo, per tutta la giornata e la notte seguente e anche dopo lei pensò, sentì che tutti se ne sarebbero accorti, che suo marito, nello sfiorarla, l'avrebbe capito quanto la sua carne s'era fatta tenera e disponibile e disinvolta. Ma lui, il marito, non s'era accorto di niente e quella sera, sì quella sera stessa, l'aveva voluta e lei, lei al solito s'era concessa, per quei pochi minuti, quegli attimi, quei colpi che fragorosi lo fecero venire al solito in un battibaleno. solo che quella sera anche lei venne, vennero insieme e lui fu contento, felice come un bambino e lei, lei era un poco distante, imbarazzata, perchè in realtà a farla venire, ancora una volta, dopo quel pomeriggio di fuochi di artificio, era stato lui, l'altro, il suo ricordo, quel cazzo che l'aveva presa anche lì, anche lì.

dopo averle baciato il seno e averla stretta a sè lui la liberò, inseguendola con un ultimo bacio. "vai, torna da tuo figlio. noi ci vediamo domani pomeriggio da me" e lei si era sciolta dai suoi baci, dal suo abbraccio e sorridendogli e sculettando era uscita da quella stanza tornando alla spiaggia.

lui chiuse la stanza e tornò al bar. dopo poco disse al suo aiutante che doveva stare fuori e che badasse a tutto lui. se tardava chiudesse pure lui tutto.

poi uscì e con passo veloce andò a casa. era in leggero ritardo, ma se conosceva bene il tipo non c'era problema. infatti.

dopo un quart'ora suonò il campanello e dalla porta entrò una valchiria bionda di quasi un metro e ottanta. lui non la lasciò quasi neanche entrare, tanto iniziò a baciarla con furore. lei, lei si divincolò e dandogli una piccola spinta lo fece cadere sul divano. poi sedendogli di fianco e carezzandolo gli disse: "oggi sei proprio carico, amore mio. come ce l'hai duro!" "girati" rispose lui e tirandole su il vestito, dopo averla baciata per bene, la prese con forza.

 
 
 
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