Salve a tutti! Spero che abbiate passato delle feste gradevoli e frizzanti. Sono stata un po’ latitante, ve ne sarete accorti, ma ogni tanto la mia affezionata faringite mi riacciuffa e mi lascia strascichi di febbre, tosse e quant’altro….comunque pare che si sia finalmente stancata. Ad ogni modo, l’anno nuovo comincia piacevolmente, ho ricominciato a sognare il mio Attila …Chi è? E’ quello che è stato il mio cavallo, un maremmano di misure esagerate in quanto e zoccoli, muso, collo, cuore e appetito (per questo Attila, dove passava lui non cresceva più un filo d’erba, hehe!). Un bestione che nessuno più voleva lavorare, era stato maltrattato e tirava calci e mordeva, rischiava il macello. L’abbiamo preso io e Luca, il mio ragazzo, e Attila, piano piano, è tornato agli antichi fasti, con criniera al vento, coda e zoccoli lucidati e sguardo impavido, si faceva avvicinare solo da noi. Aveva capito tutto, lui, e c’era un rapporto complice, tra ribelli, si sa, ci si intende. Un capo branco, quando si usciva in passeggiata doveva essere il primo, in occasione di un incendio improvviso sulle rive di un fosso di delimitazione dei campi, salvò gli altri cavalli, con rispettivi cavalieri, saltando per primo il fossato e tirandosi dietro tutti gli altri presi dal panico. Quando lo sogno, significa che la ripresa è vicina…Ora si trova sui monti qua vicino, dove gli piaceva tanto stare, soffriva nell’angusto recinto dietro casa…Ricordo che quando lo mettevo al galoppo gli altri cavalli del recinto, al maneggio, spaventati dal tremore che provocava sul terreno, si raggruppavano al centro, aspettavano che si fermasse per ricominciare a lavorare….Avevo iniziato a trattarlo come gli altri cavalli da scuola, pretendevo che facesse i movimenti degli altri, ma lui non ne era in grado, sapeva fare altro, e forse meglio, scartò ed io, che ero sbilanciata, caddi sulla staccionata. Di solito i cavalli, liberi dal cavaliere, si danno ad una corsa sfrenata e liberatoria, ricordo che rimase con il suo musone sopra di me, immobile, fino a che non riuscii ad alzarmi, non ha fatto avvicinare nessun altro. E poi, docile, ha aspettato che risalissi (si risale sempre dopo una caduta, regola numero uno dell’equitazione) e ha lavorato con impegno fino alla fine. E’ il simbolo della forza incoercibile, dell’istinto che non sbaglia, gli devo molto, gli voglio bene….
Inviato da: ctthsoe
il 25/03/2009 alle 08:55
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il 25/03/2009 alle 08:29
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il 25/03/2009 alle 08:22
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il 25/03/2009 alle 07:59
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il 25/03/2009 alle 07:48