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DALLA PARTE DI SWANN - citazioni

Post n°21 pubblicato il 31 Maggio 2013 da giansartoretto
 
Foto di giansartoretto

DALLA PARTE DI SWANN di Marcel Proust

1° - Quel che è certo è che quando, svegliandomi in quel modo, il mio spirito s’agitava per cercare senza riuscirci, di sapere dove fossi, tutto, oggetti, paesi, anni, vorticava introno a me nel buio (pag. 12);

2° - Così per il nostro passato. E’ uno sforzo vano cercare di evocarlo, inutili tutti i tentativi della nostra intelligenza. Se ne sta nascosto al di là del suo dominio e della sua portata in qualche insospettato oggetto materiale (nella sensazione che questo ci darebbe). Questo oggetto, dipende dal caso che noi lo incontriamo prima di morire, oppure che non lo incontriamo mai (pag. 59);

3° - Chiedo al mio spirito di fare un ulteriore sforzo di richiamare ancora una volta la sensazione che sfugge (pag. 61);

4° - Giungerà mai alla superficie della mia coscienza lucida quel ricordo, quell’istante remoto che l’attrazione di un identico istante è venuta così da lontano a sollecitare, a scuotere, a sollevare nel mio io più profondo? (pag. 61);

5° - Ma quando da un lontano passato non rimane più nulla, dopo la morte delle creature, dopo la distruzione delle cose, soli e più fragili ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore permangono ancora a lungo, come anime, a ricordare , ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto, a sorreggere senza tremore – loro, goccioline quasi impalpabili – l’immenso edificio del ricordo (pag. 62);

6° - Si cerca di ritrovare nelle case, che se ne impreziosiscono, il riflesso che su di esse ha proiettato la nostra anima (pag. 110);

7° - ……all’improvviso un tetto, un riflesso di sole su una pietra, l’odore di una strada, mi facevano sostare per uno speciale piacere che ne traevo (pag. 221);

8° - E’ così che, spesso, indugiavo fino al mattino a rievocare il tempo di Combray, le mie tristi sere senza sonno, i tanti giorni, anche, la cui immagine mi era stata di recente restituita dal sapore – che a Combray si sarebbe chiamato “profumo” – di una tazza di thè (pag. 230);

9° - La realtà che avevo conosciuta non esisteva più. Bastava che Madame Swann non giungesse, identica, nel medesimo istante perché il viale fosse un’altra cosa….il ricordo d’una certa immagine non è che il rimpianto d’un certo istante; e le cose, le strade, i viali sono, ahimè, fugaci come gli anni (pag. 519)

 
 
 
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