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^__* Come Percorrere Una Strada In Salita Sentendosi Una Biglia Di Vetro ^__*

Creato da faly il 09/12/2005

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« I Confini Della LibertàMessaggio #140 »

Internet a lavoro: Si o No?

Post n°139 pubblicato il 04 Marzo 2006 da faly
 
Foto di faly

AVVISO AI LETTORI: STO POST E' PER COSI' DIRE..UN TANTINELLO LUNGO..
UN LENZUOLO PRATICAMENTE.
(ma alla fine mi sa che riguarda la stragrande maggioranza di voi).

Un paio d'anni fa, quando timidamente mi sono affacciata in Internet e ho scoperto a breve la chat, mi ha sconvolto una cosa. Una grossa percentuale delle persone che chattavano cn me, lo facevano dai luoghi di lavoro. Ovviamente soprattutto di giorno, di notte son meno le persone che lavorano. E io, che mai e poi mai avrei pensato di fare una cosa simile sul lavoro, mi ritrovavo a chattare dalla sera tardi a notte fonda (ma mooolto fonda)...in rare occasioni ho visto spuntare l'alba, ho preso un caffè, mi son lavata e vestita e son andata in ufficio (..ma questa è un'altra storia...).

Eppure chattare, o cmq, navigare dall'ufficio è ora cosa piuttosto normale. E devo dire che vedevo cn invidia le ragazze fare il mio stesso lavoro..e chattare..

C'è ora un'amica del web, che probabilmente si ritrova senza internet per il capo un pò incazzatello per l'eccessiva navigazione...e sò di un'altra blogger che nn posta da tempo..colta in flagrante dal capo a "postare".
Personalmente nn trovo corretto usare internet dal posto di lavoro, anche se nn hai un cavolo da fare, e poi mi è bastata l'unica esperienza della mia vita a tramortirmi del tutto.
Pausa pranzo...mi azzardo...no che nn mi azzardo..ma si dai azzardiamoci. Mi sparo trenta secondi di tg-com poi chiudo! E' stato un tutt'uno. Aprirsi una finestra a pieno schermo mostrante il video di una "fellatio" (ma dio, cm sono delicata), in piena regola e vedermi un'ombra al fianco.. Era il principale cliente della ditta. Ovvio che lui abbia fatto un sorriso di circostanza e un'espressione angelica..ma nascondeva una coda appuntita e un paio di corna da diavolo cmq. Morale: di una colorazione blu/viola, tipo prugna, ho confessato al capo prima che venisse a saperlo in altro modo. Reazione: fragorosa e grassa risata, che m'ha fatto sentire piccola cm un acaro. In seguito ho saputo che lui ci smanazzava troppo sui siti porno, e che questi si aprivano automatici (lui è l'italianissimo capo che si ripassava l'italianissima moglie del rumeno collega..vedi post precedente)..è successo in seguito (e sempre a me cazzo) di mostrare a clienti sul pc le case che noi realizzavamo. La scena era da delirio. Inforcati gli occhiali che mi fanno tanto "professional", impostata cm una gioviale venditrice, armata di sorrisi persuasivi, tra una casa e l'altra mi toccava commentare cn nonchalance un missionario, uno smorza-candela o un groviglio di roba dal nome indefinito...

Cmq incuriosita dall'argomento ho spulciato un pò e ho scoperto che..
Da un'indagine di Internet Monitoring del febbraio 2005:
"Secondo quanto emerso da un'indagine realizzata da Internet Monitoring sono sempre più numerosi gli internauti che si connettono a Internet per accedere a servizi di chat, anche durante l'orario di lavoro (circa un terzo di quanti utilizzano servizi chat).
Stando ai dati raccolti su un campione di 300 persone infatti:
sono oltre 31 milioni le ore lavorative che durante l'anno vengono spese sulle chat-line
ai principali siti che offrono tali servizi si collegano in media 22 mila utenti al giorno circa

Chi sono gli utenti delle chat:
in maggioranza, ma molto leggera, sono uomini e celibi, mentre tra le donne è più alto il numero di persone sposate
il 57% degli utenti ha un'età inferiore ai 30 anni
il 63% chatta dal posto di lavoro perché insoddisfatto o in contrasto con i superiori; il 73% si dichiara insoddisfatto in generale
il 57% vi ricorre per avere qualcuno con cui parlare ma anche per trovare nuovi amici
il 30% ritiene che i rapporti che allaccia via chat siano più veri, sinceri e liberi

Tenuto conto che il numero dei dipendenti che ogni giorno chattano dagli uffici, in un anno, può raggiungere le 180 mila unità ed ipotizzando che la durata di ogni connessione giornaliera sia di un'ora, Internet Monitoring ha fornito una stima dei possibili costi a carico delle aziende per una cifra di circa 500 milioni di euro all'anno.

Recente, del 14 febbraio scorso, è però il ricorso di un dipendente "spiato" mentre navigava per motivi suoi privati. La ditta in questione è stata accusata Lei di violazione alla privacy.
Da Bancalavoro:
Il datore di lavoro non può monitorare la navigazione in Internet del dipendente. Il Garante privacy ha vietato a una società l’uso dei dati relativi alla navigazione in Internet di un lavoratore che, pur non essendo autorizzato, si era connesso alla rete da un computer aziendale. Il datore di lavoro, dopo aver sottoposto a esame i dati del computer, aveva accusato il dipendente di aver consultato siti a contenuto religioso, politico e pornografico, fornendone l’elenco dettagliato.
Per contestare l’indebito utilizzo di beni aziendali, afferma il Garante nel suo provvedimento, sarebbe stato in questo caso sufficiente verificare gli avvenuti accessi a Internet e i tempi di connessione senza indagare sui contenuti dei siti. Insomma, altri tipi di controlli sarebbero stati proporzionati rispetto alla verifica del comportamento del dipendente.

“Non è ammesso spiare l’uso dei computer e la navigazione in rete da parte dei lavoratori”, commenta Mauro Paissan, componente del Garante e relatore del provvedimento. “Sono in gioco la libertà e la segretezza delle comunicazioni e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. Occorre inoltre tener presente che il semplice rilevamento dei siti visitati può rivelare dati delicatissimi della persona: convinzioni religiose, opinioni politiche, appartenenza a partiti, sindacati o associazioni, stato di salute, indicazioni sulla vita sessuale”.
   
Nel caso sottoposto al giudizio del Garante, dopo una prima istanza, senza risposta, rivolta alla società, il lavoratore aveva presentato ricorso al Garante contestando la legittimità dell’operato del datore di lavoro. 
    La società aveva allegato alla contestazione disciplinare notificata al lavoratore, in seguito licenziato, numerose pagine dei file temporanei e dei cookies originati sul suo computer dalla navigazione in rete, avvenuta durante sessioni di lavoro avviate con la password del dipendente. Da queste pagine, copiate direttamente dalla directory intestata al  lavoratore, emergevano anche diverse informazioni particolarmente delicate che la società non poteva raccogliere senza aver prima informato il lavoratore. Sebbene infatti i dati personali siano stati raccolti nel corso di controlli informatici volti a verificare l’esistenza di un comportamento illecito, le informazioni di natura sensibile, in grado di rivelare ad esempio convinzioni religiose e opinioni sindacali o politiche, potevano essere trattate dal datore di lavoro senza consenso solo se indispensabili per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria. Indispensabilità che non è emersa dagli elementi acquisti nel procedimento.
    Illecito anche il trattamento dei dati  relativi allo stato di salute e alla vita sessuale. Secondo il Codice della privacy infatti tale tipo di trattamento può essere effettuato senza consenso solo se necessario per difendere in giudizio un diritto della personalità o un altro diritto fondamentale. La società in questo caso intendeva invece far valere diritti legati allo svolgimento del rapporto di lavoro.

 Insomma chattate, postate, fate quello che vi pare, si parla qui della Vs Privacy...
 
PS: Premio fedeltà a chi ha letto tutto.

 
 
 
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