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IL VIAGGIO D’AMORE DEL TONNO (Un racconto emozionante)

Post n°645 pubblicato il 06 Giugno 2011 da igor_2007

 

Siamo in molti qui, l'acqua è grigia, fa freddo ma lo sento appena, però c'è tanto da mangiare, sardine, piccoli pesci, ci tuffiamo correndo in mezzo a loro e la bocca si riempie, la fame non è un problema.

Con i miei compagni ci divertiamo a nuotare veloci, e il primo che avvista un branco di acciughe lo comunica a tutti, ogni tanto uno di noi se ne va dietro ad una barca che trascina un filo quasi invisibile, ma il gruppo non si disperde, restiamo tutti uniti perché se vogliamo difenderci dai nemici e trovare cibo abbondante è così che dobbiamo fare.

E tutti insieme un giorno decidiamo di lasciare quelle acque fredde e piene di pesci da mangiare, perché c'è qualcosa che ci chiama verso sud, non lo sappiamo cos'è, ma da sempre quando le giornate cominciano a prendere il sopravvento sulla notte noi tonni facciamo così. Per me è la decima volta che mi lascio spingere dall'istinto verso quello stretto passaggio dove d'un tratto sembra di correre dentro un fiume, che non c'è bisogno nemmeno di muovere la coda per viaggiare veloci.

Per dieci volte una voce dentro di me mi ha detto di andare, nuotare, e accanto, e davanti, e dietro, tanti altri tonni nuotano dritti verso l'appuntamento che la Natura ha preso per loro mille e mille anni fa; io spesso nelle notti rischiarate dalla luna, nelle baie dall'acqua gelida, me lo sogno quel posto luminoso e caldo dove mi sento completamente a mio agio. Ogni volta che ci torno è come ritornare alla giovinezza, quando ero un tonnetto di pochi grammi eppure già correvo dietro alle larve diafane che mi passavano davanti trasportate dalla corrente. Per due o tre volte ho visto i miei amici più grossi, dai quali avevo imparato a inseguire le cicirelle (1), correre verso ponente, e poi per tanto tempo non li ho visti più; però quando l'acqua cominciava a riscaldarsi li vedevo tornare, e mi raccontavano di praterie di alghe dove il cibo non manca mai. Un giorno mi sono sentito forte abbastanza per andare con loro (2), e da quella volta anch'io mi faccio sospingere dalla corrente che passa tumultuosa avanti e indietro in quella specie di imbuto che divide l'immenso Oceano con le enormi onde dal più tranquillo mare interno dove l'acqua è calda e limpida, il sole ti inebria e il sale ti riempie gli occhi e le branchie (3). Ora sono un tonno adulto, e i 250 centimetri di lunghezza sono tutti attraversati da muscoli potenti, in grado di spingere i miei quasi 300 chili ad una velocità anche di 35 nodi (4).

Le Plejadi sono sorte in cielo, e la loro luce rischiara la notte, l'onda dell'Oceano aiuta il mio nuoto, da giorni viaggio senza sosta e sulla mia sinistra corrono porti e spiagge lunghissime, città e alte rocche, c'è cibo per me e per i miei compagni, ma l'istinto mi dice di andare avanti, di non fermarmi, di nuotare sempre più veloce, qui a trenta metri di profondità stiamo correndo verso il nostro mare promesso (5).

Da qualche giorno la fame si fa sentire di meno, bastano pochi pescetti per riempirmi lo stomaco, e faccio fatica a scendere là dove la luce del sole quasi non arriva, come invece facevo fino a qualche giorno addietro (6).

Ora a sinistra c'è spazio, la costa rientra, viro anch'io e d'un tratto una corrente violenta mi afferra e mi trasporta a velocità sempre crescente, è come venire risucchiati, altri gruppi di tonni si uniscono al mio, vengono da ponente e da mezzogiorno, tutti insieme ci precipitiamo dentro quel fiume che corre sotto il mare, inutile cercare di cambiare rotta, e poi perché? stiamo andando dove ci chiama il Dio dei tonni, a destra e sinistra intravedo tremule costruzioni sottomarine che ingoiano alcuni dei miei compagni (7), ma io proseguo dritto, al centro di quella strada liquida che la Natura ha costruito per noi, davanti a me il mare diventa sempre più bello, limpido e caldo.

Ecco, la spinta della corrente diminuisce, ci ritroviamo in un tripudio di colori, siamo in tanti, più di quanti eravamo quando abbiamo iniziato questa corsa verso la luce; alcuni deviano a sud, altri a nord, io col mio gruppo proseguiamo verso levante, è lì che nasce il sole.

Giorni e giorni di navigazione nell'acqua sempre più calda e salina, con l'addome che si riempie di ora in ora nonostante non mangi ormai da tempo, non sento nemmeno il morso della fame, piuttosto cos'è quella tensione che mi opprime lo stomaco? (8)

Ora la tensione è troppo forte, devo liberare l'addome e per farlo ho bisogno di acque più luminose e meno profonde, l'istinto mi dice di deviare la mia corsa e andare verso terra, lì troverò ciò che cerco. Il mio branco stavolta è meno numeroso, alcuni compagni ci hanno lasciato già da qualche giorno, altri tirano avanti, noi ci stringiamo ancora per non restare isolati, stavolta non c'è la corrente violenta a condurci per mano, ma un soffio che ci suggerisce il cammino; ora davanti abbiamo la terra, il fondale sotto di noi sale rapidamente, dobbiamo virare ancora ma non vogliamo allontanarci da quelle acque dove stiamo così bene, ci incamminiamo per un sentiero invisibile che corre parallelo alla costa, che scorgiamo con l'occhio sinistro. Riprendiamo a correre, e intanto la pressione nello stomaco diventa insopportabile.

Cos'è quello sbarramento di rete che ci impedisce il cammino? Lo risaliamo velocemente, dovrà finire prima o poi. Ecco, finalmente un'apertura, via veloci verso il mare aperto ... no, ora ci sono sbarramenti a destra e sinistra, dappertutto, dove siamo finiti? Corriamo a levante, niente, un muro anche qui, proviamo a ponente ma il risultato è lo stesso. Che facciamo? Lo spazio c'è, intanto possiamo nuotare sereni, dopo si vedrà. All'inizio nel branco c'era un poco di nervosismo, ma poi ci tranquillizziamo, non c'è pericolo, e anzi altri tonni stanno arrivando un po' alla volta, ora siamo nuovamente in tanti, tre - quattrocento, forse di più. I nuovi arrivati sono più giovani, corrono veloci come per gioco tutti insieme ma non ci danno fastidio. Due scontrosi pescispada se ne stanno per i fatti loro, non sembrano tranquilli in questo posto, vanno avanti e indietro nervosi e non ci degnano di uno sguardo.
Noi giriamo in tondo notte e giorno, e qualcuno comincia già a svuotare l'addome turgido, una nuvoletta bianca si disperde nella corrente leggera, si mischia ad altre nuvole lattiginose che fluttuano nel nulla, la pressione sui fianchi comincia a scemare (9).

E' bello partire veloci accanto a lei, girarsi e rigirasi nell'acqua limpida, vedo il suo ventre brillare sotto i raggi del sole che arrivano fin qui (10), le mie gonadi si vanno svuotando, e intanto continuo a correre girandomi con la pancia in su, dal fondo punto verso la superficie, poi viro a sinistra, e mi rituffo nel blu. Sui fianchi sento scivolare l'acqua ormai tiepida, e non faccio fatica a mantenermi sempre alla stessa profondità, è come fluttuare nel nulla. Sono felice, e mi piace pensare che quando il giorno e la notte dopo il lungo inverno si divideranno ancora il tempo, io sarò nuovamente qui, dove sono nato tanti equinozi fa, assieme agli altri tonni per il nostro lungo viaggio d'amore.

Appena il sole sorge arrivano barche nere, e strani esseri si sporgono per guardarci da dentro un cilindro, loro guardano noi, e noi guardiamo loro, cosa vorranno? E quello strano essere avvolto dalle bolle d'aria che passa attraverso il branco come per contarci, cos'è? Non lo sappiamo, ma sentiamo che per noi non è un pericolo, non è come quell'altro pesce che ha la coda come la nostra ma che ci insegue e si butta sopra i più deboli facendoli a pezzi con i denti aguzzi (11).

Da giorni giro senza sosta dentro questa trappola, non so più cosa fare, e mi sta tornando la fame ... (12).

Il sole se n'è andato, oggi non c'è luna, le code dei miei compagni lasciano una scia fosforescente nell'acqua di cristallo, la temperatura è mite, è dolce lasciarsi cullare dalla leggera corrente che spira da levante, ma è un attimo, nel buio sono andato a sbattere contro qualcosa, non posso più nuotare, chi mi blocca? il terrore mi assale, le branchie bruciano, l'acqua non scorre per la gola, non mi arriva più ossigeno nel cervello e nei muscoli, tentacoli invisibili mi avviluppano il muso, la coda e le pinne, cosa accade? con tutta la forza che mi resta cerco di sfuggire a quella morsa che mi sta uccidendo, la coda si libera, tendo i muscoli, inarco la schiena, fra qualche secondo morirò, no, qualcosa cede, uno schiocco secco, il muso è libero, ancora uno sforzo, riprendo a nuotare, piano però, sono esausto e il mio piccolo cuore batte all'impazzata. Cosa è successo? (13).

Ora la luce è tornata ad illuminare il mare, nel muro che ci separa dalla libertà c'è un buco delimitato da brandelli di rete, ieri prima che facesse buio non c'era. Lì stavo perdendo la mia vita.

Le barche sono ritornate, ma stavolta ne vedo passare tante, sono molte più dei giorni scorsi. C'è confusione là sopra, le barche si attaccano una sull'altra, da quella più piccola occhi curiosi ci spiano attraverso il cilindro dal quale riesco a vedere il volto di un uomo e il cielo azzurro. La corrente e l'istinto mi dicono di correre verso ponente, ma un muro di rete me lo impedisce, no, il muro non c'è più, di là c'è la libertà, mi fermo incerto, sarà vero? anche i miei compagni non sanno cosa fare, continuiamo a girare in tondo come se la nostra prigione fosse ancora chiusa, ma è un attimo, andiamocene via, corriamo dove ci dice il cuore (14).

La libertà! Da giorni avevo dimenticato cosa vuol dire, finalmente niente ci ferma, corriamo tutti insieme ... Ma cos'è? un nuovo muro, stavolta ancora più solido, dalle maglie quasi non passa nemmeno l'acqua, torniamo indietro, qui non sappiamo cosa ci aspetta. No, impossibile ritornare, dove prima c'era il nulla è comparsa una rete con dei fiori gialli intrecciati, non l'avevo mai vista prima (15).

Siamo confusi, non sappiamo più dove andare, cerchiamo un varco ma è tutto inutile, e per giunta ci sta venendo meno l'acqua, la rete si restringe, il fondo sale, per noi c'è sempre meno spazio. Dall'alto sentiamo arrivare un canto appena smorzato dalla profondità (16). I più giovani di noi sembrano impazziti, hanno già le pinne fuori dall'acqua, cominciamo a sbattere uno contro l'altro, qualcuno nel tentativo di fuggire è finito avviluppato nella morsa della rete.

Ora non c'è più mare, solo rete sotto e di fianco, e dall'alto arrivano lunghi uncini a sfregiare la mia carne. Il dolore è tremendo, l'acqua è diventata rossa del mio sangue. Finisce così il mio viaggio?

Ormai non ho più forza, gli uncini sono penetrati in tutto il corpo, mi sento morire, ma so che ho ancora un compito da portare a termine, con un ultimo sussulto svuoto le gonadi del loro contenuto. Non rivedrò più le coste verdi davanti alle quali le sardine vivono in branchi immensi, né più mai vedrò Arturo tramontare sul mare che ogni anno ci accoglie nel suo ventre caldo e limpido, ma la mia corsa non è stata inutile, le migliaia di uova che ho fecondato si lasceranno trasportare dalla corrente, e fra tre mesi piccoli tonnetti da 200 grammi inizieranno a correre dietro ai pesciolini che nuotano appena sotto la superficie. Un giorno anche loro usciranno dalle Colonne d'Ercole richiamati dall'istinto, e poi rientreranno nel Mare dove sono nati, nel meraviglioso girotondo della Natura.

Braccia possenti afferrano le mie pinne, uomini sporchi di sangue mi tirano fuori dal mare, li guardo sgomento, poi il mio piccolo cuore si arrende, cado in una barcaccia nera di pece e mi lascio morire mentre gli schizzi d'acqua creano un arcobaleno nel cielo azzurro ...

NOTE

 

1.Amnodytes cicirellus, piccolo pesce che assieme alle sardelle e agli sgombri costituisce parte importante dell'alimento dei giovani tonni

.

2.La migrazione atlantica inizia con la maturità sessuale, intorno ai 2/3 anni di età.

3.Le condizioni ambientali ottimali per la riproduzione si verificano nella primavera/estate mediterranea, quando la temperatura dell'acqua si aggira sui 17/20 gradi, e la salinità raggiunge il 37,5 per cento.

4.Un tonno di 13/14 anni di età misura circa 250 cm. di lunghezza, per un peso di 240/300 chilogrammi.

5.Nella migrazione genetica i tonni, che pure sono in grado di inabissarsi per centinaia di metri, solitamente non scendono oltre i 50 metri, preferendo gli strati superficiali dell'acqua (25/30 metri).

6.Il minore peso specifico a causa del grasso nei tessuti, e delle cavità addominali riempite dalle gonadi mature, facilita il galleggiamento, e di converso rende difficoltosa l'immersione.

7.Lungo le coste atlantiche di Portogallo, Spagna e Marocco per secoli sono state calate importanti tonnare, e alcune di esse continuano ad operare con profitto.

8.Le cavità addominali vanno riempiendosi per il turgore delle gonadi, l'intestino viene compresso e non c'è quasi spazio per il cibo.

9.All'apice della fregola sessuale i tonni, nuotando vicini, svuotano le gonadi, i maschi espellendo lo sperma (lattume) e le femmine le uova: i prodotti sessuali trasportati dalla corrente si mischiano, fecondandosi.

10.           Nel loro girarsi pancia contro pancia, i tonni mostrano ai pescatori l'addome (surra), e questo comportamento viene chiamato surriare; il lampo di luce avvertito anche a grande profondità attraverso lo specchio viene definito dai tonnaroti sbàrraco (i tonni sbarrachìano).

11.           Lo squalo Mako, pisci tunnu (Isurus oxyrhinchus), dal "calcagnolo" di coda simile a quello dei tonni.

12.           Dopo lo svuotamento delle gonadi, al termine della fase genetica, ricompare lo stimolo della fame.

13.           Una notte di tanti anni fa l'autore, giovane ed esuberante, si ritrovò con alcuni amici a far baldoria all'interno di un campo di bocce; il guardiano notturno svegliato dal rumore, aggredì con un idrante i ragazzi che fuggirono scomposti nel buio. Nella mia fuga cieca andai a sbattere violentemente contro la recinzione resa invisibile dall'oscurità, e in un attimo provai una ridda di sentimenti: sorpresa, sgomento, dolore, paura. Guardando i tonni rimasti avviluppati nella invincibile maglia di rete che ne ha fermato il cammino, non posso fare a meno di andare con la mente a quella notte di tanti anni addietro ...

14.           I tonnaroti hanno abbassato la porta cannapa e un'illusoria libertà si è aperta a ponente.

 

15.           I tonni sono entrati nella camera della morte, ed i pescatori hanno richiuso la porta cannapa, dove sono intrecciati i gialli fiori di maggio (custura l'erva).

16.           Dal vascello di levante i tonnaroti cominciano a tirare la rete del corpu, accompagnando i loro sforzi con le cialome (v. infra, "E criasti ...").

 

Tratto dal libro di Ninni Ravazza "Il sale e il sangue.
Storie di uomini e tonni" (Magenes Editoriale, Milano, 2007, pp. 233)

Le immagini sono state prelevate dal web

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Commenti al Post:
nisha.a
nisha.a il 06/06/11 alle 21:06 via WEB
Non c'è niente di più brutto cattivo orrendo della mattanza Ancora più orrende le persone che vanno a vederla Mi ha commosso questo racconto, odio la mattanza amo troppo gli animali per vederli ammazzati così.. Ciao, Nicoletta
 
 
igor_2007
igor_2007 il 07/06/11 alle 11:56 via WEB
Ciao Nicoletta! scene cruente in natura ne esistono a non finire,in effetti vedere la mattanza dei tonni fa senso, ma anche vedere un leone che sgozza una gazzella fa rabbrividire, però non per questo dobbiamo odiare pescatori e leoni. La pesca per quanto cruenta, se praticata entro certi limiti fa parte della natura stessa e l'uomo, non lo dobbiamo dimenticare, è parte integrante della stessa. Il racconto, tratto dal libro "il sale e il sangue", Si riferisce alle tonnare fisse, che era una pesca tutto sommato in equilibrio con l'ambiente, oggi la pesca ai tonni si esegue con le tonnare volanti, qui ci sarebbe da discutere un pochino. Pensa che per avvistare il branco di tonni c'è un aeroplano dedicato a questo scopo, così facendo il pesce non ha scampo, infatti le tonnare fisse sono completamente o quasi scomparse, perché i tonni non arrivano più sotto costa ma vengono prelevati prima e in modo indiscriminato. Senza incolpare nessuno, la pesca andrebbe regolamentata e a dire il vero negli ultimi anni qualcosa in tal senso si è realizzato.
 
   
indianginger
indianginger il 14/06/11 alle 19:49 via WEB
e per questo che naomi non mangi il tonno
 
indianginger
indianginger il 01/07/11 alle 16:49 via WEB
ciao Pino...
 
indianginger
indianginger il 26/09/11 alle 06:31 via WEB
buona settimana
 
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Sempre il mare, uomo libero, amerai! 
Perché il mare è il tuo specchio;
tu contempli nell'infinito svolgersi dell'onda l'anima tua,
e un abisso è il tuo spirito non meno amaro.
Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia,
e a volte il cuore si distrae dal suo suono
al suon di questo selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete: 
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi;
nessuno ha conosciuto, mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro segreto.
Ma da secoli infiniti senza rimorso né pietà lottate fra voi,
talmente grande è il vostro amore per la strage e la morte,
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