Creato da: Emily_D il 02/06/2006
ovvero, note su vuoti a perdere, lune spente & immagini riflesse

Area personale

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Giugno 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

Ultime visite al Blog

Emily_De.d.aragazzo_64mabeldellecastellegui07rosarioforinoLaManu76Sylia81NicholaiHelconteoliver6
 

Ultimi commenti

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 
« 03.06.2006 ore 1:34POST n°6 »

Cut-up, ovvero, quando ci si perde cosa resta?

Post n°4 pubblicato il 03 Giugno 2006 da Emily_D
 
Tag: Cut-Up

Quando ci si perde cosa resta?

A volte resta il corpo imputridito di un creatore di versi che ha lasciato la sua parte di pazzia nel mondo...è questa la grande differenza che c’è tra i poeti e i matti, il destino della pazzia che li ha colti. Ma per entrambi il diluvio continua, piove su noi il tempo. Il tempo ci annega.             Poi succede, a volte, che qualcosa strappa il Tempo, mi disse, e non si è più puntuali con niente. Si è sempre un po’ altrove. Un po’ prima o un po’ dopo. Hai un sacco di appuntamenti, con le emozioni o con le cose e tu stai sempre ad inseguirli o ad arrivare stupidamente prima. E la gente non se lo sogna neanche che a finire una cosa non è mai quello che l’ha cominciata, anche se entrambi hanno un nome uguale, che è solo questo a mantenersi costante, nient’altro. Perché sono così i labirinti hanno vie traverse e vicoli ciechi, c’è chi dice che il modo più sicuro di uscirne è continuare a camminare e girare sempre dallo stesso lato, ma questo, come siamo obbligati a sapere, è contrario alla natura umana... perchè... perchè in fondo siamo come il mare,                           
e il mare non ha strade, il mare non ha spiegazioni... E così un pensiero si fece largo nel disagio della mente: se solo avessi smesso di essere vigliacca, sarei stata come quella donna. Se avessi spinto me stessa oltre la soglia dell’orrore del vuoto, se avessi guardato in faccia al mito che pietrifica ad un unico svelamento, niente di più mi avrebbe trattenuta alle regole della vita comune! Allora, anche io avrei potuto urlare contro uno sconosciuto l’anatema della mia esistenza. Come certe creature irrisolte, che denunciano fin dall’aspetto il loro ibrido destino, ma non ho mai osato smemorarmi di me stessa totalmente: così, dunque, non mi sono mai liberata delle cose fino a diventare una mendicante, e non mi sono mai liberata del passato fino a diventare una folle. Prigioniera della mia vita, sono rimasta una creatura di confine.

Il fatto è che si rischia sempre di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare.                  Anche lui lo amava quel paese, in quello stesso modo feroce, con quella stessa scintilla di odio che lo rodeva dentro e lo rendeva così felice e triste e strano e...vorrei che cominciasse a piovere forte più forte – diceva – così quell’immagine se ne va via, o forse se ne va del tutto quello che c’è stato dopo. Mandala via, mandala via quell’immagine. È troppo bella, mi fa male al cuore...               Vorrei poterti vedere quando ne ho voglia, aveva scritto, anche senza una ragione precisa, anche tanto da farmi venire quasi a noia il fatto di poterti vedere così liberamente, tu che da sempre non ti mostri a me se non nella forma di un’apparizione, come se il vederti fosse qualcosa di naturale, come lo è per me il vedere mia madre, mio fratello. Vorrei poterti vedere come naturalmente si vede il mondo nell’aprire gli occhi al mattino, perché ci è data la qualità di poter vedere. E che avessi fatto parte da sempre della mia vita, come un amico amato sin dall’infanzia, come qualcuno che è mio e che ha un corpo simile al mio e che conosco per averci giocato insieme prima che nei nostri corpi si manifestasse apertamente il sesso, per averci fatto la lotta. Vorrei conoscerti come solo si conosce chi si conosce da anni e di cui si sanno, perché si è stati addestrati a leggerli, i più piccoli movimenti dei muscoli del corpo e del viso, il modo abituale di appoggiarsi allo schienale di una sedia, di reclinare la testa su una spalla; e le ore abituali del risveglio e della stanchezza e dei pasti; e le cose che vorresti sentirti dire, e che cosa invece davanti a te non bisogna dire, mai. E che tu conoscessi me così bene da saper fare questo con me.                      E quando questo accadeva avevano addosso come una felicità, ma era qualcosa di più, come una splendida idiota felicità.               
...lui non sapeva mai cosa dirle, taceva. E sperava cha anche lei lo sentisse parlare nel suo silenzio...perché il mio corpo sarà soltanto il grafo che tu scrivi su di esso, un significante indecifrabile per chiunque altro non sia tu.                     
Così si richiudeva il cerchio dell’accadere, nella quiete apparentemente immutata delle cose. Perché circolare è ogni cammino, e troppo fitta la nebbia della nostra paura.

A dieci chilometri da lì il campanile di Quinnipak suonò la mezzanotte, c’era vento da nord, si portò addosso i rintocchi, uno a uno – quand’è così è come se quei rintocchi facessero a spicchi la notte, è il tempo che è una lama acuminatissima e seziona l’eternità – la chirurgia delle ore, ogni minuto una ferita per salvarsi – si sta aggrappati al tempo, questa è la verità, perché il tempo numera i conati di essere che si è, minuto per minuto – numerare è salvarsi, questa è la verità, e la legittimazione trascendentale di qualsiasi orologio, e la dolcezza straziante di tutti i rintocchi di qualsiasi campana...e intanto, la sua voce...
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati,ti prego,
non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle, così, ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere e io sono vicina a te, accarezzati accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,
è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere, a me piace guardala e guardarti, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura sono vicina a te, mi senti? sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa, la senti? è la seta del mio vestito, non aprire gli occhi ed avrai la mia pelle,
avrai le mie labbra, quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mia labbra, tu non saprai dove, a un certo punto sentirai il calore delle mie labbra, addosso, non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso,
forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro, o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco,
lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso,
finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai mio, davvero, con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre, se non mi credi apri gli occhi e guardami, sono io, chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta, le tue mani che lo toccano, i tuoi occhi che lo guardano,
le tue dita nel mio sesso, la tua lingua sulle mie labbra, tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi, mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo, tu dentro di me a muoverti adagio, le tue mani sul mio volto, le tue dita sulla mia bocca, il piacere nei tuoi occhi, la tua voce, ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce,
il mio corpo sul tuo, la tua schiena che mi solleva, le tue braccia che non mi lasciano andare, i colpi dentro di me, è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei, vogliono sapere fino a dove farmi male, fino a dove vuoi, non c’è fine, non finirà, lo vedi? nessuno potrà cancellare questo istante che accade, la mia voce dentro la tua, non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante e questo istante è, credimi, questo istante sarà, da adesso in poi, sarà, fino alla fine...

Come continuare? Adesso devi fare un salto avanti – per forza – lo devi fare – sono successe troppe cose – una volta eravamo così diversi – io e te – tante cose ci separavano – ma dopo tutto questo... Tutto è cambiato – tutto -...Le categorie... le categorie sono saltate - e i simboli si sono volatilizzati – Spariti...ci ritroviamo qui a chiacchierare io e te – soli – ed è così bello – bello – si sta bene – e se potessi pensare ad ogni cosa che mi è accaduta quest’anno – dirla a te – dirti come la penso – cos’ho da dirti io su quella cosa che è accaduta – che mi è successa – che ci è successa – a me come a te – insieme...
Ma adesso - d
evo fare un salto avanti adesso – adesso...

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Vai alla Home Page del blog