Creato da: fulvia1953 il 14/11/2011
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"Un  eremo non è un guscio di lumaca"  di Adriana Zarri

Con i suoi giorni brevi e le notti lunghissime, l'inverno è un abisso di luce e di buio; col suo silenzio è una stagione di ascolto, di attesa, di incontro: un incontro piu' intimo e segreto di quanto non sia dato in altre stagioni dell'anno: un incontro che ha sapore di casa, di madia, di stufe accese e di polenta. Bisogna per forza guardare dentro perchè di fuori non c'è nulla: solo stupende sfumature di grigio: dal piombo al perla, al luminescente al quasi bianco; e, se la nebbia si dirada, emergono le  braccia nude degli alberi, protese al cielo, inutilmente, come preghiere inascoltate. L'esaudimento, il calore, l'amore, si rifugia all'interno delle case; con le lampade accese, le tinte vive per contrastare gli smorti colori della terra. Ridimensiono la casa:Per risparmiare carburante mi rifugio in una sola stanza, a mezzogiorno. Tutto è piu' piccolo e raccolto. E dalla finestra guardo cadere le foglie, guardo scrosciare la pioggia, guardo salire la nebbia.

 

 

 

 
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Poetry

Post n°10 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

     E' il titolo di un film che ho visto giorni fà e che mi è rimasto nel cuore e nella mente. Il regista è il sud coreano Lee Chang-dong, il titolo significa "Poesia" e tutto il film è poesia. Si celebra la poesia della vita che dapprincipio sembra  riguardare solo ciò che è bello, puro ed incontaminato come può essere per esempio la Natura. La protagonista -attrice straordinaria- è una donna sola, con un nipote da crescere ed una vita modesta. Ci tiene però alla sua persona, ha in sè il gusto del bello ed ha un grande desiderio: saper scrivere poesie. Proprio vicino a casa si apre un corso di poesia e lei si iscrive per imparare ed indirizzata dal maestro comincia ad annotare le emozioni che suscitano ogni cosa bella  che incontra o che va a cercare nelle sue passeggiate, ma niente da fare, nemmeno dagli appunti riesce a trarre una poesia.  Contemporaneamente succedono fatti nuovi, fatti di vita che non hanno niente a che vedere con la bellezza e la purezza e Mija è sconcertata ma lei stessa sarà l'incarnazione della poesia perchè la poesia è verità, è sincerità di sentimenti, è  purezza dello sguardo, è andare fino in fondo. Mija non accetta nè per sè nè per il mondo che la circonda una vita di apparenze e di negazione, inizia un viaggio solitario dentro fatti dolorosi e vive in prima persona sentimenti come incredulità, dolore di madre, vergogna, pudore, tristezza enorme. Entra nel dolore, lo attraversa delicatamente, in punta in piedi, per rendersi conto delle mille sfaccettature dell'animo umano che è  bellezza e perfezione ma anche carnalità, passione e debolezza. Riuscirà alla fine del corso a scrivere una poesia, lei non ci sarà a leggerla e questa poesia sarà  una dichiarazione d'Amore alla vita ed alle persone che hanno fatto parte di essa " ...voglio che sappiate quanto io vi ho amato!".  E' stata una grande emozione per me questo film; è stato piacevole entrare nel modo di vita di persone orientali dove esistono insieme alla frenesia della modernità un modo di pensare antico e saggio. C'è una scena finale del film dove Mija lava con cura il nipote, strofina ogni parte e si assicura che non rimanga nemmeno un segno di sporcizia e dice:" Chi tiene pulito il proprio corpo allora anche la sua anima sarà pulita", ho riflettuto su questo perchè non è una frase banale. Ogni scena del film porta lo spettatore dentro questo mondo, così diverso da noi, nelle case dove si preferisce vivere a contatto con la terra, nel modo di mangiare, nei silenzi  e negli sguardi che dicono piu' di mille parole assordanti. Mi è rimasta impressa la figura di Mija, questa donna minuta ma intensa e la sua scelta  finale che conclude il film mi ha emozionato moltissimo ma nonostante questo mi ha lasciato una grande pace.  Camminavo per strada ed ero rilassata come non mai, serena.  Chissà se qualcuno di voi ha visto questo film...

giovedì, 5 maggio 2011

 
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