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Post n°569 pubblicato il 17 Aprile 2026 da laboratoriotv

CHAMPIONS LEAGUE: SEMIFINALI
TV8, da martedì 28 aprile, h.21
Dal 28 aprile, la migliore semifinale di Champions in diretta e in chiaro su tivùsat. Match stellari, con campioni immensi a contendersi la 'Coppa dalle grandi orecchie'. E giovedì non perdere la migliore semifinale di Europa League.

 

 
 
 

Radio. Interferenze transfrontaliere in FM: (finalmente) il Ministero chiede alle emittenti italiane se sono perturbate da segn

Post n°565 pubblicato il 26 Marzo 2026 da laboratoriotv

Radio. Interferenze transfrontaliere in FM: (finalmente) il Ministero chiede alle emittenti italiane se sono perturbate da segnali stranieri
puglia, AT 15 Puglia e Basilicata, interferenze transfrontaliere

Dopo anni di squilibri a danno delle emittenti italiane, il Ministero delle imprese e del made in Italy sembra intenzionato ad attivare una ricognizione diretta delle interferenze estere, prodotte, ma anche subite dalle stazioni italiane.
Un passo atteso, che potrebbe ridefinire il dossier delle interferenze transfrontaliere in sede nazionale ed europea.

Sintesi

Il MIMIT avvia una ricognizione diretta delle interferenze FM transfrontaliere, chiedendo alle emittenti – in particolare lungo la costa adriatica – di segnalare eventuali disturbi provenienti dall’estero.
Si tratta di un cambio di approccio significativo: da una gestione passiva e penalizzante per gli operatori italiani, a una raccolta sistematica di dati sulle interferenze subite.
La misura nasce dopo anni di asimmetria regolatoria, durante i quali le emittenti italiane sono state spesso obbligate a ridurre potenze senza poter contrastare efficacemente le interferenze estere.
In questo contesto, la nuova iniziativa potrebbe servire a costruire una base probatoria utile nei confronti dei Paesi confinanti e dell’Unione Europea, anche alla luce della procedura di infrazione in corso.
Restano però irrisolti i nodi strutturali: la mancanza di reciprocità internazionale, l’efficacia dubbia di soluzioni come la riduzione delle potenze o la rottamazione delle frequenze ed i limiti delle attuali politiche di gestione dello spettro.
La raccolta dati segna quindi l’avvio di una nuova fase, ma non rappresenta ancora una soluzione: il settore attende interventi concreti capaci di garantire equilibrio competitivo e tutela effettiva per le emittenti italiane.







Era ora

Il Ministero delle imprese e del made in Italy sembra aver accolto le denunce di sperequazione delle emittenti italiane, fino ad ora imputate di produzioni interferenziali trasnfrontaliere, ma impossibilitate di opporre pregiudizi subiti da trasmittenti oltre confine.

Le PEC di sollecito

Le stazioni che operano con diffusori FM sulla costa adriatica stanno ricevendo in questi giorni dagli Ispettorati Territoriali del MIMIT competetenti una comunicazione con la quale si informa che “nell’ambito delle attività di monitoraggio dello spettro radioelettrico, si richiede un riscontro urgente sull’eventuale presenza di interferenze generate da emittenti transfrontaliere. Anche in assenza di criticità è necessario inviare conferma”.

Ricognizione

La nota prosegue spiegando che in caso di interferenze, occorre rispondere segnalando gli impianti italiani perturbati, con l’indicazione della frequenza e del nome (se individuabile) della stazione disturbante, oltre, naturalmente, all’area interessata.







Dalla difesa passiva alla raccolta attiva dei dati

Il cambio di impostazione è evidente: forse per la prima volta, il MIMIT non si limita a gestire segnalazioni o ad imporre misure correttive interne, ma pare voler avviare una raccolta sistematica di evidenze sulle interferenze transfrontaliere provenienti dall’estero.

Asimmetria regolatoria

“Si tratta di un passaggio non banale, perché fino ad oggi il sistema italiano ha sofferto di una evidente asimmetria regolatoria: le nostre emittenti sono state spesso chiamate a ridurre potenze o modificare assetti per evitare interferenze verso altri Paesi, senza però poter contare su un analogo livello di tutela rispetto ai segnali interferenti in ingresso“, spiega Stefano Cionini, avvocato di Consultmedia, che negli ultimi 25 anni ha seguito oltre 800 casi di situazioni interferenziali trasnfrontaliere.

Le criticità già evidenziate

Come analizzato a fine gennaio su queste pagine, il percorso intrapreso dal Ministero negli ultimi mesi per far fronte alle continue lamentele degli Stati esteri era apparso incerto e parziale, con soluzioni incapaci di risolvere strutturalmente il problema delle interferenze internazionali in FM (peraltro fisiologiche, operando in assenza di un preventivo piano di assegnazione delle frequenze, pure previsto dalla L. 223/1990).

-6 dB

In particolare, aveva suscitato forti perplessità la proposta ministeriale di una riduzione generalizzata delle potenze delle nostre trasmittenti fino a 6 dB, considerata dagli operatori una misura penalizzante per le emittenti italiane e inefficace rispetto alle sorgenti interferenti estere, sulle quali l’Italia non ha controllo diretto.







Il contesto europeo: la pressione della procedura di infrazione

Il tema, del resto, per sua natura non è solo nazionale e si è ulteriormente aggravato in considerazione del fatto che l’Italia è da tempo sotto osservazione da parte dell’Unione Europea, nell’ambito di una procedura di infrazione legata alla gestione delle interferenze radiofoniche transfrontaliere. Come evidenziato da precedenti analisi, il termine per fornire soluzioni concrete è già stato oggetto di scadenze stringenti, con tre possibili opzioni sul tavolo, tutte complesse: interventi tecnici interni, negoziazioni bilaterali o soluzioni strutturali di riallocazione dello spettro.

Base probatoria

“In questo quadro, la raccolta sistematica di segnalazioni potrebbe rappresentare un tentativo di costruire una base probatoria solida da utilizzare ncome leva nel confronto con gli altri Paesi e le istituzioni europee“, osserva l’avvocato Cionini.

Il nodo della reciprocità internazionale

Uno dei punti più critici resta quello della reciprocità: “Le interferenze provenienti da Paesi dell’area adriatica e balcanica sono da anni oggetto di segnalazioni; tuttavia, la capacità di intervento è limitata da accordi internazionali e da differenti livelli di enforcement”, sottolinea il legale di Consultmedia.







Mappare con precisione il fenomeno

La nuova iniziativa del MIMIT potrebbe quindi avere una duplice funzione: da un lato, mappare con precisione il fenomeno; dall’altro, rafforzare la posizione italiana nei tavoli tecnici internazionali, dove finora il Paese si è trovato spesso in una posizione difensiva.

Le ipotesi di soluzione: tra rottamazione e riallocazione

Come anticipato da Newslinet, tra le ipotesi in campo vi sarebbe anche quella di un programma di rottamazione volontaria delle frequenze interferenti, sostenuto da risorse pubbliche (si è parlato di circa 20 milioni di euro). “Una soluzione che però presenta molte incognite: il rischio è quello di intervenire solo sugli operatori italiani, senza incidere sulle cause esterne del problema, con effetti distorsivi sul mercato”, avverte Cionini.

Transizione tecnologica

Allo stesso tempo, resta sullo sfondo il tema della transizione tecnologica, con il DAB+ ed i vettori eterogenei IP che potrebbero, nel medio e lungo periodo, ridurre la pressione sullo spettro FM, pur senza offrire una soluzione immediata alle criticità esistenti.





Una nuova fase (ma non ancora una soluzione)

La richiesta inviata dagli Ispettorati Territoriali potrebbe quindi segnare l’avvio di una nuova fase, più orientata alla raccolta dati e alla comprensione reale del fenomeno. Tuttavia, non si tratta ancora di una soluzione: le emittenti restano in attesa di misure concrete che garantiscano parità di trattamento e tutela effettiva rispetto alle interferenze estere.

Mappatura del fenomeno non neutra

“Il punto, tuttavia, è che la mappatura del fenomeno non è neutra: una volta formalizzate e documentate le interferenze subite, il MIMIT non dovrà più limitarsi a interventi interni o a soluzioni tampone. La disponibilità di dati puntuali e certificabili deve trasformarsi in un fattore di pressione politica e regolatoria, sia verso Bruxelles sia nei confronti dei Paesi confinanti, imponendo una scelta di campo tra tutela effettiva degli operatori nazionali ed accettazione di uno squilibrio strutturale dello spettro.

Il costo della normalizzazione del sistema

In questa prospettiva, la vera questione semmai è chi dovrà sostenere il costo della normalizzazione del sistema: se ancora una volta gli operatori italiani, attraverso riduzioni, delocalizzazioni o rottamazioni, oppure se si riuscirà finalmente ad attivare un meccanismo di responsabilità condivisa a livello internazionale.

Evitare soluzioni apparenti

Perché senza un riequilibrio reale delle condizioni di utilizzo dello spettro, ogni intervento tecnico rischia di restare una soluzione apparente, destinata a spostare il problema senza risolverlo”, conclude l’avvocato Cionini. (E.G. per NL)

 

 
 
 

EDILIZIA, CONFERMATE LE SANATORIE DEGLI ABUSI STORICI (PRECEDENTI AL 1967): LA RIFORMA È ALLA CAMERA 16 Marzo 2026 Con il nuovo

Post n°563 pubblicato il 16 Marzo 2026 da laboratoriotv

EDILIZIA, CONFERMATE LE SANATORIE DEGLI ABUSI STORICI (PRECEDENTI AL 1967): LA RIFORMA È ALLA CAMERA

Con il nuovo codice sarà più facile sanare gli immobili realizzati prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della cosiddetta Legge Ponte.

La riforma del Testo Unico dell’edilizia, dopo essere stata bollinata dalla Ragioneria dello Stato e firmata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è approdata in commissione Ambiente alla Camera. Il disegno di legge era rimasto fermo per settimane alla Ragioneria dello Stato, che aveva sollevato una serie di dubbi sulle coperture. Ma dopo i chiarimenti del ministero delle Infrastrutture è arrivato il via libera.

Il disegno di legge chiede di affidare una delega al governo per riscrivere le norme sull’edilizia dando vita a un nuovo codice che innovi le regole del Tue, il Testo unico dell’edilizia, che risale al 2001. Il governo ha un anno di tempo per farlo. Con il codice dovrebbe diventare più facile sanare gli immobili realizzati anche prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della cosiddetta Legge Ponte. La riforma prevede anche che le domande presentate per i condoni del 1985, 1994 e 2003 e mai definite, dovranno essere chiuse entro un termine certo. Viene quindi accelerato l’iter per completare questi tre condoni.

Il ddl delega in commissione sarà abbinato a un testo basato sulle proposte delle deputate Erica Mazzetti (Forza Italia) e Agostina Santillo (Movimento 5 stelle), secondo il Sole 24 Ore. Su quel testo è già stato completato un ciclo di audizioni. «È di oggi un’eccellente novità per tutta l’economia e l’ambiente nazionale e, nello specifico, per la filiera delle costruzioni: è ufficiale la delega al governo per il nuovo testo unico delle costruzioni. Un passo avanti necessario per concretizzare un intervento di riforma atteso, fondamentale, utile al Paese e a una filiera determinante da un punto di vista economico ma anche ambientale-sociale», ha commentato Mazzetti, in occasione dell’avvio dell’iter parlamentare.  «Questo testo – ha aggiunto – intercetta e prende atto delle nuove esigenze della popolazione italiana e costruisce una cornice grazie alla quale è nettamente più facile fare programmazione tecnico-economica e pianificare gli investimenti per il benessere delle attuali e delle future generazioni».

Uno degli aspetti su cui si era soffermata la Ragioneria dello Stato era quello dei costi. «Eventuali oneri extra derivati dai decreti delegati, approvati a valle della legge delega, dovranno essere pagati dai fondi speciali attribuiti dalla manovra 2026 al ministero delle Infrastrutture. Niente nuove coperture, insomma», scrive il Sole 24 Ore.

«I professionisti di area tecnica si sono riuniti a Roma per incontrare Erica Mazzetti (FI) e condividere i principi contenuti sul ddl delega al governo per l’aggiornamento, il riordino ed il coordinamento della disciplina legislativa in materia edilizia»,  si legge in una nota dei vertici dei Consigli nazionali delle varie categorie tecniche. Punto cardine dell’incontro «è stato definire i perimetri degli interventi riconducibili ai diversi titoli edilizi, definire gli interventi e porre l’accento sulla necessità di adottare procedure unificate su tutto il territorio nazionale».

L’obiettivo del testo per i professionisti è «avere una disciplina organica, che riesca a comprendere una progettazione integrata di tutti gli aspetti della materia (dall’edificio all’impianto, passando per la riqualificazione energetica), con all’interno principi fondamentali per il settore delle costruzioni e per chi opera nel settore, affinché questo possa considerarsi uno strumento indispensabile per chi fa progettazione, eliminando la burocrazia e puntando sulla semplificazione delle procedure».

corrieredellasera

 

 
 
 

VIESTE – Il WWF ribadisce il suo “NO” alla Superstrada del Gargano Il Mar 7, 2026 170 Condividi In risposta alle recenti dichi

Post n°561 pubblicato il 07 Marzo 2026 da laboratoriotv

VIESTE – Il WWF ribadisce il suo “NO” alla Superstrada del Gargano
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In risposta alle recenti dichiarazioni del “Comitato Pro Superstrada”, che torna a chiedere a gran voce il completamento del tratto Vieste-Mattinata definendo le tutele ambientali come ostacoli allo sviluppo, il WWF Foggia, ritiene doveroso ristabilire la verità dei fatti.
Il dibattito non può ridursi a una sterile contrapposizione tra “chi vive il territorio” e gli ambientalisti. Il mondo ambientalista non è contro la modernizzazione e comprende i disagi delle comunità locali, ma ribadisce con fermezza che le regole del Parco Nazionale del Gargano non sono “vincoli” burocratici di cui sbarazzarsi, bensì una necessità vitale per la sopravvivenza del territorio e del suo capitale economico.
L’integrità del paesaggio, dei beni culturali, la salute degli ecosistemi e il mantenimento della nostra “wilderness” rappresentano la risorsa turistica ed economica più importante che il Gargano possiede. Il solo fatto che esista un Parco Nazionale è stata la vera salvezza economica del promontorio, ponendo un argine a cementificazioni e lottizzazioni selvagge che avrebbero distrutto la sua attrattiva. Sminuire queste tutele significa mettere sul lastrico l’intera economia locale.
Di fronte alla retorica del Comitato, il WWF Foggia evidenzia i seguenti, inconfutabili dati di fatto:
1. Un progetto illegittimo e frammentato. Il tratto Vieste-Mattinata attraversa la Zona 1 del Parco Nazionale del Gargano, area di massima tutela dove il Decreto Istitutivo (D.P.R. 5 giugno 1995, art. 4) vieta esplicitamente la realizzazione di nuovi tracciati stradali. Costruire una strada in quest’area significherebbe annullare lo scopo stesso per cui il Parco è nato, distruggendo ecosistemi di rilevanza europea (con conseguente procedura d’infrazione comunitaria). Inoltre, il tentativo di ANAS di presentare il progetto “a fette”, separando i lotti per ottenere via libera parziali, è un artificio per eludere la normativa comunitaria e nazionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), come denunciato dalle associazioni ambientaliste. Ha senso cominciare un lavoro costoso sapendo che la legge impedisce di portarlo a termine?
2. Le false promesse su inquinamento e traffico. Il Comitato sostiene che la Superstrada ridurrà inquinamento e traffico. È vero l’esatto contrario. Una viabilità a scorrimento veloce non farà altro che incentivare un turismo “mordi e fuggi”, riversando una quantità enorme di auto private direttamente sulle cittadine costiere come Vieste (che già registra quasi 2 milioni di presenze). L’inquinamento e il congestionamento dei centri urbani (già in crisi) e della fascia costiera aumenteranno drasticamente. Senza contare sui decenni che ci vorranno per realizzare strade, si stima che l’intera opera richiederà realisticamente oltre 30 o 35 anni per essere conclusa (quindi molto probabilmente ci avvicineremo ai 50 anni); viadotti e gallerie, polveri, strade bloccate, deviazioni, inquinamento dei mezzi di cantiere, andranno inevitabilmente a colpire il turismo e la routine quotidiana del Gargano (basta paragonare i tempi e i disagi che hanno provocato le gallerie esistenti).
3. Un impatto ambientale devastante, ammesso dagli stessi progettisti. Non siamo solo noi a lanciare l’allarme: gli stessi elaborati di progetto (Studio di Incidenza) ammettono che l’opera avrà impatti “alti e significativi”. Si prevedono abbattimenti stimati in oltre 30.000 piante, tra cui preziose specie di orchidee, endemismi e alberi monumentali. L’infrastruttura diventerà una “barriera invalicabile” che frammenterà gli habitat, interromperà i corridoi ecologici, inficerà l’idrografia superficiale e sotterranea (a causa delle gallerie) e comporterà un altissimo rischio di investimento per la fauna selvatica (piccoli mammiferi, rettili, anfibi) e di collisione per l’avifauna e i chirotteri.
Le vere soluzioni per uscire dall’isolamento. Nessuno vuole condannare il Gargano all’isolamento, ma investire quasi un miliardo di euro per sventrare il promontorio non è la risposta. Esiste la cosiddetta “Opzione Zero”, che prevede l’adeguamento, la messa in sicurezza e la manutenzione della viabilità esistente (S.P. 53 e vecchia S.S. 89). Le risorse dovrebbero essere impiegate per un Piano Integrato dei Trasporti che valorizzi l’intermodalità (treno, gomma, vie del mare), per il miglioramento del trasporto pubblico locale e, soprattutto, per potenziare i presidi ospedalieri e i servizi socio-sanitari direttamente sul territorio, garantendo il diritto alla salute dei cittadini senza costringerli a viaggiare per chilometri.
Il pendolarismo. Il pendolarismo non si combatte con le strade. Giustificare un’infrastruttura costosissima e dal devastante impatto ambientale con la necessità di raggiungere scuole, lavoro o ospedali lontani (come Manfredonia o San Giovanni Rotondo) è un’ammissione di fallimento. Le grandi strade di cemento non devono e non possono supplire alla mancanza dei servizi territoriali primari che le città garganiche meritano.
Il WWF Foggia continuerà la sua battaglia nelle sedi istituzionali, legali ed europee insieme alle altre associazioni affinché si comprenda che tutelare il Parco Nazionale del Gargano è la precondizione per lo sviluppo reale del territorio, non un freno.
WWF Foggia

 

 
 
 

GLI STUDENTI DEL GARGANO ELABORANO IL “MANIFESTO PER IL FUTURO DEL GARGANO” 7 Marzo 2026 Nei giorni scorsi si è svolto negli is

Post n°560 pubblicato il 07 Marzo 2026 da laboratoriotv

GLI STUDENTI DEL GARGANO ELABORANO IL “MANIFESTO PER IL FUTURO DEL GARGANO”

Nei giorni scorsi si è svolto negli istituti superiori del Gargano il progetto “Giustizia sociale e conversione ecologica: il grido della Terra e la resilienza del Gargano”, un percorso educativo che ha coinvolto centinaia di studenti in una riflessione profonda sul rapporto tra tutela dell’ambiente, giustizia sociale e responsabilità civica.

Il progetto, ideato dal dott. Luigi Russo – naturalista, ambientalista, già direttore di parchi naturali e promotore della Comunità Laudato Si’ “Pervinca” nella Diocesi Gargano Nord – è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di Don Matteo Totaro, docente di Religione Cattolica e viceparroco della Comunità Parrocchiale di Vico del Gargano.

Sono stati coinvolti istituti superiori di quattro comuni del promontorio: Vico del Gargano, Ischitella, Peschici e Vieste. Presso l’Istituto Omnicomprensivo “Libetta” di Peschici e l’Istituto “Mattei-Fazzini-Giuliani” di Vieste è stata determinante la partecipazione della docente di Religione Tiziana Vescera, che ha accompagnato gli studenti nel percorso di approfondimento e nella elaborazione delle proposte.

Attraverso metodologie partecipative  il dott. Russo ha guidato gli studenti alla scoperta del messaggio dell’enciclica Laudato si’, aiutandoli a comprendere come la crisi socio-ambientale che affligge l’umanità non abbia risparmiato il Gargano: un territorio di straordinaria ricchezza naturale, riconosciuto a livello UNESCO e protetto dal Parco Nazionale, ma esposto a pressioni crescenti, spesso frutto di attività illecite. I ragazzi hanno compreso che il loro futuro è in gioco, ma anche che proprio loro, con le loro idee e il loro impegno, hanno la capacità e la responsabilità di contribuire a invertire la rotta.

Le proposte concrete emerse durante gli incontri confluiranno nel “Manifesto per il Futuro del Gargano”, che sarà presentato pubblicamente dagli studenti nel convegno del 10 marzo 2026, presso il Cinema Paris di Vico del Gargano, alla presenza dei Sindaci, dei Dirigenti Scolastici, delle principali istituzioni del territorio e del Commissario del Parco Nazionale del Gargano, Avv. Raffaele Di Mauro, e di S.E.R. Mons. Franco Moscone, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di partecipazione attiva per i giovani del Gargano, chiamati non solo a riflettere sul futuro del proprio territorio, ma a farsi protagonisti di un patto concreto tra le nuove generazioni e le istituzioni per la sua tutela e rigenerazione.

tiziana vescera

 

 
 
 
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