Carmilla ForeverI kiss your neck with my moon-white fangs and you shall be eternally mine. Area personale- Login
Cerca in questo BlogMenuALBASCURA - Subsonica, AmorematicoFrasi che ora sanno d’inutilità, Di desideri tiepidi già smossi. Lei si riveste, ormai non la diverte più. Probabilmente lui vorrebbe anche ricominciare. Alibi che attenuano l’oscenità Riflessa intorno alle bottiglie vuote Dai suoi vent’anni opachi e rispettabili: Così si sa che c’è qualcosa che non va. La notte schiude le sue braccia fragili Tra le emozioni che si intrecciano E lei confonde spesso forza ed esperienza Per tutti gli uomini osservati da sotto. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è l’ora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è l’ora di gridare. Abiti firmati d’inutilità Riscattano un affetto che ora latita. Buone maniere che sono sempre le stesse: Da sempre sa che c’è qualcosa che non va La notte che sorride ha denti fragili Per tutti i calci che l’aspettano. Generalmente lei non dà la confidenza A tutti quelli che si atteggiano troppo. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è l’ora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è l’ora di gridare. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro. So di sicuro: lasciare andare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro. Bocche dal sapore d’eventualità appiccicano sguardi, l’aria è satura. Quasi vorrebbe la scoprissero gettarsi in pasto giusto il tempo di ricominciare. A casa questa notte non ritornerà. E' in viaggio fuori-serie verso nessun posto. Narici rispettabili festeggiano: Così si sa che c’è qualcosa che non va. La notte scivola sugli occhi gravidi, Gonfi di amaro che rovesciano. Generalmente lei riserva indifferenza A tutti quelli che si stringono troppo. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è l’ora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è l’ora di gridare. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro. So di sicuro: lasciare andare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro. È l’aria della notte della sua città che punge come un senso d’inutilità. È l’aria della notte della sua città che punge come un senso d’inutilità. È l’aria della notte nella sua città. |
Una fiaba quasi vera
Post n°33 pubblicato il 23 Aprile 2007 da Firefrost
Margherita sale in treno, ed ha il cuore che le batte un po’ più forte del solito. Alza al massimo il volume del lettore MP3, mentre cerca uno scompartimento il più vuoto possibile e si accomoda in un posto singolo, accanto al finestrino. Il treno parte in orario. Quattro fermate. Un’ora di treno scorre in fretta, arriva il momento di scendere. Mette via tutto, lettore MP3 compreso, si passa il burrocacao sulle labbra un po’ secche e scesa dal treno si guarda in torno con disinvoltura, alla ricerca del Cavaliere che sarebbe dovuto venire a prenderla in stazione. Passa veloce il pomeriggio di sole, si srotola rapido come un gomitolo che cade dalle scale: Margherita ascolta, parla, impara tante cose, ma giunge l’ora di riprendere il treno ed il Principe, neanche a dirlo, la scorta fino alla stazione. Lungo la strada ridono e scherzano, e lui d’istinto l’abbraccia con affetto. Margherita ricambia l’abbraccio, chiedendosi come sia possibile stare così bene con qualcuno appena conosciuto. E si commuove quasi nel rendersi conto di come sia percepibile, quasi tangibile, l’animo buono e dolce del Principe. L’ora di treno trascorre come un battito di ciglia, tra la musica del lettore ed un altro quadrato di lana. Dalla stazione dei treni, Margherita va a casa a piedi, perché vuole prolungare il più possibile quel pomeriggio. vuole che la favola nella quale è entrata non si chiuda così presto. Pensa a tutte le cose che lei vorrebbe fare ed al fatto, quasi mai considerato seriamente, che sia effettivamente possibile realizzarle - o almeno, provarci. Il Principe ne è la prova vivente. Chiude gli occhi, Margherita, i ricci sparsi sul cuscino come i tentacoli di un polipo: “Vedi che i Principi esistono ancora!”, mormora. La Bella si addormentò, finalmente serena. E vissero tutti felici e contenti.
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