Creato da lasaggia_infelice il 05/09/2008
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...citando...

Post n°73 pubblicato il 14 Novembre 2008 da lasaggia_infelice

Non so se in queste mie pagine virtuali io abbia mai riportato la mia passione per la lettura...Prediligo maggiormente gli autobiografici, ma non disprezzo gialli e romanzi.

E oggi, voglio riportare un pezzo del mio amatissimo libro, libro legato a innumerevoli ricordi, libro che mi ha presa talmente tanto che mi è sembrato di vivere in prima persona ciò che in realtà leggevo unicamente...

Lo Zahir...di Coelho... meraviglioso, lo consiglio vivamente...Una storia d'amore travagliata, carriere lavorative poste in primis, viaggi...per niente noioso e per niente scontato...

Io ve ne cito un pezzetto..chissà che la Vs curiosità nn cresca !

"...Allora sono andata da un nomade che avevo conosciuto tempo prima, gli ho chiesto di insegnarmi a dimenticare la mia storia personale, ad aprirmi all'amore che è presente in ogni luogo. Con lui, ho cominciato ad apprendere la tradizione del Tengri. Un giorno, guardandomi intorno, ho visto quell'amore riflesso in un paio d'occhi: nello sguardo di un pittore di nome Dos.
Ero molto addolorata: non potevo credere che fosse possibile amare di nuovo. Lui non mi ha detto molte cose: mi ha solo aiutato a perfezionare il russo, e mi ha raccontato che nella steppa usano sempre la parola "azzurro" per designare il cielo, anche quando è grigio - perchè sanno che al di sopra delle nuvole è sempre di quel colore. Mi ha preso per mano, e mi ha aiutato ad attraversare queste nuvole. Mi ha insegnato ad amare me stessa, prima che ad amare lui. Mi ha rivelato che il mio cuore doveva servire me e Dio, e non essere assoggettato alle necessità degli altri.
Mi ha detto che il mio passato mi avrebbe accompagnato per sempre: tuttavia, quanto più fossi riuscita a liberermi dei fatti e a concentrarmi solo sulle emozioni, tanto più avrei capito che nel presente esiste sempre uno spazio grande come la steppa, che dev'essere colmato con atro amore e altra gioia di vivere.
Infine mi ha spiegato che la sofferenza nasce quando ci aspettiamo che gli altri ci amino nel modo che immaginiamo, e non nella maniera in cui l'amore deve manifestarsi - libero, incontrollato,pronto a guidarci con la sua forza e a impedirci di fermarci..."

 
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