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Post N° 32

Post n°32 pubblicato il 06 Dicembre 2004 da frangiadicielo

Mi arriva una telefonata oggi, di una cara amica…piena crisi coniugale, lui propende visibilmente per una collega, in seguito  alle lusinghe di lei, forse interessata ad una promozione, la moglie va in crisi. Cosa si può fare? Certo, sulla base di una sola campana non si può avere una visione d’insieme, ma qui c’è senz’altro qualcosa che non va…E poi, chissà perché, il consiglio lo chiedono sempre a me…bah! Vabbè, vediamo di applicare un po’ di materia grigia…Il rapporto in crisi non prevede un solo colpevole, dopo un po’ di riflessione consiglio all’amica di darsi da fare per sanare le crepe accumulate dal rapporto, sempre che lei sia disposta a farlo…Ma lei risponde che ha sempre fatto tutto il possibile, e anche di più…Lui è il tipo che, una volta sposato, pensa di aver finito di “faticare”, per così dire, eppure i primi tempi lo vedevo così preso…Lei ha recentemente perso un bambino….che sia questo? Certo, sarebbe una crudeltà, sapendo come anche lei ne abbia sofferto…Che pasticcio! Il fatto mi ha portato anche a riflettere sulla tenuta di un rapporto di coppia, di quanto spesso siano poche le energie che gli si dedicano, il che porta alla non-conoscenza, alla non-comunicazione, e, alla fine, alla rottura. Ognuno dei due si trincera dietro “stereotipi” di partner che pretende, così, automaticamente di ritrovare nel proprio, come se i rapporti, tutti uguali, siano fatti con lo stampino…Caso ha voluto che proprio oggi sentissi lo psichiatra di turno, alla televisione, che parlava di “bisogno” di mantenersi il partner accanto allo scopo dell’allevamento dei figli, e da questo “bisogno” dipendeva, secondo lui, la tenuta del rapporto. Ha detto poi che le esigenze maschili e femminili sono differenti, per cui è necessario un certo sforzo, adattamento, empatia per venirsi incontro, e la motivante di tale sforzo si baserebbe sui figli, appunto. Certo questo apre un’altra finestra, quanto siano arcaici i meccanismi che generano le nostre scelte, può essere antipatico, ma non è saggio evitare di tenerne conto. Romanticamente ho sempre pensato che l’amore dovesse esulare dal bisogno, che dovesse essere pienamente “disinteressato”, ma forse non lo è mai realmente…e non è detto che sia un male, se questo bisogno riesce ad essere più spirituale che materiale…La riflessione è aperta, che ne pensate ?

 
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