Creato da sifabri il 02/10/2014

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Mi hanno rubato l'anima

 

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MI HANNO RUBATO L'ANIMA....

Post n°6 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da sifabri

Giugno 2004

Vi è mai capitato quel senso di vuoto, dentro ed attorno? Quell’apatia che ti prende ogni volta che la mattina ti svegli.

Un senso di smarrimento…( ma che diavolo ci faccio qui). Perché sono qui, chi cazzo sono io, quale è il senso e lo scopo della mia vita…… Non trovi risposta, non esiste risposta, la cerchi dentro te, la cerchi nell’anima, ma tu non hai più un’anima.

Tante troppe volte ti hanno rubato l’anima, e troppo tempo hai perduto a ricercarla e ritrovarla.

Puoi ritrovarla negli occhi di una donna, o in quelli di un bambino, ma gli stessi occhi di donna e di bambino possono rubartela nuovamente.

Quante volte ti hanno rubato l’anima!!!

Hai amato tanto nella vita, hai avuto tante donne, tutte bellissime (chissà come hai fatto) e le hai amate tutte, profondamente, dalla prima all’ultima, da quella di una notte a quella di una vita, e tutte ti hanno portato via un pezzetto della tua anima, o forse sei tu che gli ne hai ceduto un po’.

Questo è il tuo peggior difetto il volere a tutti i costi caricare su di te il fardello di  dolore di chi ti sta vicino, di chi ami.

Quante volte hai sofferto per il dolore degli altri, quante volte hai pianto, di notte, da solo di nascosto, quanto???   E questo solo perché tu ami, perché sai amare, sai amare come una madre ama il proprio figlio (nonostante tu sia un uomo) ed è assurdo come si usa dire che non esiste l’amore «vero»,  e tu lo sai, lo hai visto negli occhi vecchi e stanchi di tua madre che se ne sta andando, giorno dopo giorno, un po’ alla volta.

Già! Gli occhi! Specchio dell’anima e porta di accesso ad essa.

Quando è sta la prima volta??? Ah! Già! Nel 1983. Avevi appena 21 anni eri quasi ancora un ragazzo, ma lì a Beirut crescevi in fretta, quello che avevi visto a Sabra e Chatila ti aveva di colpo invecchiato di 50 anni. Ma gli occhi dei bambini di Sabra e Chatila ti avevano massacrato dentro. Quegli sguardi profondi, occhi vivi, ma anime spente, occhi che avevano visto il male più profondo, avevano visto la propria madre violentata, o dilaniata da una granata, il proprio padre sommariamente fucilato o bestialmente sgozzato. Mio Dio! E attraverso quegli occhi hai visto il vuoto dell’anima e gli hai ceduto la tua, al punto tale che ancora oggi di notte rivedi quegli occhi, quegli occhi che prima rubavano anime e che oggi diventati adulti rubano vite facendosi saltare in aria in mezzo ad altri occhi di figli e di madri.

Le tue notti sono popolate di sguardi, di occhi indiscreti, che vengono dal passato e sono sempre gli stessi, epoche diverse, ma il timbro è sempre lo stesso, occhi curiosi, caldi, ma al tempo stesso vuoti, come fossero la finestra su un burrone. Ed allora ti alzi da letto, scendi le scale, ti accendi una sigaretta (la cinquantesima??), ti stappi una birra e resti li al buio come a voler sfuggire a quegli sguardi, solo la luce della sigaretta che ad ogni tirata ti fa intravedere appena i contorni della stanza. Poi cominci a pensare, a riscoprire i passato nella ricerca di nuove chiavi di lettura del tuo vivere, ma gli occhi di chi ti ha rubato l’anima sono sempre li che ti osservano, li riconosci tutti.

Gli occhi azzurri di Mary, nel quale ti ci sei affogato come ci si affoga nell’ azzurro del cielo o del mare, esaltati dall’esile montatura di un paio di occhiali da splendida dottoressina, ed incorniciati da un viso meraviglioso e vivo contornato da un’aureola di capelli biondi lunghissimi. Sapeva amare Mary, eccome! Il suo fascino e la sua sensuale femminilità ti avevano stregato. La vostra affinità era totale, quando facevate l’amore non erano due corpi che si penetravano, ma due anime, due teste e tutti e cinque i sensi. Mary ti illuminava l’anima, ti riempiva la vita.

E che dire degli occhi neri di fuoco di Silvana. Esprimevano il concetto di sessualità totale, quando ti guardava negli occhi lo faceva in maniera tale da ribadire «tu sei il mio uomo», punto e basta. Quel fisico da fotomodella, i capelli neri corvini quel carnato scuro, gli occhi leggermente a mandorla e quella pronuncia da straniera con la erre «moscia» ti confondevano, ti stordivano. «Tu sarai sempre il mio UOMO sempre e comunque, qualunque cosa accada» questo ti diceva. Eh sì, te le ricordi tutte, Fabiana, Rossella, Stefania, Paola, Michela, Lin, Sabine e le altre, certo che te le ricordi, le hai amate tutte davvero, ed a tutte hai ceduto una parte di te, come al solito. E l'ultima volta è stato qualche giorno fa vero???

Non puoi fare a meno di ricordare a quando è cominciata l'ultima volta, d'altronde la notte è ancora giovane ed hai ancora qualche sigaretta nel pacchetto.

Erano gli ultimi giorni dell'anno 2002 ed è in quel campo profughi al confine tra Tanzania ed Uganda che hai conosciuto Ian. Un omone Olandese di 54 anni, medico dell'organizzazione Medici Senza Frontiere. Brutto lavoro. Tu eri là con la tua macchina fotografica a "catturare le anime" per la tua passione di documentare il mondo e lì in quel campo profughi di anime da catturare ce ne erano eccome. Anime dannate, ti sembrava di essere in un girone Dantesco, se l'inferno esistesse davvero, quello doveva essere senz'altro una succursale oppure una ambasciata nel mondo dei vivi. Beh vivi, si fa per dire perché quelli che vedevi a malapena deambulare inebetiti dal male e dalla fame erano solamente morti che camminavano. E Ian??

Lui aveva parole sorrisi e carezze per tutti, i suoi occhi verdi come la campagna della sua Amsterdam si illuminavano di luce propria ogni qualvolta arrivava un camion di medicinali oppure anche un semplice pacco di qualche anima gentile con all'interno pochi stracci.

 Non piangeva mai, non piangeva quando gli moriva un bambino mucchietto di pelle ed ossa tra le mani, non piangeva nemmeno quando la gioia di avere salvato una vita avrebbe dovuto farlo saltare come un grillo . "Vedi, ti diceva, quì non c'è tempo di piangere, dobbiamo lavorare, per ogni persona che muore ce ne sono migliaia che devono vivere". La serenità di questo uomo, la naturalezza con cui faceva il suo tragico lavoro, sembrava Dio, si davvero Dio in un posto dimenticato da Dio. E quando guardavi gli occhi verdi di Ian vedevi la sua anima che affogava in un mare di lacrime mai versate, ma.....non c'era tempo. Quando te ne sei andato gli hai lasciato tutto, ti sei tenuto solo la tua macchina fotografica, ed i rullini pieni di anime, di umanità e disumanità, foto che solo tu hai visto.

Ian adesso è morto.

E' stato barbaramente assassinato in Afghanistan, mentre si trovava là per organizzare un nuovo campo tra Kabul e Kandhar, è stato assassinato insieme ad altri quatto colleghi non si sa se da terroristi o da qualche banda di balordi (che differenza fa). L'ultimo pezzo della tua anima se ne è andato con lui.

Adesso la notte non è più giovane e comincio ad essere stanco, poi la persona alla quale sto parlando le ha già sentite queste cose, le conosce, le vive.......e poi.......MI è rimasta l'ultima sigaretta (la cinquantesima?) ed HO FINITO la birra.

Ehi!!! Se qualcuno mai leggerà queste righe (ne dubito) e dovesse imbattersi in un'anima vagante ed in pena.......credo di sapere a chi appartiene.

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