GIARIYA

L'esclave du harem

 

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« La schiava arabapelle d'ebano »

Una storia che non avrei voluto raccontare.

Post n°4 pubblicato il 27 Gennaio 2011 da al_habibi

"Vuoi che ti procuro una donna?"

E' Giovedì sera e la previsione è di passare due giorni prigionieri in questo hotel senza poter neppure mettere il naso fuori dalla porta.
Mi sono portato dei libri e penso alla mia stanza con i pannelli in legno di protezione davanti alla finestra e la luce che filtra dai lati lasciando tutto nella semioscurità, due giorni seduto su una sedia a leggere non sono allettanti e appena esco dalla stanza Vassili è lì come un omba a seguirmi.

Capisco che anche per lui saebbe piacevole sapere che non mi viene il ghiribizzo di uscire , ma sinceramente non me la sento di rotolarmi nel letto con una pagata per farlo, ci devo pensare.
"Adesso no,  crdeo che starò qui a bere qualcosa e poi vado in camera. Bevi qualcosa con me?"
Potenza del denaro, in questo hotel occidentale si può avere vino, whisky, cognac francese, grappa pur essendo in uno dei paesi islamici più rigidi al mondo.

Vassili è la mia guardia del corpo qui a Islamabad, la faccia da bambino indurita dalla vita, capelli corti, sempre rasato, mai trascurato e sempre sul chi vive. Ho scoperto che può bere fino quasi a sbronzarsi ed un attimo dopo essere perfettamente lucido e padrone delle sue azioni. Non si sopravvive altrimenti facendo il suo lavoro.

Aveva ventanni quando era entrato in Afghanistan sui T72 dell' armata dell'esercito dei lavoratori e contadini, normalmente conosciuta come Armata Rossa. Dieci anni di guerra in Afghanistan, poi con il crollo dell'impero sovietico a fare azioni di guerra nei paesi che chiedevano la secessione dalla federazione russa.

Dopo ventanni di guerra e massacri, era entrato a far parte di un corpo di mercenari scelti come guardie del corpo per i plutarchi del doporegime ed è in queste vesti che mi ha raccontato ciò che sto per riportare.

Tutti conoscono la roulette russa, pochi sanno che esistono varianti differenti. Un tipo abbastanza sconosciuto, ma gettonato è quella che prevede di seviziare delle persone consezienti, l'ultimo che si arrende ha vinto, il trucco sta nel porre una posta in gioco molto alta, per cui valga la pena sopportare ogni sorta di torture.

Vittime erano sempre donne, magari  le amanti dei boss, che puntando ad una vita di agi non volevano deludere il padrone il cui onore sarebbe stato sporcato dalla loro resa prematura.

Una volta furono prese due madri a cui venivano offerti i soldi per curare i figli malati. C'era anche una terza disperata che aveva bisogno di soldi, ma che si arrese quasi subito e di cui Vassili non ricordava nulla.

A lui era toccato il compito di andare a prendere a casa una di queste due donne e portarle nel luogo in cui si sarebbe svolta la prova.
Il teatro era composto da una stanzetta dove stavano le vittime, un carnefice mascherato da inquisitore medievale tanto per dare un po' di ambiente ed un altra persona che avrebbe dovuto garantire il corretto svolgimento della prova.

Dietro un grande specchio stava il pubblico, uomini e donne che mangiavano, bevevano, scommettevano.

Vassili mi disse che aveva assistito altre volte a questo genere di spettacoli, ma sinceramente il destino delle vittime lo lasciava indifferente, nella maggior parte dei casi se l'erano cercata per avidità o vizio, questa volta invece, quando le donne furono nude nei loro corpi macilenti, i seni cascanti di chi non ha abbastanza cibo e lo sguardo perso nel vuoto, quando fu chiara la disperazione che le aveva portate li iniziò a sentirsi a disagio.

Le due donne non erano delle bellezze statuarie, non avevano lo sguardo fiero, erano già sconfitte in partenza rappresentanti di quel regno dei vinti che non ha neppure la speranza di un futuro.

La prova consisteva in tre buste che le donne a turno aprivano, nella prima c'era l'oggetto della tortura, nella seconda il numero di volte che avrebbe dovuto essere applicata e nella terza la parte del corpo che avrebbe dovuto essere interessata.

Le altre due concorrenti legavano la vittima di turno al patibolo che poteva essere un cavalletto, una spalliera o una panca e questa riceveva il supplizio dovendo contare ad alta voce i colpi di frusta, di canna o gli spilli ed i chiodi che le venivano inferti.

Dover contare serve a mantenere vigile l'attenzione della vittima ed impedisce di rifugiarsi in un mondo in cui gli inibitori del dolore possono operare.

Come detto la terza si arrese quasi subito, ma le altre andarono avanti riducendosi a due ammassi di piaghe.
Nessuna parte del corpo venne risparmiata, neppure quelle più delicate e che erano state depilate per l'occasione, ascelle e vulva

Fu quando l'ennesimo colpo di frusta quasi staccò un capezzolo ad una delle due che questa disse "basta".  Non lo disse volontariamente o consapevolmente, lo disse una voce dal suo intimo più profondo, l'istinto animale di sopravvivenza spinto al parossismo.

Nella sala degli spettatori si udirono applausi, risate degli scommettitori vincenti ed imprecazioni dei perdenti.
Nella stanzetta del supplizio le due donne scoppiarono in pianto, una di gioia e l'altra di disperazione.

Vassili riaccompagno a casa la donna, le chiese se stava bene, se aveva bisogno di qualcosa, avrebbe voluto dire qualcosa ma non sapeva cosa, si sentiva sporco per essere parte di quel sistema.
La donna fece niet con il capo e si trscinò dentro la stanza....
... più tardi, quando era quasi ormai mattina, prese il figlio malato e con lui si gettò sotto il treno.

Una vittima della disperazione fu la voce ufficiale e chi sapeva non parlò, anni di dittatura ti insegnano a farti i fatti tuoi.

Per Vassili fu troppo, se ne andò, senza fare storie, senza fare scenate contattò il suo vecchio colonnello, si mise a disposizione e accettò di essere mandato lontano, li dove l'ho trovato io.







 
 
 
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Data di creazione: 20/01/2011
 

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