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Questa è una cavolata, ma è una cosa che ho scritto io.

Post n°7 pubblicato il 20 Ottobre 2007 da amoledonnemature68

 LO SFIGATO E LO SPLENDIDO

Avete mai fatto caso ai personaggi che frequentano le discoteche? Sono veramente tanti, ma due sono le razze predominanti, GLI SFIGATI CRONICI E GLI SPLENDIDI. Vivono in simbiosi, lo splendido è sempre circondato da donne bellissime appariscenti e molto disponibili, con qualsiasi cosa si vesta riesce a far colpo, invece lo sfigato è il suo opposto. Lo splendido riesce sempre a ridicolizzarlo, apparendo migliore di lui e lo sfigato, senza accorgesene fa il suo gioco, anche perché il più delle volte e un buono, o fregnone, non importa com’è appellato. Lo sfigato è quello che arriva secondo in tutto, in un campionato dei secondi arriverebbe secondo. Qualcuno lo chiama perdente ma è una teoria discutibile. Lui nonostante tutto non cede e ricomincia ogni volta, esce sempre con lo stesso splendido, finendo sempre per fare la figura del pollo. Sperando di fare il colpaccio con una donna, imita lo splendido facendo le stesse mosse, comprando gli stessi abiti che naturalmente addosso a lui fanno schifo. In discoteca lo splendido è il più ammirato, e si porta dietro lo sfigato, come un trofeo di caccia, per lo più è lo sfigato ad attaccare bottone con le ragazze, ma lo splendido con abile mossa, e splendido tempismo, aggancia la bella di turno lasciando a bocca asciutta. Lui ci rimane male, ma non è la prima volta che gli capita, ormai è vaccinato, quasi non gli frega niente, una tacca in più sulla sua sei colpi. Quando accade, lo sfigato, continua nella sua disperata ricerca d’avventura serale, facendo per lo più figuracce, o buchi nell’acqua. Allora decide di accontentarsi. Basta la prima che dia segni positivi o di vita. Forse ci siamo. Nota in un angolo, appoggiata ad una colonna, una ragazza, di certo non bella, ma è una ragazza. Si mette all’angolo opposto e decide la tattica.

I fase;

Sguardo fisso su di lei. La ragazza sembra che ci sta. Continua la tattica. Lei da un cenno d’invito con la testa. Forse ci siamo.

II fase;

Avvicinamento, con sguardo sornione e faccia da simpatico, si avvicina con passo sicuro. Continuano i cenni d’invito. ALLELLUIA. Questa volta vado in porto.

Ad avvicinamento effettuato, avviene l’interecettazione.

Inizia: ciao, tutto bene?

Lei con occhi dolcissimi lo guarda, ma non risponde. Lui, risponde a quello sguardo e continua: sola? Ma lei non rispondere, accenna un sorriso, e continua a guardarlo con i suoi grandi ed enigmatici occhi. Lui insiste: ti va di fare due salti in pista? Lei sbarra gli occhi, lo fissa con occhi carichi di rabbia e color rosso sangue, e va via zoppicando con forti tic alla testa, e allontanandosi lancia imprecazioni in quattro lingue. Lo sfigato di fronte a questa situazione ci rimane come……come……come uno sfigato, sguardo fisso occhio pallato lingua felpata mano sudata salivazione azzerata colore viola addobbo funebre, si guarda intorno, cercando un volto amico, una risposta che nessuno ha. Questa è un’altra serata da dimenticare, ma lui è un’ottimista e spera sempre in un colpo di fortuna. Poi una sera, una telefonata. Lo splendido: ciao, stasera non posso venire, non mi sento bene. Lo sfigato: illuminandosi d’immenso, ma vaaa’……ma qqqquantooo mi dispiaceee, mi raccomando curati eeeeh!!!! Ci siamo, una luce nella buia notte della sua vita. Decide allora di mettersi al meglio delle sue possibilità. Indossa il miglior vestito, profumo pagato a peso d’oro, bagno lunghissimo, e quando dopo circa due ore d’intensi e difficili restauri, è pronto. Entrata trionfale dalla porta centrale. E’ dentro e iniziano le danze. Naturalmente le razze prima descritte sono anche al femminile, con l’unica differenza, che sia l’esponente di una o dell’altra categoria, in ogni caso preferisce lo splendido. La serata trascorre con calma e tranquillità, vale a dire come il solito il bianco più assoluto. Sta’ decidendo di andarsene, quando, da dietro di lui, una voce suadente vibra nell’aria come un fremito di bianche ali d’Airone.

Splendida: serata fiacca he! UNA SPLENDIDA, e gli rivolge la parola. Lo sfigato esterrefatto si chiede: ma parla con me? Un miracolo. Io non ci credevo nei miracoli. Se continuo così, al terzo miracolo divento Santo. Lei lo guarda, forse lo trova carino, o, ed è più probabile, in preda a fumi alcolici o gas nervini (vietati dalla convenzione di Ginevra), in mancanza di splendidi, è lei che si accontenta di sfigati, infatti, sembra che stia vacillando. Continua la conversazione. Sfigato: sì serata fiacca, stavo andando via. Lo dice cercando di assumere un atteggiamento normale per non far apparire espressioni allupate. Splendida: ci stavo pensando anche io, che ne pensi di andare a bere qualcosa fuori. Sfigato: si…perché..no!……..magari!…mmmmmmm!….però!…….non!……anche se!……;

Splendida: dai andiamo. Sfigato: OK!!

Lui l’ammira. E’ la massima espressione della natura. Sono fuori, fa freddo, lei è vestita di poco, trema, lui gli offre il suo giubbotto, è caldo, lei apprezza, sente anche il profumo, lei gradisce. Splendida: senti non ho voglia di chiudermi in un locale. Ti va’ di venire a casa mia? Eccomi!!!!!!!, siamo al secondo miracolo, ne manca uno. Non ci sono parole per descrivere quello che sta provando forse sta vivendo una puntata di “AI CONFINI DELLA REALTA’”, non è possibile che tutto questo sta capitando a lui. Sfigato: non ho nulla da eccepire, andiamo pure, abiti lontano?  Splendida: no sono a due passi! Saranno i due passi più lunghi della sua vita. Arrivano davanti al portone della casa, una palazzina a due piani, al centro della città salgono le scale che portano al pianerottolo dell’appartamento, entrano. Lo sfigato trema dall’eccitazione, lei si accorge di questo, ma gli fa’ piacere. L’appartamento è piccolo ma carino, un gran tappeto al centro della stanza, il camino con ancora la brace accesa, molti libri, quadri, un gran divano al centro della stanza rivolto verso il camino, e un grazioso mobiletto bar, anche ben fornito. Sfigato: carino qui, è tuo? Splendida: si, anzi di mio padre, ma l’uso io, lui è sempre fuori per lavoro e rimane a mia completa disposizione, ti piace? Sfigato: E’ simpatico confortevole, mi piacerebbe viverci. Lei si toglie il giubbotto e lo appoggia su una sedia vicino al camino, è ancora vestita di poco, e ha brividi di freddo, rivolgendosi a lui dice. Splendida: scusa vado a cambiarmi, tu intanto prepara qualcosa da bere, io torno subito. Sfigato: ok, ma torna presto, se no vado via (battuta). La splendida fa un sorriso, diomio quanto è bella. Lei esce dalla stanza, lo sfigato inizia a ripassarsi tutta la parte, copione letto e relitto e mai recitato, intanto sente il rumore della doccia, lui si aggira nella stanza tentando di capire che tipo è la ragazza, vede alcune foto di lei insieme ai genitori in una festa, sembra gente simpatica, anche la madre è una bella donna. Continua il giro, si avvicina al camino e riaccende il fuoco, mettendoci qualche ciocco di legno che è in una cesta al lato del caminetto, la legna è secca e la fiamma riprende subito, riscaldando subito il piccolo ambiente. Su di uno scaffale vede uno stereo, e accanto dei cd, li guarda interessato ma uno lo incuriosisce, è musica celtica, lo inserisce, lo avvia, e inizia a diffondersi una bellissima melodia, qualcosa che ricorda epici eroi, in terre lontane. Inizia a preparare qualcosa da bere, meglio qualcosa di semplice. La doccia si chiude. Lui trema dall’emozione. Passa qualche minuto, poi si spenge la luce e lui si gira. La stanza è illuminata dal fuoco che scoppietta, le ombre dei due ballano sui muri, come in un minuetto, lui rimane paralizzato dallo spettacolo di lei con i capelli bagnati e con solo la camicia addosso.La ragazza lo guarda, si è accorta che è un ragazzo normale, forse troppo. Si avvicinano e si fermano al centro della stanza. Lei prende il bicchiere e assaggia. La ragazza: Buono, complimenti, a me piace il martini con ghiaccio. Lui è completamente ammutolito. La guarda ipnotizzato, ha paura…..si ha paura, ma non di lei, ha paura di dire o fare qualcosa di sbagliato, fosse anche una parola o un gesto, non vuole rovinare quel momento. E’ paralizzato, ma deve fare qualcosa. Il ragazzo prende il coraggio a due mani, si avvicina al suo viso, sfiorandole le labbra, lei non si tira indietro e si lascia baciare, un lungo interminabile bacio. Lui sente un fremito lungo la schiena, non ha fine. Il profumo della sua pelle è inebriante, e lei è bellissima. Ora è la ragazza che prende l’iniziativa, si toglie la camicia, rimane in intimo, lui è sempre più senza parole. Ora anche lui si toglie la camicia, ha le maniglie dell’amore, ma forse a lei piace anche questo. Poi lei inizia a slacciargli la cintura. Di nuovo quel fremito che gli percorre tutta la schiena, sembra non avere mai fine, chiude gli occhi, e per un istante sogna. Le sue mani arrivano al bottone dei pantaloni, sta per sbottonarlo, …….Ma lui con un rapido gesto la ferma. Lei, non capisce, pensa che forse abbia sbagliato qualcosa. Lui apre gli occhi e la guarda, si perde nei suoi occhi, tanto belli e profondi e talmente chiari che riesce a vederne l’anima, un’anima talmente pura da rimanerne abbagliati. Rimangono lì così per un lungo istante a fissarsi, e perdendosi nei loro pensieri. Lui riprende la camicia che era sul divano. Va verso la finestra. Si riveste, piano mentre guarda fuori, lontano un lampo, illumina il buio della notte, inizia a scendere la pioggia. L’acqua batte sul vetro, è un suono bellissimo, si confonde alla musica, che ha permeato la stanza d’aria mistica. La ragazza ancora non riesce a capire ciò che sta succedendo. Il ragazzo la vede persa, con quei suoi bellissimi occhi che lo fissano. Lui si avvicina, raccoglie la camicia, e le copre le spalle. Il ragazzo: no, non è colpa tua, ma……ecco…….in questa serata io sono fuori luogo, e ………insomma, è che…….. io non sento nulla per te, sarebbe………sarebbe solo sesso……….così non mi va. Lei indossa la camicia, lo guarda, ma solo ora si rende conto del ragazzo che ha davanti. Pensava fosse solo uno che cercava un’avventura, ma é solo un cavaliere d’altri tempi. Fuori piove, e i lampi illuminano la stanza. Il ragazzo torna alla finestra, guarda fuori, pensa che quando uscirà si bagnerà, ma non si preoccupa di questo. Lui raccoglie la sua roba, mentre lei si siede sul divano. Lui s’infila il giubbotto, sente il profumo della ragazza, è piacevole, sta per uscire, si ferma sulla soglia e poi si gira, la guarda, richiude la porta, torna verso di lei, le s’inginocchia davanti, si avvicina nuovamente alle sue labbra, e prima di andare via le ruba un ultimo bellissimo bacio. Poi lui dice: stasera è stata la più bella serata della mia vita ti ringrazio, sei il più bel ricordo che porterò con me. Dopo si rialza ed esce. Velocemente scende le scale, e chiude il portone dietro se. Lei si alza, và verso la finestra, si affaccia, lui sente il suo sguardo e si gira, s’incontrano con gli occhi per l’ultima volta. Lui sa benissimo che un incontro così non capiterà mai più, ma è meglio così. Il ragazzo volge il volto verso il cielo, la pioggia lo bagna, è una sensazione meravigliosa, qualcuno ha detto che agli uomini coraggiosi piace la natura sulla pelle, forse è vero, poi chiude il giubbotto alza il colletto e va via. La ragazza, lo vede allontanarsi rinchiuso nelle spalle sotto la pioggia, forse ha visto una lacrima sul suo volto, ma si è confusa con l’acqua che gli bagnava il viso. Torna verso il divano, si siede, e pensa a quello sconosciuto che…….Già non si sono detti neanche il nome, ma questa sera si sente bene, è stata trattata come una persona, e non come oggetto. Anche questo gli fa piacere. Una lacrima scende, anche per lei questa sera sarà indimenticabile. Si sdraia, si copre e coccolata dalla musica piano si addormenta. Un altro lampo, un altro lieve bagliore illumina la stanza, un tuono in lontananza, non fa troppo rumore, ora la ragazza dorme ed ha il volto sorridente. L’acqua batte sui vetri, la musica risuona ancora, una musica dolce che aiuta a sognare……si……..a sognare epici eroi in terre lontane.

 
 
 

Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 17 Ottobre 2007 da amoledonnemature68
Foto di amoledonnemature68

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 17 Ottobre 2007 da amoledonnemature68
Foto di amoledonnemature68

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 17 Ottobre 2007 da amoledonnemature68

 




La Marionetta

Di Gabriel Garcia Marquez



Se per un’ istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stracci e mi regalasse un tozzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, però, in definitiva penserei comunque tutto ciò che dico. Darei valore alle cose, non per ciò che valgono, ma per ciò che significano. Dormirei poco, farei correre di più la voce, capisco ora che per ogni minuto in cui chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Proseguirei dove gli altri si fermano, mi alzerei quando gli altri dormono. Ascolterei quando gli altri parlano, e come gusterei un buon gelato al cioccolato. Se Dio mi ossequiasse con un tozzo di vita, vestirei semplicemente, mi butterei sotto il sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio, e attenderei che sparisca il sole. Disegnerei con un sogno di Van Gogh sulle stelle un poema di Benedetti, ed una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Bagnerei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine, ed il rosso bacio dei loro petali… Dio mio, se io avessi un tozzo di vita … non lascerei passare nemmeno un’istante senza dire alla gente che amo, che l’amo. Convincerei ogni donna o uomo che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini dimostrerei quanto si sbagliano: smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bimbo darei le ali, però lascerei che da solo impari a volare. Ai vecchi insegnerei loro che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l’oblio. Tante cose ho imparato da voi uomini … Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel modo di scalare la scarpata.

Ho imparato che quando un bimbo appena nato stringe con il piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo coglie per sempre. Ho imparato che un’uomo solo ha il diritto a guardare ad un altro verso il basso, quando deve aiutarlo a sollevarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, però alla fine non serviranno a molto, perché quando guarderete dentro questo zaino, sfortunatamente starò morendo.


G. G. Marquez

 
 
 

uno dei più grandi

Post n°1 pubblicato il 16 Ottobre 2007 da amoledonnemature68

 Dall’ Enrico V


Enrico: mio cugino Westmoreland? No, caro cugino se destinati a morire, siamo abbastanza numerosi da costituire una perdita per il nostro paese. Se dobbiamo vivere, quanto in più pochi saremo tanto più degni d’onore. Per amor di Dio, ti prego, non voler un sol uomo di più. Per Giove, io son tutt’altro che avido d’oro; e non m’importa di chi si nutre a mie spese, ne me la prendo se c’è chi indossa i miei panni:

Ma se è peccaminoso aspirare alla gloria, io sono il peccatore più inveterato che ci sia al mondo. No, in fede mia, cugino, non voler un solo inglese di più. Per la pace di Dio! Non vorrei perdermi un si grande onore, che un solo uomo in più vorrebbe, credo spartire con me, nemmeno in cambio della più grande speranza. Oh! Non volere un sol uomo in più!

Proclama piuttosto, Westmoreland, a tutto l’esercito per chi non ha abbastanza fegato per questa battaglia può però andarsene; noi gli daremo un passaporto, e nella borsa gli metteremo i soldi del viaggio; noi non vogliamo morire in compagnia di un uomo che teme di essere nostro compagno nella morte. Oggi è la festa di San Crispino: chi sopravvive a questo giorno per rimpatriar sano e salvo, s’impennerà sui due piedi solo a sentirlo nominare, e fremerà al nome di San Crispino. Chi vedrà questo giorno ed arriverà alla vecchiaia ogni anno, alla vigilia, inviterà i suoi vicini a far festa, dicendo :”domani è il giorno di San Crispino!”. Poi si rimboccherà la manica e mostrerà le sue cicatrici, e dirà: “queste ferite mi son toccate il giorno di San Crispino”.

I vecchi dimenticano; e lui dimenticherà tutto il resto, eppure ricorderà, con qualche dettaglio di troppo, le sue prodezze di quel giorno. Saranno allora i nostri nomi che lui avrà sulle labbra, come persone di famiglia: Re Herry, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salsbury e Gloucester, saran di bel nuovo evocati fra i calici ricolmi. E questa storia il brav’uomo insegnerà a suo figlio; e il giorno di Crispino non passerà mai, senza che in esse ci si ricordi di noi; noi i pochi, i pochi eletti, noi fratelli in armi. Giacchè chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello; per quanto di bassi natali, in questo giorno si farà nobile la sua condizione.

E i gentil’uomini che ora, in Inghilterra, si trovano a letto, si danneranno l’anima per non esserci stati, e abbasseranno lo sguardo, quando prende la parola un uomo che combattè con noi nel giorno di Crispino il Santo.


W.Shakespeare



 
 
 
 
 

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Un blog di: amoledonnemature68
Data di creazione: 18/09/2007
 

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