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La principessa triste

Post n°559 pubblicato il 29 Agosto 2011 da odette.teresa1958

Non si può immaginare dove arriva alta la luce del Signore! In essa vivono ricchi e poveri, e tutti comodamente, e tutti loro premia e provvede il Signore. Vivono i ricchi sfarzosi e festeggiano, vivono i poveracci e faticano, a ciascuno la sua sorte!

Nei palazzi reali, nelle lussuose stanze principesche, in un'alta torre viveva la principessa-triste. Come le si offriva bella la vita, con quanta libertà e lusso! Aveva tutto, proprio tutto ciò che si può desiderare, ma non sorrideva mai, non si divertiva mai e letteralmente niente riusciva a rallegrarle il cuore. Lo Zar suo padre con grande amarezza vedeva la figlia sempre triste. Così aprì il suo palazzo a tutti coloro che volevano essere suoi ospiti : "Che tutti tentino di rallegrare mia figlia! Chi ci riuscirà l'avrà in moglie!" Non appena disse queste parole, come si affollò la popolazione alle porte reali! Venivano da tutte le parti, principi e marchesi, nobili e boiari, ufficiali e plebei; cominciarono banchetti, scorreva il miele, tuttavia la principessa non rideva.

In un'altra parte viveva nel suo cantuccio un onesto bracciante; al mattino puliva il cortile, la sera pascolava il bestiame, in un lavoro continuo e senza fine. Il suo padrone era un uomo ricco e giusto, e non lo frodava sulla paga. Non appena iniziò l'anno, gli mise un sacchetto di denaro sulla tavola: "Prendine quanto vuoi!" gli disse. Poi andò alla porta e uscì. Il contadino si avvicinò al tavolo e pensò: ' È peccato davanti a Dio, prendere più di quello che si è meritato col lavoro. ' Così prese soltanto una piccola moneta, la strinse in mano e gli venne desiderio di bere un pò d'acqua, si chinò sul pozzo, ma il soldino gli scivolò e s'inabissò sul fondo. Rimase così senza sua colpa un contadino povero. Un altro al suo posto si sarebbe messo a piangere, affliggendosi e per la stizza avrebbe incrociato le braccia e non avrebbe più voluto saperne di lavorare, ma lui no. "Ogni cosa è mandata da Dio" disse, "il Signore sa a chi dare e a chi no: a chi ricoprire d'oro e a chi togliere anche l'ultimo soldino. Evidentemente, io mi sono mal adoperato, ho lavorato poco, adesso sarò più volenteroso!" E di nuovo si mise al lavoro e in ogni cosa aveva il fuoco nelle mani!

Passò un altro anno ed il padrone gli mise un sacchetto di denaro sul tavolo: "Prendine quanto ne vuoi!" disse, si avvicinò all'uscio e se ne andò. Il contadino di nuovo pensò, per non dispiacere il Signore, di non prendere più di quello che si era meritato col suo lavoro; prese una piccola moneta, andò a bere e casualmente gli sfuggì dalla mano: il soldino cadde nuovamente nel pozzo. Egli si mise al lavoro con ancor più accanimento: la notte dormiva pochissimo, il giorno quasi non mangiava. Ma guarda: mentre il suo pane si faceva duro e rinsecchito, per il suo padrone tutto era fatto al meglio; mentre il maiale altrui piegava le zampe, il suo scalciava per la strada; i buoi dei vicini si trascinavano sotto il giogo, mentre i suoi a stento si trattenevano con le redini! Il padrone si chiese a chi esprimere gratitudine, a chi dire grazie. Terminò la stagione e passò il terzo anno, egli mise un gran mucchio di soldi sul tavolo e disse: "Prendi, mio fedele servitore, quanto desideri: tuo è stato il lavoro e tuoi sono i soldi!" E uscì. Il contadino prese nuovamente una piccola moneta, andò al pozzo per prendere l'acqua e - guarda! - l'ultima moneta del suo lavoro e le prime due vennero a galla: le raccolse e immaginò che Dio l'aveva voluto premiare per il suo lavoro. Si rallegrò e pensò ' È tempo per me di cambiare vita, di conoscere altre persone '. Ci pensò su e cominciò a camminare là dove lo portavano le gambe.

Passò per un campo e vide un topo che correva: "Salute, caro compare!" disse il topo "Dammi una moneta, io stesso ti sarò utile!" Il contadino gli diede la moneta. Passò poi per un bosco e gli venne accanto uno scarabeo. "Salute, caro compare!" disse lo scarabeo "Dammi una moneta, vedrai che ti sarò utile" Diede anche a lui una moneta. Attraversò poi a nuoto un fiume e si imbatté in un pesce-siluro. "Dammi una moneta" disse il pesce "vedrai che ti sarò utile!" Anche a lui non disse di no e gli diede la sua ultima moneta.

Arrivò così in città; quanta gente e che palazzi! Si guardò intorno, si girò da tutte le parti, ma non sapeva dove andare. Davanti a lui ci sono i palazzi dello Zar, adornati d'oro e d'argento, e la principessa-triste siede alla finestra e guarda verso di lui. Che fare? Gli si annebbiarono gli occhi e gli venne un sonno improvviso e cadde lungo lungo nel fango. All'improvviso, non si sa da dove, arrivarono il pesce-siluro con una pertica, lo scarabeo ed il topolino. E subito si prendono cura del contadino: il topolino prende il vestito, lo scarabeo pulisce gli stivali ed il pesce-siluro allontana le mosche. e vedendo tutte queste manovre anche la principessa-triste si mise a ridere. "Chi è che è riuscito a rallegrare mia figlia?" chiese lo Zar. E subito si sente un coro: "Io, io" dicono tutti. "Eh no!" disse la principessa-triste: "È stato lui!" ed indicò il contadino. Immediatamente lo portarono dentro il palazzo ed il contadino, di fronte allo Zar, divenne subito un bellissimo giovine. Lo Zar mantenne la sua parola: quello che si promette si deve mantenere!

Io mi chiedo: non è che il contadino nel sonno si è sognato tutto? Dicono di no, che questa è la pura verità, e bisogna crederci.

 
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