
Stamattina mi sono alzato presto per andare in aeroporto in cerca della mia destinazione per oggi pomeriggio e forse per sempre. Ho la sensazione che dietro a tutto questo ci sia qualcuno che sa molto di me, troppo forse, comincio ad avere paura. Appurata la meta mi avvio all’imbarco e salgo, l’indiano siede qualche posto più indietro. Non credevo di essere tanto importante da meritarmi la scorta. L’aereo rulla e si alza, e poi, in un attimo, siamo di nuovo a muso in giù, ma la situazione sta diventando ossessiva. Non sapere cosa sanno gli altri è logorante dopo un pò, è su questo che giocano i pula quando sei dentro, è una partita a scacchi infinita. Giuro a me stesso che se esco da questo casino, divento buono, mi trovo un lavoro onesto a tutti i costi, sono persino disposto a cambiare città pur di fare il lavapiatti, lo spazzino, qualsiasi cosa, non importa se ho il diploma di perito! Lo giuro a Gesù, alla Madonna a tutti i Santi, i Buddha e gli Ayatollah che conosco, lo giuro anche al Presidente del Governo, anche se non è più Berlusconi e non è lui che devo ringraziare per via dell’indulto, mi hanno detto.
Sceso dall’aereo perdo la mia guardia del corpo, ma mi rassegno che deve trattarsi solo di un’illusione. Prendo la metro che mi porta in centro. L’indiano ricompare a momenti, nella realtà e nei miei pensieri. Mi sforzo di attaccarmi a qualsiasi situazione, pur di non pensare a quel che sarà. Ascolto le storie delle persone che sono nella mia carrozza e invidio le loro giornate normali, come dev’essere per quelle due che mi sono appena passate davanti, sotto la freccia rosso sangue che mi invita a tornare indietro. Eppure non riesco a smettere di andare, non posso smettere di andare.
Fuori dalla stazione mi aspetta l’indiano, mi fa un cenno con la mano e capisco di seguirlo. Mi cammina davanti, staccato di 20 metri. Assumo un atteggiamento indifferente, e se svoltassi alla prossima curva? No, ormai voglio arrivare fino in fondo, voglio almeno sapere di Renzo, chi l’ha fottuto? Lo Sciacallo? Arriviamo ad un palazzo di un quartiere residenziale. Osservo l’indiano che suona, mi fa un gesto con la mano di aspettare un po’, poi mi avvio verso l’ingresso e inizio a salire una rampa di scale. C’è un’unica porta aperta sul pianerottolo, deglutisco ed entro…(Continua)
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il 22/05/2008 alle 14:53
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