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« LA CULTURA OGGILA MAGGIORANZA DEVIANTE ... »

I PROSCIUTTINI

Post n°42 pubblicato il 26 Ottobre 2013 da giansartoretto

Siamo qui in questo desco

come tanti affettati

che si parlano di fresco

tra rumori e grida

alterati da cibarie e vino

del Paradiso Perduto

locale nostro

nel venezian incedere

a festa, d'ombre

e di  protesta.

Eppure non provo

più entusiasmo

e le parole

non sono orgasmo

ne feeling di voluttà,

ma angoscia e nullità

vertigine inconsistente

e delirante,

rallentata  da bottiglie altére,

tu insisti, Mar Graz,

mi comunichi  con gli occhi,

ti ascolta il  mio dovere

mentre penso a cose lontane

a cose mondane.

E intanto nella tavolata,

l' An cerca con intensità

uno spiraglio di verità,

tra risa contaminate

non sarà il solito

imbroglio, orgoglio?

Non ci riesce e ci resta male,

eppoi espressioni infuocate,

di destini accumunati

scintille di sguardi scoppiettanti

di collane sfaccettate

di rumori vitali

intensi  ripieno di voci.  

Penso a te idea permanente

che mi lacrimi il viso

di odori profondi

penso a te per quelle gocce

e vedo finestre di colori,

e la tua pelle, la tua bocca Let,

amore, voglio un bacio col cuore,

e invece sfuggo all'intensità

d'un tuo sguardo mesto

che mi chiede quasi aiuto,

che mi dice vado fuori

in riva al canal  

e vuole fuggire

da questo monotonia

che sale il mal.

O Ferr. mio diletto

andiamo pure a letto

e sogniamo la pioggia di primavera

che ci rinfreschi anche stasera

e rinnovi la nostra mente

di nuovo come un tempo,

morti di Reggio Emilia

tornate dalle fosse...

in questa lucidità di furore

e desiderio di percosse.  

Fed, Chi, Rit, Giul, Lelle

la nostra pelle

voglia unirsi e arredi

la stanza ripiena

di tramonti sfiniti,

che le sue tende

siano i nostri visi

ricamati a festa

e che il rimpianto

sia sapone del mattino.  

E mentre mangiate un budino,

i vasi di fiori  

crescano nella stanza.

Cat caminetto del focolare

giocherò a scacchi

con la tua coscienza,

tra mille fate di  sensibilità

incontrando il tuo sguardo

come foglie di cuore

d'autunno e di dolore.

Non cerco effetti speciali

di parole contorte,

ma fusione totale  

di budella attorcigliate

di giovani corpi  

transe unti del signore nostro

pieni di intensità e brio.

Verrà per qualche attimo la vita  

e avrà i ns volti pieni di Dio.  

Della serie:   Datemi dell'affettato

che vi voglio parlare  

(Da Smemoranda nostra e dintorni) 

 

 

 
 
 
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