Creato da monastero.invisibile il 24/02/2008
Monastero Invisibile
Cronache del Monastero Invisibile di San Cesario di Lecce
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Post n°366 pubblicato il 23 Settembre 2008 da monastero.invisibile
Martedì, 23 Settembre 2008 Torno ora da Cernusco sul Naviglio. Sono andato con Aldo Bonomi a salutare Abdul Salam Guiebre, mio giovane concittadino italiano ammazzato a sprangate da due delinquenti che mentre lo colpivano gridavano insulti sul colore della sua pelle. Ho stretto la mano al padre, dignitoso ed elegante nel suo abito tradizionale. Ho firmato il registro delle condoglianze. Ho pregato di fronte alla sua bara. Ho parlato con un ottimo sindaco, Eugenio Comencini, che nei giorni scorsi si è destreggiato fra il dolore della famiglia e la rabbia di tanti ragazzi sconvolti dalla fine di “Abba”. Mi spiace che il sindaco di Milano, città teatro del delitto, brillasse per la sua assenza. E mi ha fatto riflettere che fossero solo poche centinaia i convenuti alla silenziosa cerimonia. Quasi che sia più facile partecipare a cortei fragorosi ma incapaci di coinvolgere la cittadinanza, come quello di sabato scorso. Temo questa deriva dell’incomunicabilità fra settori diversi e potenzialmente contrapposti della cittadinanza. Se non saremo capaci di far sentire il nostro calore umano, la nostra prossimità ai figli dell’immigrazione, come potremo stupirci poi se reagiranno con intemperanza ai continui soprusi di cui sono quotidianamente vittime? Caro Gad Lerner, tu sei andato a esprimere la tua solidarietà perché c’è stato qualcosa che ti ha spinto a farlo. Gli altri che non sono venuti non hanno avuto questo “qualcosa”. Ora resta da stabilire cosa sia questo qualcosa che spinge a esprimere solidarietà per comprendere come mai in Italia e specificamente a Milano, questo “qualcosa” non sia comparso. Questo “qualcosa” può essere il sentirsi di appartenere a una comunità ferita perché uno sei suoi membri è stato ucciso, ferita per il dolore di chi resta, dei familiari. Questo qualcosa ti ha spinto ad andare ai funerali di Abdul Salam Guiebre. Ma se non ci fosse stato, se tu non avessi sentito connazionale il ragazzo ammazzato da due bruti assassini, posso scrivere senza tema di smentita che tu non ti saresti mosso da casa oppure saresti andato da qualche altra parte. Siamo soli! Non ci sono più nemmeno i campanili, quelli del campanilismo che spingeva a un senso di appartenenza territoriale sicuramente conseguente alla difesa dello stesso. Non c’è nemmeno l’appartenenza familiare con i vecchi che non vengono più considerati della famiglia ma, in quanto non più produttivi, da mettere nei musei con i custodi o nelle case con le badanti. Siamo soli e immersi nella ipnosi di accumulare ricchezza e onori, ipnotizzati da chi appare e a nostra volta tesi ad apparire. Non si è mai immuni da questo. Solo che se impari ad osservarti ti vedi con la bocca aperta pronto ad azzannare chiunque voglia sottrarti la preda e assolutamente indifferente nei riguardi del vecchio leone che solingo vaga in cerca di una carezza, di un sorriso. Ecco che i più violenti e famelici (ricordate il CT della nazionale quando disse che avrebbe vinto il mondiale chi aveva più fame?) alzano la mano per uccidere! Per sopprimere il diverso, per “fargliela pagare!”. A questo gesto ci sono due reazioni quella della vendetta funzionale al mantenimento di un territorio o di un privilegio di gruppo o di una casta oppure la umana solidarietà per chi ha subito la perdita e il cordoglio per la vittima. Vendetta grazie a Dio, nella cerimonia, non si è presentata, anche se tu, tu che sai cosa significhi subire soprusi e violenze, annunci prima o poi il suo ingresso nella scena. Pochi hanno espresso il loro cordoglio e la solidarietà a chi ha subito la perdita, tra questi la Tua persona a cui unisco la mia anche se insignificante chiedendo a tutti di imitare noi due e quelli che ci sono andati da Abdul Salam Guiebre! Imitate noi please! Cordialmente Antonio Bruno |
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