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Viva san Tommaso

Post n°383 pubblicato il 17 Gennaio 2008 da monari


Sapienzastampa2 Ieri sera l'"Osservatore Romano" ha reso noto il discorso preparato dal papa per l'intervento alla Sapienza, al quale ha poi rinunciato.

C'è un punto verso la fine in cui pontefice scrive: "Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita".

In questo passo Benedetto XVI rivela e condensa tutta la visione pessimistica dell'uomo che gli è propria. San Tommaso scriveva che la ragione ha suoi principi verissimi in quanto infusi da Dio stesso. Per questo, la verità di ragione non può mai venire in contrasto con la verità rivelata.



Non mi permetto di criticare il papa. Prendo atto di come le cose siano cambiate nella stessa Chiesa. E per farlo cito una lettera apparsa oggi su "Repubblica" di Bologna, a firma di padre Benito M. Fusco, in cui leggo che "san Pietro e san Paolo non avrebbero rinunciato ad affrontare l'agorà, il giudizio, una realtà altra che il cuore evangelico conosce bene".

Descrivendo i nostri tempi, padre Fusco dice che essi "si nutrono di conflitti, di disarmonie, di rifiuti, di urla e di povertà", e che sono molto diversi da quelli “vissuti nei decenni scorsi quando i Pastori, le loro parole, i loro gesti e i loro documenti conciliari sollevano stupore ed entusiasmo, silenzi di ammirazione e riflessioni appassionate, dialogo e speranze creative", con l'intento di "indicare esperienze di vita e d'amore ben oltre i confini degli assolutismi, e renderci tutti partecipi di una Storia di fraternità, perché la pienezza dell'uomo è la vera passione dei Dio di Gesù Cristo".



Non mi ha invece convinto per nulla il pregevole articolo di Joaquìn Navarro Valls, apparso su "Repubblica", dove si spiega che è errato parlare di "scienza laica" perché "la scienza è scienza e basta". Giusto e vero, "la scienza è scienza e basta", però non si può sostenere che la sacrosanta autonomia della ricerca c'è da sette secoli.



Finalmente in campo laico qualcuno rivendica la dignità della critica libera, dimostrando che non esiste soltanto quella filo-papalina degli atei-devoti...

Paolo Flores d'Arcais sempre su "Repubblica" ci ha dato un testo esemplare dal punto di vista storico e teorico. Una sola frase: Ratzinger "è di fatto l'onnipresente editorialista dei telegiornali pubblici e privati".

Nelle pagine bolognesi, il prof. Carlo Flamigni precisa: "Invitare nel tempio della scienza, luogo del confronto, chi ragiona per verità rivelata non ha senso, non è utile a nessun dialogo".



Sulla "Stampa" Gavino Angius, ripercorre "i diversi episodi che hanno portato la laicità al centro del dibattito pubblico", e parla del caso Welby, delle coppie di fatto, dei diritti civili, dell'attacco frontale alla 194.



Si può essere o meno d'accordo con Flores d'Arcais, Flamigni ed Angius, ma almeno occorre ammettere che si è trovato qualcuno, nel campo laico, che non si cosparso il capo di cenere perché non hanno fatto parlare il papa. Benedetto XVI non ha voluto parlare, su questo non ci piove. E poi mica sarebbe successo il fattaccio in San Pietro, ma in un palazzo laico, ovvero fuori della mura leonine... Cioè in territorio italiano dove, come spiega Flores d'Arcais, le autorità religiose definiscono assassine le donne che abortiscono: "questo è ignobile e inammissibile".



Considero molto importante la conclusione di Angius: "L’effetto dell’ingerenza della Chiesa nella sfera pubblica è la negazione di libertà. Non credo che continuando così tireremo fuori l’Italia dalle secche, anche culturali, in cui si trova. Ecco, questa per me è la laicità, sinonimo di libertà e dunque rifiuto dell’esistenza di una morale superiore in quanto dei credenti che può dare lezioni ai non credenti in quanto portatori di una morale inferiore. La politica è scelta per il bene di tutti anche per il bene di coloro da cui ci si sente culturalmente distanti".



L'Italia non ha bisogno di nuove guerre di religione, ha già sufficienti rogne da grattarsi. Per questo motivo credo che abbia ragione Angius: "laicità è libertà".

Ma quanti sono i laici che la pensano come lui e non si accodano alle prediche degli atei-devoti? Ai quali suggeriamo di andarsi a leggere san Tommaso (non è per ora all'Indice).




[Anno III, post n. 18 (395)]

FONTE



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associazioneamicobus il 17/01/08 alle 18:04 via WEB
Ciao sono Sasą il Blog Designer dell'Associazione Amicobus Invalidi Civili di Torino. Ho deciso di metterti tra i nostri amici se vuoi fai altrettanto. Stiamo facendo promozione per farci conoscere.
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