Creato da pausandro il 24/06/2007
tra la follia e la leggerezza

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« L'invito a colazione.Lei l'amore e l'altro »

Una giornata al mare.

Post n°2 pubblicato il 26 Giugno 2007 da pausandro
 

Il traffico lo odio a morte. Per questo motivo vado al mare di lunedì. E' il giorno più bello della settimana per godersi in santa pace la spiaggia, per abbronzarsi senza rotture di palle e per tutti quelli che pensano che di lunedì le spiagge possano sembrare il deserto del Sahara uno spunto di riflessione: i saloni di bellezza sono chiusi e le donne che di solito sono impegnate a far belle le altre, sono "libere".

Dopo una mattinata passata al mare in compagnia di un libro, un bottiglione d'acqua e il quotidiano (leggere il giornale in spiaggia è un'impresa che mette alla prova i nervi dei più), quando l'appetito si fa sentire, scatta il pranzetto al ristorante dello stabilimento.
Tavolini fronte mare, pochi avventori, vista e aria perfetta, profumo di frittura di pesce (spinta ad arte con un enorme ventilatore in direzione spiaggia per provocare i pochi che a quell'ora ancora non hanno fame). Insomma il quadro perfetto per godersi in santa pace la giornata lontano dal caos della città.
Al tavolo vicino, una coppia di innamorati si tiene la mano e si guarda negli occhi.
E' molto ormai che non mi capita di inebetirmi d'amore, rifletto, se fisso troppo negli occhi un'altra persona, ultimamente, è perché sono ubriaco o perché voglio capire cosa vuole.
A qualche tavolo di distanza una coppia di ragazze fa commenti su tutti quelli che incontrano con lo sguardo. Pareo alla moda, capelli coi colpi di sole perfetti, franch (non so se si scrive così) alle unghie non troppo lunghe ne troppo finte, cellulare ultra piatto colori shock, trucco da sposa, nonostante i trentasei gradi all'ombra e soprattutto nonostante il contesto sia meno impegnativo del giorno di nozze.
Nel loro mirino, è chiaro, ci capiterò anche io, se non ci sono già passato prima di accorgermene. Ma in quel momento stanno parlando della loro amica che gli ha dato buca all'ultimo minuto. Il finto broncio che ostentano è quasi simpatico e per un attimo penso che mi piacerebbe essere il motivo di quell'espressione.
Il cameriere, che ormai mi conosce come cliente del lunedì, mi domanda cosa desidero e comincia a sciorinare un menù variegato, nonostante si parli dei soliti ingredienti.
- Linguine allo scoglio, spaghetti con vongole e cozze, risotto alla marinara, bucatini con gamberetti e funghi porcini al cointreau, rigatoni all'astice, ravioli ripieni di cernia con sugo di pachino e tartufo bianco d'alba...
- Tu che ti sei mangiato? - chiedo ostentando il maggior disinteresse possibile.
- Io mi devo tenere leggero, perché sennò me prende l'abbiocco e non lavoro più, poi con tutte ste ragazze... dotto' ha visto quelle due? No non si giri mo' che sennò sgamano.
- Sei di Roma vero?
arrossisce e ammette
- no so di Frascati, dove c'è il vino buono.
- Non mi hai risposto però, che ti sei mangiato?
- La parmigiana de melanzane che ha fatto stamattina la cuoca. Uno zucchero dotto'.
- Bravo portami una porzione di quella. Meno male che ti sei tenuto leggero. Non mi chiamare dotto' che non sono dottore.
- Ero ironico dotto'... Me piace scherza'. La mi regazza me lo dice sempre che so' un mollicone, me sarva solo er senso dell'umorismo. Da beve che je porto?
- Una bottiglia d'acqua naturale e un quarto di bianco di frascati.
- Lei è un intenditore. Dato che me sta simpatico je do una dritta dotto'.
- Grazie, su cosa?
- C'ha presente le due parrucchiere che dicevo prima?
- Impossibile non notarle, ma c'è di meglio...
- Anfatti. Di solito so' in tre, solo che oggi la loro "capa" non è venuta. Peccato. Me ce perdo a vedella.
- Qual'è la dritta?
- Beh, io non j'ho detto niente, però dicono che je piace fa le cose a quattro.
- Orge.
- Non lo so se so' proprio orge, perché di solito scelgono uno e se lo portano via e la volta dopo quello nun ritorna, e se torna lo fa dopo una mesata. Per me il fortunato che je capita sotto a quelle lo ricoverano per una cura ricostituente.
- E bravo...
- Luca dotto'. Luca
- Bravo Luca. C'è un modo per entrare in contatto con il trio, secondo te?
- Magari dotto', ce metterei la firma, ma numme cacano.
- Allora non è una dritta, è una tortura.
- Quasi dotto'
- Luca non mi chiamare dotto' per favore...
- Scusi dotto' ma è più forte de me.
- Mo' je porto da beve e faccio l'ordinazione.
- Va bene grazie.
Luca se ne va e dopo aver fatto il giro dei tavoli mi porta la parmigiana. E' emozionato e imparpagliato. Mi si avvicina e mi dice:
- Dotto', le due tipe mi hanno detto se vuole unirsi al loro tavolo o se se possono mette ar tavolo suo, perché so' tristi.
- Luca se non la pianti di chiamarmi dotto'...
- Vabbe' dotto', ma io che je devo di' a quelle due?
- Che il mio tavolo è abbastanza grande per tutti e tre...

 
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