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“…LE FAREMO SAPERE..”

Post n°53 pubblicato il 27 Marzo 2006 da fonderiaromana
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Che bello rituffarsi nei colloqui di lavoro dopo un anno e mezzo, riscoprire quel microcosmo di personaggi e di test, di strette di mano, di curriculum.

Ritrovarsi ad indossare il vestito della laurea e a girovagare per sale di riunioni di società di ingegneria della capitale.

Il colloquio di lavoro medio per un ingegnere chimico nelle 5/6 società che popolano Roma Sud (ovvero naturalmente l’emisfero opposto alla mia abitazione) è un momento imperdibile, che racchiude alcune situazioni realmente affascinanti:

  • LA PREPARAZIONE: è la prima fase, il momento in cui si ripesca dal baule del rifugio antiatomico il completo stra-mega elegante utilizzato l’ultima volta per la discussione della tesi accostandolo con qualche nuova cravatta (solitamente regalo post-lauream) e si cerca di indossarlo, nonostante le 5 taglie in più prese dall’inizio del lavoro, momento nel quale per questioni di orario, stanchezza, lontananza, pigrizia si abbandonano di botto tutte le attività fisiche. Per i più ligi ( e non è il mio caso ) si dà uno sguardo più o meno approfondito ai vari testi universitari che si trovano nell’angolo più remoto della biblioteca sepolti da uno strato di polvere che fa invidia ai sarcofagi egizi e si cerca di risvegliare qualche reminiscenza delle nozioni imparate in minimo 7/8 anni di studio. In ultimo, si provvede ad una stampa di quel documento fondamentale per il colloquio: il CURRICULUM. Il curriculum è quel documento che, nei giorni immediatamente seguenti la laurea, è composto di una tristissima paginetta con voto di laurea e fantomatiche conoscenze informatiche e linguistiche, ma che dopo una, e dico una, esperienza lavorativa è composto da 3 tomi rilegati in cui lo scaltro giovane lavoratore inserisce mansioni al limite del fantascientifico pompate fino all’inverosimile.
  • L’ARRIVO: l’arrivo in sede avviene mediamente con 6/7 ore di anticipo, nonostante le società di progettazione di ingegneria si trovino praticamente tutte al medesimo palazzo, il giusto tempo necessario per far perdere l’effetto nell’ordine di : doccia, rasatura, incremaggi e deodoraggi vari grazie ad una abbondante sudata nervosa. Nonostante questo però il rischio dell’arrivo in ritardo è dietro l’angolo perché entrare in una società di ingegneria di media grandezza è più complesso che organizzare un attentato al pentagono: si deve superare una serie di controlli e tornelli di sicurezza infiniti e, mediamente, l’ufficio della persona con cui si dovrà effettuare il colloquio si trova nella palazzina Z, trentanovesimo piano, interno 1964.
  • IL COLLOQUIO TECNICO: Dopo aver abbandonato il tuo documento identità con la foto di adolescente capellone e sovversivo col cappuccio black block al pubblico ludibrio delle guardie giurate all’ingresso, e dopo aver percorso 15/16 km a piedi (tanto che dalla finestra della sala dove attendi il tuo “esaminatore” vedi la tua camera da letto), eccoti finalmente nelle grinfie dell’ing. di turno. Tale ingegnere nella migliore delle ipotesi è il primo classificato del concorso aziendale “infami e pignoli 2006” e nelle ¾ ore in cui ti terrà in pugno, ti sottopone una serie di casi lavorativi assolutamente assurdi e paradossali con la speranza di farsi dire anche quelle formuline che sul libro dell’esame del secondo anno si trovano tra le note a piè di pagina. Il piacere per queste ore di colloquio è immenso, pensare di aver fatto 28 esami, una tesi, un esame di stato e continuare ad essere interrogato su circuiti idraulici con olio bollente, treni con vapori di ammoniaca che fuoriescono e distruggono interi villaggi, bombardamenti su impianti petroliferi, che ha fatto il tuo esaminatore venerdì sera, chi è l’ultimo fidanzato di Martina Stella, qual è il contenuto dell’enciclica di Pio II ecc ecc Il tutto naturalmente infarcito di risatine e commenti del calibro “ ma scusi lei si è appena laureato e non conosce il diagramma di Frnghwrzosky e la formula di Gauss-Runge-Einstein-Frutz-Kutta-Cartesio-Planck-Tovalieri-Hirohito-Hilton?” oppure “Ma lei dove lo metterebbe questo controllo di Pressione?” e qui tralascio le prime ipotesi che sorgono nella testa dell’innocente ingegnere…”Ma veramente lo metterebbe lì il controllo di Pressione? (Si giuro proprio lì e lo affonderei bene bene!!!) “Ma non si possono fare certi errori a questi livelli!!!” (No infatti per evitare errori saldiamo pure così non fuoriesce!!!). Dopo circa 3 ore di domande, allo stremo delle forze, finalmente giunge il tanto agognato “le faremo sapere” che spegne l’incendio del tuo cervello ormai in fiamme. Ma non prima del….
  • IL COLLOQUIO PSICO ATTITUDINALE: la ciliegina sulla torta, una simpatica chiacchierata su te stesso e sui c..zi tuoi con un allegro psicologo. Mediamente il colloquio psico-attitudinale inizia con 3 ore di ritardo, presumo per mettere alla prova i nervi del malcapitato ingegnere. La figura dell’allegro psicologo, va dall’anziano attempato freudiano, fino al pischello laureato da una settimana che ti fissa negli occhi tutto il colloquio e scrive su un blocco non appena proferisci parola. Di fronte alla raffica di domande cui viene sottoposto, nella testa del nostro amico in cerca di impiego sorgono terribili dubbi su quale sia l’atteggiamento da seguire per fare colpo: potrei fare il piacione, accaparrarmi le simpatie del caro psicologo: “Beh il mio peggior difetto è che sono troppo puntuale e lavoro troppo, se i miei colleghi mi descrivessero direbbero che sono molto aperto e disponibile ma anche pignolo ed esigente, quindi lavoro molto bene in team ma anche da solo. Il posto che mi proponete è sempre stato il mio sogno di bambino e non vedo l’ora di cominciare” oppure potrei essere me stesso e dire come sono in realtà : “sono disordinato, testardo e odio i leccaculo, ho tanti interessi oltre il lavoro ed il mio sogno è fare il musicista” (seeeeee e quando m’assumono!!! Il ritratto del perfetto non ingegnere). Uscire vivo da questa introspezione stile visita del militare dà grandi soddisfazioni ma lascia un vuoto incommensurabile: “ma sarò andato bene o male?????”

L’unica cosa che so è che mi faranno sapere……

 
 
 
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