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Un nuovo delitto a Rimini

Post n°179 pubblicato il 07 Settembre 2006 da monari
 

La notizia. Un delitto, un altro delitto a Rimini. Domani leggeremo le analisi sociologiche e le dichiarazioni della autorità.
Stasera limitiamoci a due blog. Brevissimi commenti che spaventano: «Peccato» leggiamo nel primo.
«...Facciamogli una statua! ma poi leghiamocelo, e buttiamolo a mare!», si trova nel secondo.

Questa la notizia (fonte Ansa).

GUARDIA GIURATA UCCIDE ITALIANO E FERISCE ALBANESE
RIMINI - "Ho fatto il mio dovere, se non ci fosse gente come me questi chissà cosa continuerebbero a fare". Si è giustificato così con gli investigatori Giovanni Marco Borrelli, 26 anni, la guardia giurata di un istituto riminese che verso le 22 di ieri, davanti a decine di testimoni terrorizzati (quasi tutti già interrogati dai carabinieri), ha ucciso sul lungomare di Rimini Antonio Geraci, suo coetaneo, muratore originario di Milazzo (Messina) e residente a San Clemente di Rimini, scambiandolo per Erjon Ciko, anche lui 26enne, l'albanese che dal maggio dello scorso anno, con un crescendo di Sms e telefonate, importunava quella che per molti viene definita la sua fidanzata, e che invece l'omicida ha descritto agli uomini del Reparto operativo dell'Arma come la sua più cara amica. Ciko, dopo lunghe ore trascorse in sala operatoria, è ricoverato in condizioni critiche nel reparto Rianimazione dell'ospedale Infermi di Rimini.

"Lo avevo chiamato poco prima dandogli appuntamento per un chiarimento definitivo", ha detto il 'vigilante' ai militari ricostruendo le fasi dell'esecuzione. "Quando sono arrivato era fuori dalla macchina, cellulare all'orecchio. L'ho riconosciuto sentendolo parlare. Così l'ho colpito con una martellata in testa. Lui però mi si è gettato addosso. Allora ho sparato quattro colpi. Una volta a terra l'ho preso a calci. Poi sono andato vicino alla macchina è ho fatto fuoco un'altra volta".

Borrelli, accecato dalla 'gelosia', ha portato a termine il suo piano con una freddezza da vero killer. Da casa (abita a poca distanza dal luogo dell'esecuzione) è uscito portando con sé, oltre all'arma di ordinanza, un martello e un grosso coltello. Prima di essere ammanettato è entrato in un ristorante-pizzeria a breve distanza, ha preso una bottiglia d' acqua minerale e ha cercato di ripulirsi dalle tracce di sangue. Quindi ha atteso l'arrivo dei carabinieri, ai quali si è consegnato affermando di essere stato lui a "uccidere due albanesi". Anche durante l'interrogatorio, cui ha preso parte anche il Pm di turno, il 'vigilante' ha più volte ribadito il proprio 'odio' verso gli albanesi.

E' stata interrogata a lungo anche l'amica-fidanzata, che ha 'confermato', senza sbavature, il movente dell'omicidio: e cioé l'insistenza con cui l'albanese la importunava.


 
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