Creato da pausandro il 24/06/2007
tra la follia e la leggerezza

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Sardegna tanto tempo fa...

Post n°25 pubblicato il 15 Ottobre 2007 da pausandro
 

Santa Teresa, un concerto in piazza con un coro di voci autoctone. Ipnotizzato dal suono, totalmente preso, rimango separato dal resto del gurppo di amici motociclisti con il quale mi muovo.
Quello è l'anno in cui ci sono andato come passeggero, la mia moto aveva dato forfait pochi giorni prima ed io mi spostavo in sella(scomoda) con un mio amico, allora fraterno. Vivevamo da barboni, cercando di tenere un contegno da centauri. Uno spettacolo ignobile. L'unica cosa perfetta, l'abbronzatura.
Al cospetto di questo palco, guardo turisti e indigeni applaudire e ammutolire. Non capisco una parola di seguito all'altra, ma sono affascinato da come quelle note tocchino il mio animo. Una ragazza mi rivolge la parola. Non è alta e dalla abbronzatura potrebbe essere una del mio gruppo di senzatetto estivi.

- Capisci quello che dicono?
- No! Ma trovo emozionante come lo dicono.
- Devi avere un animo sensibile.
- Pure troppo.
- Non sono mai canzoni troppo allegre, se vuoi te ne traduco qualche brano.
- Volentieri.
- Berta, piacere
- Piacere mio. Sandro.

Tra gli applausi del pubblico, il concerto finisce, Berta non è riuscita a tradurre nulla delle canzoni, ma ha un sorriso veramente incredibile.

- Beh grazie del tentativo di traduzione.
- Veramente ti avevo notato da un po', ma pensavo che capissi quello che dicevano, ho visto che ti sei commosso...
- Si, in effetti, non so se mi ha commosso di più la voce del coro o vedere quei vecchietti seduti sulle scale che piangevano...
- Anche acuto osservatore.
- Non saprei.
- Sei di Santa Teresa?
- No, sono di Olbia, ma i miei hanno casa qui e io l'estate ci vengo quando non studio.
- Cosa fai ora di bello?
- Non saprei, forse mi incontro con degli amici, che odiano la musica sarda, ma sono sardi. Tu?
- Io ho perso il mio gruppo di amici, ma abbiamo appuntamento a mezzanotte al distributore dove abbiamo parcheggiato le moto.
- Fino a mezzanotte sei libero, allora.
- Esatto, sono una cenerentola dei poveri. Ti andrebbe di berci una birra?
- Perché no?

Ci dirigiamo verso un bar, dove nonostante la ressa, il barista si rivolge alla mia nuova amica con un sorriso.
- Ciao Berta, cosa ti serve?
- Due Ichnusa per favore Elio.
- Piccole?
- Come la vuoi Sandro? Piccola?
- No grazie, la birra piccola non fa per me.
- Ha ragione il tuo amico Berta, l'hai visto quanto è alto?
- Hai ragione Elio, due normali.
In tutto questo mi avvicino alla cassa per pagare, ma il barista mi fulmina con:
- Scherzi? Non puoi pagare in questo bar.
- Ha ragione. Non puoi pagare in questo bar. Elio mi ha visto crescere e non pago nè io ne chi mi accompagna. Poi mi sa che gli sei rimasto simpatico.
- Se lo dici tu...
Usciamo e ci sediamo su un muretto che offre una vista sulla piazza e sul cielo stellato. Parliamo per ore e a mezzanotte e mezza, vedo il mio amico con la moto che sta facendo il giro per venirmi a cercare.
- Forse non ho sentito i rintocchi della campana. Deve essere mezzanotte.
- Veramente è passata da trenta minuti circa.
- Caspita. Il tempo è volato.
- Dove vai in spiaggia?
- Qui sotto.
- Ok. Allora domani ti vengo a trovare in mattinata.
- Ok, a domani allora.
- Grazie per la serata.
- Grazie a te.

Salgo in moto e andiamo a dormire. Sotto le stelle. Nel tragitto:
- Sandro, ma chi era quella?
- Una ragazza.
- Davvero?
- Si.
- Ma l'hai conosciuta stasera?
- Si.
- Carina. Ce l'ha un'amica?
- Non saprei. Domani la vedo e chiedo.
- T'accompagno.
- Perché no?

L'indomani raggiungiamo la spiaggia che mi ha indicato Berta e dopo una breve ricerca, la troviamo in compagnia di un'amica sotto un chiosco che gioca a carte.

- Ciao Berta.
- Ciao Sandro, non ci credevo che saresti passato.
- Beh, devi ricrederti perché sono qui. Nonostante Fulvio. Anzi che maleducato. Non te l'ho presentato. Fulvio, Berta. Berta, Fulvio.
- Sono maleducata anche io. Lei è mia cugina Rachele. Mi è venuta a prendere. Oggi partiamo, torniamo a casa.
- Mi dispiace, non sapevo che partissi.
- Nemmeno io, solo che abbiamo un problema a casa e mio padre ha mandato Rachele a prendermi. Il nonno non sta bene e...
- Mi dispiace ancora di più allora.
- Beh buon viaggio allora.
Mi scrive su un tovagliolo un indirizzo e un numero di telefono.
- Quando torni a casa, chiamami. Ogni anno vengo dalle tue parti per qualche giorno, ho una zia lì, magari ti vengo a trovare.
- Aspetta che allora ti scrivo anche io qualche dato per trovarmi. Non sto molto a casa, ma ho una segreteria che funzione da dio. Anzi se la senti non ti impressionare, il messaggio è fuori di testa ma è simpatico.
- Come te?
- La segreteria è più simpatica di me.
- Allora la chiamo subito stasera.
- Peccato che ci siamo conosciuti solo ieri.
- Già. Peccato.

Ci beviamo altre due Ichnusa (bionda sardegna come mi ha insegnato a chiamarla Berta) e poi ci accomiatiamo. Sono sempre stato una frana nei saluti finali. Quindi ci alziamo, ci scambiamo baci sulle guance e ripartiamo verso il nostro gruppo. In moto:
- Ammazza che sola, Sa'!
- In che senso.
- A me Rachele me piaceva.
- Si in effetti era carina.
- Certo Berta è mejo, però me la facevo anna' bene lo stesso.
- Fulvio sei una bestia, domani guido io.
- Va bene. Va bene, ma la prossima che rimorchi prendila che non scappa subito.
- Fulvio?
- Eh?
- Mavvaffanculo va...

Tornati a casa, dopo un paio di settimane, ascolto la segreteria. La voce metallica dell'apparecchio mi avvisa che ci sono ventitre messaggi. Ho pensato che fosse "un numero che porta fortuna". Dopo aver premuto play:

- Tu.TU.TU.TU
Fuori uno. Un timido che ha riattaccato subito.
- Pronto, che razza di segreteria è questa? Sono il direttore della filiale dove ha il conto corrente la signora tal de tali. Ci richiami che il suo conto è in rosso.
Sbagliato numero.
- Ciao Sandro. Sono Berta. Non ti ho chiamato la sera stessa, ma ho aspettato oggi. La segreteria è davvero carina, avevi ragione, è più simpatica di te, ma non è altrettanto dolce. Mi hai fatto una bella impressione e mi è dispiaciuto non conoscerti meglio. A tutto c'è un rimedio, a ottobre vengo una settimana a Roma, ma non voglio andare da mia zia. Mi trovi una pensioncina dignitosa? I miei numeri li hai. Fatti vivo.

Non ricordo gli altri messaggi, ma questo mi è rimasto in mente per molto tempo. L'ho richiamata il giorno dopo e in ottobre la ospitai io, ma questo è il continuo che tengo per un'altra volta...

 
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