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Post n 67

Post n°67 pubblicato il 17 Marzo 2011 da homosapiens78
 


Il Risorgimento e il collage d'Italia
idee nobili, corrotti, sudditi, massoni, Inglesi, Reali preferiti


. . .  I   T   A   L   I   A
Il meridione e la "Questione dei settentrionali"




C'è chi ascolta. C'è chi racconta. C'è chi ascolta e racconta senza pensare. C'è chi le favole le trasforma in Storia. C'è chi riesce ad indorare la guerra e renderla sfarzosa e c'è chi riesce ad intitolare un paragrafo della Storia del Risorgimento "L'impresa dei 1000". Però c'è anche un bambino di pochi anni che avrebbe voluto chiedere alla sua maestra come sia stato possibile che appena 1000 uomini con appena 1000 fucili siano riusciti a conquistare un Regno florido, ricco, con un esercito organizzatissimo in terra ed in mare come quello del Regno delle due Sicilie. Ma ero un bambino timido e già percepivo il muro menzognero dei grandi. Ai grandi viene spontaneo declassare la spontaneità di un bimbo a cosa di secondo ordine, qualcosa di superato e sostituito con "il mondo dei grandi". E lo sappiamo quanto sia vicina alla verità la spontaneità di un bimbo che ti crocifigge con migliaia di domande semplici ma che diventano difficili, difficilissime quando subentra inevitabilmente l'incoerenza delle risposte. "Se la guerra è brutta perchè la facciamo?". E che gli vuoi rispondere ad un bimbo che ti chiede questo? Una domanda semplice che diventa difficilissima. E forse anche la mia domanda sarebbe stata difficile, difficilissima. La risposta la sappiamo tutti. Sarebbe stata: "tutto è accaduto per amor dell'unità" e io in silenzio non avrei detto niente pensando che l'amor dell'unità forse era pure una cosa bella ma che il Pizzighettone pure con moltissimo amor dell'unità non avrebbe potuto mai battere il Napoli di Maradona di fine anni '90. Ma è stato meglio che la domanda difficile, difficilissima non l'abbia mai fatta. Metti che mi chiedeva la formazione del Napoli e non me la ricordavo va a fernì che mi dovevo subire la formazione dei mille. Credo seriamente che la Storia del Risorgimento sia una Storia fascinosa, un fatto nazionale di ideali epici ma quello che divide la filosofia dagli avvenimenti è una linea sottilissima, debole, ottusa, cancellabile facilmente con la smania del sapere. Se si ha intenzione di sapere realmente quello che è accaduto allora bisogna accantonare gli oratori a gettone, la passione smisurata per il mito e cercare di leggere tra le righe quello che fù l'unificazione dei Regni d'Italia: gli ideali da una parte, la compravendita di uomini e la barbarie dall'atra.

"150 anni fà. Era il 1861. Caduto il Regno delle due Sicilie, lo stivale fù unito. Nasceva l'Italia grazie a Garibaldi". Ecco. 21 parole, 4 punti e 1 virgola. Questa è la Storiella che raccontano. Ma dimenticano una cosa importantissima di quegli anni: la resistenza del popolo duosiciliano. Allora si può sventolare il tricolore e cantare "Fratelli d'Italia" come degli imbecilli oppure sventolare il tricolore si, ma riconoscere, quello che è successo davvero. Raccontare la luce dei fatti con l'onestà di riconoscere una cosa oggettiva: li dove c'è luce da qualche parte c'è un'ombra. La luce dell'unità dei Regni d'Italia ha prodotto tante ombre, tantissime, alcune nascoste altre negate altre messe in discussione ma il tempo trasforma il presente in passato e spesso quello che viene dopo un "certo" oscurantismo è la voglia di verità ed è in quel preciso momento che i miti indiscussi si mettono in discussione e rinascono i martiri che diventano "eroi". Ancora oggi sentiamo parlare di "questione meridionale". Sono 150 anni che hanno coniato questa espressione. La "questione meridionale" è un problema nato all'indomani dell'unificazione d'Italia e presente ancora nei programmi politici dei partiti alle ultime elezioni politiche. Un Meridione "che non riesce ad emanciparsi" dicono. Ma quello che si cerca da 150 anni non è emancipazione ma il risorgimento. Il Risorgimento di una terra che deve riemergere dalla condizione in cui è stata costretta a versare in seguito alla defraudazione di tutto quello di cui era legittima detentrice: ricchezze culturali ed economiche smisurate.

Ritornando a quanto detto prima, ritornando all'oscuantismo messo in atto dai vincitori e allo sfarzo ideologico montato per rendere gloriosa una pagina di Storia (la ricerca del mito), quello che si è dimenticato e poco raccontato è il reale stato di cose che caratterizzava il Regno delle due Sicilie. Approfondimenti di Alberto Angela.

    

Un servizio del "TG2 Dossier" dove Storici e Studiosi di spessore mettono sul tavolo della discussione elementi fondamentali di verità. Il dibattito sarebbe evidentemente molto più ampio ma qualche spunto di riflessione è possibile evincerlo dal servizio: furono i 1000 super-garibaldini ad unificare l'Italia o la Storia reale è più complessa. Che ruolo hanno avuto i Savoia, i massoni e gli Inglesi in quegli anni?

 

Elenco dei Primati indiscussi nel mondo e in Italia raggiunti dal Meridione

Poi comincia un'altra storia quella che forse mi sta più a cuore, quella del "brigantaggio". I meridionali che si ribellarono agli invasori furono chiamati con termine dispregiativo di "briganti". La storia li ha voluti per anni raccontati come persone disumane che avevano come loro unico scopo di vita, per la sopravvivenza, il saccheggio e la razzia. Erano per i piemontesi (i Savoia) e la civiltà risorgimentale, una sorta di bestie che dovevano essere combattute, domate, sterminate. E l'ultima parola scritta è quella più azzeccata: lo sterminio. Si, sterminio, perchè di quello si è trattato. Si comincia col combattere, si cerca di dominare il nemico ma la posta in gioco è troppo alta per agire con rispetto e spirito di giustizia. Fra i cosiddetti Briganti, (io preferirei definirli "resistenti duosiciliani"), c'erano contadini, patori, operai, soldati ed alti graduati dell'esercito borbonico non vendutisi, intellettuali, persone che avevano capito i meccanismi messi in atto dagli invasori per la conquista del Regno e si sentirono defraudati di tutto. Imbracciarono "'a scuppetta", (antico fucile) cominciarono a ribellarsi orgogliosi di sentirsi meridionali ma soprattutto mossi dal senso del dovere: resistere e difendere le terre del Regno, le sue ricchezze, la sua cultura, la sua indiscussa modernità, la sua civiltà. Questo atteggiamento fù un atteggiamento spontaneo, sentito. Un atteggiamento posto in essere da gente che aveva saputo cosa voleva dire vivere dignitosamente e che di li a pochi anni si sarebbe messa sulle spalle la croce dell'immigrazione. Il Meridione era chiamato "terra di lavoro". Il meridione accoglieva i migranti in cerca di lavoro. In seguito all'unità, 150 anni di partenze per il mondo.
Durante la conquista del meridione si diede ai Briganti la caccia. Questa caccia continuò anche nel decennio successivo. I Briganti venivano spesso seviziati e messi in piazza come monito a tutti coloro che avevano intenzione di ribellarsi ai dictat dei Savoia.

 

   

MICHELINA DE CESARE brigantessa, medaglia d'oro al valor militare uccisa nel 1968 dalle truppe dei Savoia in un agguato in seguito ad una "spiata".

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b

Spero sia stato questo mio lavoro uno spunto per riflettere. Parole, video, foto per chi diffida dalle "minestrine già preparate". Invece di alzare il cucchiaio e riempirsi la pancia con una ricetta "al buio", perchè non domandarsi degli ingredienti? Ecco, la minestrina dell'Unità d'Italia me l'hanno servita a tavola da tanti anni, si è raffreddata. Ho sempre preferito alzarmi dalla tavola sfarzosa preparatami per mettermi ai fornelli e prepararmi qualcosa di più saporito. Perchè se nella pentola ci metti la curiosità, la sete di sapere e il disincanto, allora tanta è la soddisfazione che nemmen 'a tavola e 'a seggia ti servono più. Accummience a magnà allert' tanto che è sapurita la verità.

 

 
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Nounours il 26/08/13 alle 08:37 via WEB
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