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Monastero Invisibile

Cronache del Monastero Invisibile di San Cesario di Lecce

 

 

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in compagnia dello scomparso lume

Post n°356 pubblicato il 15 Settembre 2008 da monastero.invisibile

In compagnia dello scomparso lume
di Antonio Bruno

 

 
E’ arrivata la pioggia a San Cesario di Lecce. Piove da ieri e anche questo pomeriggio continua a venire giù. Il rumore è bello, mentre sei intento a fare qualcosa lo senti, ascolti che tutto è infinitamente umido.
La pioggia che fa fare le file vicino le scuole, che intasa le strade di macchine piene di bambini in grembiule.
Nel 1962, anno a cui risalgono i miei primi ricordi i temporali erano sempre accompagnati da un evento inevitabile: ANDAVA VIA LA LUCE.
Mia madre preparava il lume a petrolio. Era di ceramica, ne avevamo un altro in rame. Noi bambini, io e mia sorella, dovevamo stare attenti a non farlo cadere perché altrimenti la parte di vetro che faceva da tiraggio si rompeva, potevamo farci male, potevamo tagliarci, attenzione attenzione perchè noi bambini eravamo fortemente attratti dalla luce del lume come le falene di notte.
Durante quelle sere piovose e senza luce ecco spuntare li cunti. Vi ricordate? Nc’era nna fiata,…nna muscia nchiata,…ca se bbinchiau te semulata,…uè te lu cuntu nn’aura fiata?
Era intimo stare al chiarore del lume vicino al tavolo, la mia mamma così giovane e bella! Solo al ricordo le lacrime mi solcano le guance. Mia sorella, i sempre presenti amichetti e amichette figli e figlie dei vicini di casa e quel cartone pieno di giocattoli che serviva a togliere il disordine impossibile che regnava nella nostra casa quando tutti noi la invadevamo di fantasia.
Un orso di peluche più alto di me regalatomi alla Befana del Ferroviere lentamente si distruggeva, oggi perdeva una zampa, domani uno degli occhi che si accendevano con interruttore. E quel mondo meraviglioso e magico della fanciullezza svanì senza avvisare.
Alla luce di quel lume i miei occhi innamorati di bambino erano ogni volta meravigliati della dolcezza del viso della mamma.
L’infanzia è andata via e con essa quelle serate senza luce. In un ripostiglio buio mi piace pensare ci sia quell’Antonio bambino di allora in compagnia dello scomparso lume.
“ E lu cuntu nu fuei cchiùi, mo’ cuntàtine unu ùi”.

 
 
 
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