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attualità, politica, cultura

 

 
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Il futuro dell'Italia: a "destra" o a "sinistra"?

Post n°1610 pubblicato il 04 Luglio 2017 da r.capodimonte2009
 

Massimo Cacciari è un uomo di sinistra che, grazie alla sua esperienza di filosofo, ma soprattutto di amministratore, resta uno dei più lucidi interpreti di questa fase storica. Tra i primi ha compreso che la “resurrezione” di D’Alema, e i “ruggiti del topo” di Bersani, Orlando, Emiliano & C., nonché i belati di Pisapia, segnano indissolubilmente il tramonto definitivo della sinistra italiana; e che il PD renziano, quel che ne resta in termini politici e non carnascialeschi, è destinato a convergere sull’altra faccia della medaglia “centrista”, il “berlusconismo”, anch’esso “resuscitato”, ma non “rifondato”, anzi tristemente clonato da cellule morenti.

In un articolo di ieri, Cacciari delinea i modelli che si avviano a conquistare il potere in Italia, e sono tutti modelli, li chiama ovviamente lui, marxista convinto, di destra, mentre, al contrario, sono modelli di “sinistra”, visto che quest’ultima suddivisione hegeliana la filosofia tedesca non ha saputo fare altro che “incasellarla” nel vasto repertorio dell’uomo di Treviri. La parola “sinistra” indica piuttosto un legame profondo tra lo Stato e la società, dove non è solo l’uguaglianza tra gli individui a determinarne il verso, ma la “costruzione organica” che prevede che nessuno debba restare indietro (Stato sociale), ma al tempo stesso gestisca l’economia in base alla “distinzione dei ruoli”, e quindi, alla possibilità e disponibilità dell’individuo a ricoprirli, e quindi a innalzarsi. Non sono concetti astrusi, ma contenuti nelle pagine giovanili del filosofo comunista, il quale, come è noto, poi, li rielaborò in base a quanto stava accedendo in Europa e nel mondo, dove le rivoluzioni liberali, tradendo fin da subito la considerazione verso la persona e la società, trovavano nel capitalismo la giustificazione etica dello Stato. Da qui la concezione marxista della rivoluzione proletaria e del comunismo; che però sfociava nella parte oscura dello specchio: uno Stato egemone, ma collettivista, gestore di un’economia capitalistica uniforme ad esso!

Ovviamente sorgevano allora “modelli alternativi”: primo fra tutti quello mazziniano, interclassista, social-nazionalista, mai collettivista ed egualitario; quello anarchico, che portava alla definitiva parametrazione degli individui, liberati da ogni sovrastruttura economica e sociale, abbracciata dall’unica pulsione etica della libertà assoluta; e, infine, quello cattolico, suddiviso poi nel “modernismo”, che interpretò la vita sociale come l’approdo ad un liberismo assoluto, ma confessionale, e nel “corporativismo”, il punto d’incontro tra le esigenze economiche dei vari soggetti che nello Stato si contendono il lavoro, e che Marx vedeva in antagonismo letale.

Questi tre modelli, più il quarto del “giovane Marx” furono incorporati dai fascismi in modo più o meno totalitario (nazionalsocialismo, fascismo italiano/RSI, fascismo europei –spagnolo e rumeno soprattutto-, peronismo), e più tardi entrarono nel modello unico della Jugoslavia post-bellica, modificati geneticamente: la loro profonda differenziazione dai modelli precostituiti (parlamento degli interessi, socializzazione-autogestione, sovranità monetaria), li rendeva temibili per entrambi gli schieramenti: quello collettivista e quello neo-liberista. E tra il 1944 e il 1945, con i trattati di Bretton Woods e di Yalta se ne decretò l’eliminazione coatta. L’unico modello che restò attivo fino al 1990 fu quello jugoslavo, e ci volle una terrificante guerra civile innestata dai futuri “compagni di merende” dell’Unione Europea più gli alleati americani, per distruggerlo!

Tornando a Cacciari, e alla sua formazione culturale, è ovvio che lui individui queste realtà come “di destra”, vale a dire “perniciose”, “fuori della realtà”, ma “inarrestabili”. Mentre, purtroppo, chi non è acculturato come lui, e poco ha compreso della storia, della filosofia e dell’economia, continua a dar loro la patente di “sinistra” nel senso marxista del termine!

Tornando a noi, il futuro dell’Italia, per quanto facciano le lobby che si sono impadronite dell’Europa, le stesse che allignano in alcune realtà nazionali come la Francia, la Germania, la Spagna, giustamente non potrà mai appartenere né ad una “sinistra neo-marxista” ormai vuota ed inutile, che ha perduto ogni traccia del suo afflato rivoluzionario e sociale, né ad un “centrismo catto-liberale”, che ha dato il peggio di se stesso, non solo con l’instaurazione di questo nefasto modello europeo, ma anche con la trasformazione dell’economia, imitando brutalmente i modelli dell’alta finanza statunitense, in un crogiolo di ingiustizie e mistificazioni, di speculazioni e predazioni, di lobbismo e criminalità.

Restano aperte due alternative: una di “destra” e una di “sinistra”. In parole povere, il modello leghista o lepenniano, e il modello pantastellato, o dello “Stato sociale”. Cacciari ha paura di entrambi. Ha paura, soprattutto, che trovino entrambi un punto in comune, per governare questo paese ormai fatiscente. Perché è già accaduto, e potrebbe ripetersi, nell’unica soluzione possibile! (ITALIADOC)

 
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