
Un’ambulanza mi passa di fianco. Aspetto un pò, due tipi si stanno scaldando il cucchiaino, chiedo se sanno qualcosa del tizio che dormiva disteso poco più in là, mi dicono che l’ambulanza ha appena portato via uno, c’è sempre chi esagera quando è al limite.
Stramerda, Cristo! Se lo sono portati in ospedale! Adesso cominciano le rogne.
Vado al policlinico spacciandomi per suo fratello, ma all’accettazione del pronto soccorso non sanno niente, mi dicono che deve ancora arrivare un’ambulanza che è fuori per una chiamata partita da quella zona. Aspetto che arrivi, ma dentro Renzo non c’è. L’infermiere dice che il paziente era talmente agitato che non sono riusciti a tenerlo, sicuro non si era appena iniettato, però aveva del sangue al braccio destro. Poi aveva allargato le braccia.
La notizia mi aveva dato sollievo, Renzo è uno scaltro, sa il fatto suo, certo che siamo in una bella situazione di merda! Torno nel lungo argine e aspetto un po’, ma non arriva. Forse è meglio così, non farsi vedere insieme. Mi incammino verso casa, pensando che con Renzo ci vedremo stasera da Michele.
Arrivo al bar verso le otto, solita gente, solite storie. Vado al banco e vedo Michele che mi indica a un indiano. Mi volto, giusto il tempo di vedere che il tipo mi viene incontro, mi caccia un biglietto in mano e se ne va. C’è n’è di gente strana a ‘sto mondo. Ordino la solita birra piccola, il solito, come nei film, e apro il biglietto.
“Renzo sistemato
Aeroporto Marco Polo
Volo 5634
Ore 7.40
Prenotato a nome Rullani”
Senti Michele hai visto mica Renzo? Faccio io, come se nulla fosse. Ma Michele non sa niente, è troppo onesto per finire in certi giri, lui. Vado fuori dal bar e faccio quattro passi in cerca dell’indiano, ma capisco subito che non ha senso. Non faccio domande a nessuno, non voglio complicarmi la vita, torno al bar, come al solito, in fondo è solo una questione di duplice omicidio, merda, sto facendo carriera! Scolo la mia birretta e me ne vado a letto, chiedendomi dove cazzo andrà questo aereo delle 7.40 e come faceva l’indiano a conoscere il mio cognome. A quanto pare non ho scelta, ma comincio ad avvertire pessime sensazioni. Forse qualcuno ci ha visti? Forse hanno già trovato qualcosa? E sì che siamo stati attenti il più possibile! I vecchi li abbiamo sistemati nel congelatore della carne come nell’ultimo film di Almodovar, ricoperti di fettine di manzo e buste di verdure congelate, non era molta roba, ma copriva bene tutto. Poi abbiamo pulito gli schizzi di sangue e tirato su i vetri del tavolo. Quando ce ne siamo andati pareva tutto a posto, eccetto le quattro gambe nere, senza più un piano da sostenere, appoggiate alla parete. (continua)
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